Prendendo spunto dal comunicato della quinta sessione plenaria del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), CGTN ha pubblicato un articolo in cui sottolinea come il PCC abbia tracciato la rotta verso un’autogestione del Partito completa e rigorosa.
PECHINO, Nov. 01, 2026 (GLOBE NEWSWIRE) — Qualcuno potrebbe domandarsi se abbia davvero importanza che un pubblico ufficiale accetti o meno un invito a cena. La risposta è nei numeri.
Secondo le principali autorità anticorruzione cinesi, i casi relativi all’accettazione di pasti e bevande offerti hanno rappresentato il 18,2% di tutte le violazioni legate all’edonismo e alla stravaganza su cui sono state condotte indagine nel mese di settembre.
Dietro una semplice cena si celano il senso della disciplina di un funzionario, la sua concezione del potere e il suo approccio alla condotta. Affrontare questi dettagli, apparentemente secondari, è quindi fondamentale per garantire un’autogestione completa e rigorosa del Partito in Cina, assicurando il mantenimento dell’integrità a ogni livello.
Il modo in cui il Partito Comunista Cinese (PCC) combatte la corruzione è uno degli argomenti che ha suscitato maggiore interesse tra i partecipanti all’iniziativa “Ask China” di CGTN.
Il 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) ha tenuto la sua quinta sessione plenaria da lunedì a giovedì a Pechino, adottando una risoluzione sul proseguimento di un’autogestione completa e rigorosa del Partito, che ha inoltre sottolineato l’importanza della lotta alla corruzione.
Combattere la corruzione per tutelare gli interessi pubblici
La lotta alla corruzione non consiste semplicemente nel punire i funzionari che violano le regole. Si tratta anche di rafforzare la capacità di governo del Partito e di garantire che il potere pubblico sia al servizio degli interessi del popolo.
Secondo un comunicato della sessione diffuso giovedì, l’impegno volto a promuovere una governance completa e rigorosa del Partito nella nuova era ha aperto nuove strade nell’autoriforma di questo Partito centenario, portando a risultati e trasformazioni storici nella causa del Partito e del Paese.
Zhang Fuhai, vice segretario della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare del Partito comunista cinese (PCC), ha affermato che il PCC ha delineato quattro aree prioritarie per perseguire con determinazione un percorso tipicamente cinese nella lotta alla corruzione, nel corso di una conferenza stampa sui principi guida emersi dalla quinta sessione plenaria del 20° Comitato centrale del PCC.
Tra questi, Zhang ha sottolineato la necessità di intensificare le iniziative anticorruzione nei settori in cui si concentra il potere e sono in gioco ingenti somme di denaro e risorse, focalizzandosi in particolare sui casi che coinvolgono interessi politici ed economici intrecciati, la collusione tra funzionari e imprese e l’infiltrazione del capitale negli ambienti politici.
Zhang ha inoltre affermato che verrà prestata maggiore attenzione all’individuazione di nuove e nascoste forme di corruzione, e i casi di cattiva condotta e corruzione che interessano gente comune saranno affrontati con regolarità.
Le cifre testimoniano la portata della campagna. Secondo Zhang, dal 18° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese del 2012, gli organi di ispezione disciplinare e di vigilanza di tutto il Paese hanno avviato 8,105 milioni di procedimenti e sanzionato 7,922 milioni di persone.
Le sanzioni, tuttavia, costituiscono solo una parte del meccanismo. L’approccio della Cina mira inoltre ad affrontare le cause istituzionali e ideologiche della corruzione.
Xie Maosong, ricercatore senior presso l’Istituto Nazionale di Studi Strategici dell’Università di Tsinghua, ha affermato che il Partito Comunista Cinese (PCC) considera la corruzione una grave minaccia alle fondamenta del proprio governo e che, pertanto, combatterla è un compito a lungo termine che richiede determinazione e misure di sicurezza istituzionali.
“Un principio fondamentale di questo approccio consiste nell’affrontare la corruzione attraverso tre misure interconnesse: far sì che i funzionari abbiano paura di commettere atti di corruzione, rendere loro impossibile farlo e invitarli alla riluttanza di simili comportamenti”, ha affermato Xie.
Nello specifico, il primo si basa su un’applicazione rigorosa della legge e su una deterrenza credibile, il secondo si concentra sul miglioramento delle istituzioni, sul rafforzamento della vigilanza e sull’introduzione di controlli sull’esercizio del potere, mentre il terzo pone l’accento sull’educazione, sulla consapevolezza etica e su un maggiore impegno nel servizio pubblico, ha aggiunto Xie.
Trasformare i punti di forza dell’organizzazione in una governance efficace
Con la Cina nel pieno del suo 15° Piano quinquennale (2026-2030), la questione di come tradurre i punti di forza organizzativa del Partito Comunista Cinese in una governance efficace e in una spinta allo sviluppo ha assunto un’importanza ancora maggiore.
“Il Partito Comunista Cinese (PCC) conta oltre 100 milioni di membri e più di 5,4 milioni di organizzazioni di base del partito, il che gli conferisce un vantaggio enorme, incomparabile a qualsiasi altro partito politico al mondo”, ha affermato Huang Jianfa, vicecapo del Dipartimento Organizzativo del Comitato Centrale del PCC.
Ma le dimensioni di un’organizzazione, di per sé, non garantiscono una governance efficace. La chiave sta nel modo in cui i suoi membri vengono selezionati, gestiti, formati e chiamati a rispondere delle proprie azioni.
Secondo il comunicato, un’autogestione completa e rigorosa del Partito richiede una gestione altrettanto rigorosa dei funzionari. Esige la formazione di una forza lavoro di alto livello, caratterizzata da un solido impegno politico, competenza professionale, metodi di lavoro corretti e una rigorosa disciplina.
Huang ha delineato cinque priorità per il rafforzamento della gestione dei quadri, che vanno dal rispetto dei criteri corretti per la selezione e la nomina dei funzionari al potenziamento della loro capacità di prendere l’iniziativa e ottenere risultati.
Queste priorità riflettono la consapevolezza, sempre più diffusa, che gli obiettivi di sviluppo della Cina richiedano non solo politiche valide, ma anche funzionari in grado di attuarle in modo efficace.
Xia Lu, esperto di costruzione del Partito presso l’Università Renmin della Cina, ha affermato: “La qualità del partito al potere influenza direttamente la capacità di un Paese di realizzare la modernizzazione, creando una chiara sequenza causale: l’autogoverno del Partito porta a una governance efficace, che a sua volta favorisce lo sviluppo, apre la strada alla modernizzazione e, in ultima analisi, porta al rinnovamento nazionale”.
Xia ha inoltre affermato che lo sviluppo a lungo termine di un Paese richiede continuità organizzativa, poiché le infrastrutture, l’industrializzazione, l’istruzione, l’aggiornamento tecnologico e la lotta alla povertà dipendono spesso da politiche che si protraggono per decenni, piuttosto che per la durata di un singolo mandato.
Ha inoltre aggiunto che, pertanto, la selezione e la valutazione dei funzionari rivestono un’importanza enorme, dato che lo sviluppo dipende da una burocrazia in grado di apprendere, attuare e adattarsi, e non semplicemente di seguire le procedure.
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