Bitozzi (Lilly): “Informarsi è un dovere, scegliere fonti affidabili e uscire dalla propria bolla”

lunedì, 2 Novembre 2026
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(Adnkronos) – “Il primo strumento è sicuramente la consapevolezza: quella di non demandare a qualcun altro, o a uno strumento, il compito di tenerci informati sul mondo della salute. Oggi la salute non può essere qualcosa su cui scegliamo se essere informati o no: informarsi sui temi di salute pubblica è un dovere, perché ci riguardano tutti, perché in Italia, fortunatamente, possiamo ancora parlare di salute pubblica e perché l’evoluzione dei nostri giorni ci metterà di fronte a tantissime sfide, anche come cittadini e come persone che potrebbero aver bisogno di una cura”. Così Benedetta Bitozzi, Communication, Advocacy& Plicy, Lilly Italia, intervenuta alla seconda edizione dell’Health Journalism Forum, in corso all’ospedale Cardarelli di Napoli. “Saper selezionare bene le fonti e i canali da cui ci si informa – ha spiegato – è ormai sicuramente un dovere per tantissimi temi, penso ad esempio alla politica, quindi non solo in ambito salute. Il consiglio che posso dare, sia a chi si informa soprattutto attraverso i social sia a chi è solito farlo attraverso la Tv o le testate, è quello di scegliere i canali prioritari e magari di essere anche aperti a uscire dalla propria bolla informativa, informandosi da più canali e cercando di conoscere punti di vista diversi prima di farsi una propria idea”. 

Quanto al ruolo delle imprese nell’offrire ai giovani, anche attraverso i social, una cultura e una comunicazione della prevenzione, “il nostro dovere come azienda farmaceutica – ha sottolineato – è sicuramente quello di cercare di produrre informazioni attendibili e referenziate, che tengano conto di ciò che oggi le persone, i caregiver, ma anche i pazienti, cercano quando si informano online, in Tv o attraverso le testate. Come team di comunicazione, ad esempio, ci stiamo strutturando sempre di più per avere competenze specifiche per parlare sui social, su una testata cartacea o in Tv”. 

“Ogni canale ha i propri linguaggi di comunicazione, i propri codici, i propri registri – ha aggiunto – Per arrivare ai giovani, ad esempio, oggi si utilizzano moltissimo i social, ma il tempo di attenzione è molto ridotto. Servono quindi contenuti che non siano riadattati da altri canali, ma pensati ‘social first’. Questo è uno dei nostri impegni, insieme ovviamente alla creatività, perché parlare di salute non vuol dire non poter essere creativi”, ha concluso. 

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