Midterm Usa, la notte dei democratici: festa, cori e promesse dopo la conquista di Camera e Senato

mercoledì, 4 Novembre 2026
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Da Washington a Detroit, da Austin ad Atlanta: come hanno festeggiato i democratici e che cosa hanno detto i vincitori

«America is back!». È il grido con cui Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera, ha celebrato la vittoria davanti ai suoi nell’AC Hotel di Washington, nel quartiere Navy Yard, mentre la sala esplodeva in cori per lui. Così i democratici hanno festeggiato il successo alle elezioni di metà mandato.

Al Senato i democratici hanno strappato sette seggi ai repubblicani, in Ohio, Iowa, South Carolina, Maine, North Carolina, Kansas e Texas, e hanno tenuto il Michigan. Alla Camera, secondo le stime della Nbc, potrebbero arrivare tra i 255 e i 258 seggi su 435, ben oltre i 218 necessari per la maggioranza. In più hanno conquistato quattro governatorati in Stati che Trump aveva vinto nel 2024. Dal Dopoguerra era successo solo altre quattro volte che un partito prendesse entrambe le camere a metà mand

A Washington la festa dei democratici

La scena simbolo è quella dell’AC Hotel, nel quartiere Navy Yard, dove i democratici hanno seguito lo spoglio. Quando la CNN ha assegnato loro la Camera, poco dopo le 22, la sala è esplosa in cori: «Jeffries! Jeffries! Jeffries!». Hakeem Jeffries, in corsa per diventare il primo presidente della Camera nero della storia, ha parlato di «una grande rimonta americana» («Today begins the great American comeback») e ha definito il voto un’elezione del cambiamento. Ha promesso di abbassare il costo della vita, ampliare l’accesso alle cure e chiedere conto all’amministrazione Trump, sostenendo che ricchi e potenti hanno provato a comprarsi il risultato senza riuscirci. Su X ha scritto: «Victory for America!», dopo aver detto in serata che gli estremisti Maga sono in fuga da una costa all’altra. Il gruppo dei deputati democratici ha scelto tre parole: «Let’s get to work».

Chuck Schumer ha rivendicato la conquista del Senato «contro ogni pronostico» e l’ha definita un «ridisegno generazionale» della mappa del Senato. Bernie Sanders ha scritto che i democratici controlleranno ora entrambe le camere e potranno tenere Trump sotto controllo, invitando il partito a battersi con decisione per le famiglie dei lavoratori.

Le voci dei nuovi senatori

Michigan: Abdul El-Sayed. L’ex funzionario della sanità pubblica ha sconfitto il repubblicano ed ex deputato Mike Rogers, secondo le proiezioni della CNN: una vittoria che premia l’ala progressista del partito e lascia ai democratici il seggio di Gary Peters. A 42 anni, con le magliette con scollo a V e l’orologio subacqueo, è lontano dall’immagine del politico tradizionale. Il suo percorso non è stato semplice: dopo le aspre primarie di agosto, vinte per meno di un punto sulla moderata Haley Stevens, ha faticato a ricompattare il partito, e domenica la Stevens ha creato scompiglio annunciando il proprio sostegno a Rogers in una chiesa di Detroit. Il gesto ha scatenato l’ira dei vertici democratici (Schumer lo ha definito un tradimento) e ha spinto il partito a stringersi attorno a lui.

Salito sul palco a Detroit nelle prime ore di mercoledì, El-Sayed ha dichiarato: «Ce l’abbiamo fatta. Sono davvero orgoglioso e onorato di trovarmi qui come vostro senatore eletto». Poi ha rovesciato la formula d’uso: «Anziché dire ‘Inshallah’, ‘Come piace a Dio’, stasera dobbiamo dire ‘Alhamdulillah’, ‘Grazie a Dio’». E ha attaccato gli avversari: «Anziché cercare di unirci per affrontare la crisi dei prezzi della benzina e dei generi alimentari, hanno deciso di dividerci. All’inizio hanno puntato sul mio nome e sulla mia fede, come a dire: è un po’ diverso. Quando non ha funzionato, hanno cercato di farmi passare per colpevole per le mie frequentazioni. E quando neanche questo ha funzionato, si sono buttati a capofitto in una delle campagne più brutte che abbiamo visto nella nostra vita». Al giuramento, previsto a gennaio, diventerà il primo senatore musulmano della storia americana.

Georgia: Jon Ossoff. Riconfermato al Senato, ha parlato davanti alla folla di Atlanta attaccando il presidente: «Con vittorie schiaccianti e decisive, il popolo americano ha respinto la depravazione, la corruzione e l’incompetenza dell’anatra zoppa Donald J. Trump». E ha aggiunto: «Che i risultati di stasera vi diano il coraggio di credere che le prime luci dell’alba si profilano all’orizzonte».

New Hampshire: Chris Pappas. A Concord ha festeggiato battendo il repubblicano John E. Sununu ed è il primo uomo dichiaratamente gay eletto al Senato (la prima persona apertamente gay era stata Tammy Baldwin nel 2012). «Nonostante tutti gli attacchi negativi e le menzogne», ha detto, «è bello sapere che l’amore e la verità prevalgono stasera».

Texas: James Talarico. Il 36enne ex insegnante e seminarista presbiteriano ha battuto Ken Paxton ed è il primo democratico a conquistare un seggio al Senato in Texas dopo 38 anni. I suoi sostenitori sono scesi in strada a festeggiare ad Austin, e lui ha celebrato la vittoria in una catena di hamburger.

Iowa: Josh Turek. Due volte oro paralimpico nel basket in carrozzina, ha avuto la meglio sulla deputata Ashley Hinson: è la prima vittoria democratica in una corsa al Senato nello Stato dal 2008. «Iowa, ce l’abbiamo fatta», ha detto ai sostenitori a Des Moines.

Kansas e Maine. Adam Hamilton, pastore metodista, ha sconfitto il senatore uscente Roger Marshall ed è il primo democratico a vincere un seggio al Senato in Kansas dal 1932. Nel Maine il progressista Troy Jackson ha battuto Susan Collins, ponendo fine a quasi trent’anni di dominio della senatrice repubblicana nello Stato.

I governatori che fanno la storia

In Georgia Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, ha battuto il repubblicano Rick Jackson ed è la prima donna nera eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti. Nel suo discorso di vittoria ha detto di poggiare su «spalle d’acciaio». In Texas Gina Hinojosa ha sconfitto Greg Abbott: è la prima governatrice di origine latina dello Stato e la prima democratica eletta alla carica dal 1990. In Wisconsin David Crowley, dopo aver battuto Tom Tiffany, è il primo governatore nero dello Stato. Andy Beshear, presidente dell’associazione dei governatori democratici, ha parlato di una nuova era per la leadership del partito negli Stati.

Obama e Harris

Barack Obama ha letto il voto come un messaggio chiaro: «Stasera il popolo americano ha inviato un messaggio chiaro: desidera una politica che unisca le persone anziché dividerle, e leader capaci di offrire soluzioni concrete alle sfide che devono affrontare», ha scritto su X. «Questi risultati sono stati possibili solo grazie a candidati eccezionali che si sono fatti avanti in ogni regione del Paese, comprese aree in cui, in passato, le possibilità di successo sembravano remote. Pur provenendo da contesti diversi e rappresentando una varietà di prospettive politiche, questi candidati erano accomunati da valori condivisi, dalla fede nel servizio pubblico e dall’impegno a mettere al primo posto i cittadini dei propri distretti e Stati». Kamala Harris ha scelto l’ironia: sui social ha pubblicato una breve clip in cui dice soltanto «Alleluia».

 

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