Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, non ha deluso le aspettative, offrendo una disamina tagliente e a tutto campo sull’attualità politica: dal futuro incerto del Generale Roberto Vannacci, fino alle strette della manovra economica del governo Meloni, per concludere con un’analisi sulle elezioni americane e il posizionamento internazionale dell’Italia. L’intervista rilasciata a Lo Speciale.
Cateno De Luca festeggia L’implosione del “sistema Vannacci”
L’intervista si apre con una stoccata frontale al Generale Roberto Vannacci. Con la consueta ironia provocatoria, De Luca descrive i risultati di una vera e propria “seduta spiritica” politica, culminata in una vignetta satirica che ne riassume l’esito: “Vannacci è messo in ginocchio col cappello in mano che prega la Meloni di farla entrare nel centrodestra”.
Secondo il leader di Sud chiama Nord, il progetto politico del Generale sta affrontando una crisi irreversibile, causata dalla fuga di chi sperava in un posizionamento governativo. “Le truppe più importanti, mi permetto di dire anche qualificate, che hanno seguito Vannacci inizialmente perché pensavano di riposizionarsi sempre nell’ambito del centrodestra, ormai hanno capito che questo non sarà possibile”, ha spiegato De Luca. La conclusione è netta: “C’è un’implosione all’interno del sistema Vannacci, che è frutto oggi di un elemento fondamentale: Vannacci non entrerà nel centrodestra”.
La manovra economica: tra “buffi” del passato e caro energia
Spostando il focus sull’attualità governativa e sui presunti cortocircuiti interni alla maggioranza (come i ministri leghisti all’oscuro dei tagli alla scuola), De Luca offre una lettura pragmatica e rifiuta le polemiche di facciata: “Gli atteggiamenti che possono riguardare posizioni che nelle favole si definivano ‘le belle addormentate nel bosco’ non servono”.
La manovra, ammette il leader di Sud chiama Nord, è inevitabilmente “molto stretta”, ma va giudicata considerando le emergenze e un’eredità pesante. “Scontiamo quelli che sono i buffi del precedente governo sul superbonus 110 e sul reddito di cittadinanza, che condivido nel merito ma non nel metodo”, ha affermato, ricordando anche i costi energetici “aumentati di oltre il 50%” e i rincari sui carburanti “che hanno messo in ginocchio il sistema”.
Sui contestati tagli all’istruzione, De Luca mantiene un approccio pragmatico: andrà verificato se il taglio “è giustificato anche da un andamento che vede una riduzione delle classi e quindi anche una revisione della spesa”. In ogni caso, ricorda, “come tutte le leggi di stabilità, da una proposta si troverà poi magari un aggiustamento nelle commissioni o nel Parlamento”.
Meloni, Trump e la fedeltà atlantica
L’ultima parte dell’intervista tocca la politica estera. Rispondendo a chi vede nel risultato delle elezioni americane di midterm una bocciatura per la premier (storicamente vicina all’area trumpiana), De Luca fa da scudo a Giorgia Meloni, ridimensionando la questione: “Non mi pare che sia una novità che l’Italia sia alleata con l’America, quindi la Meloni non ha fatto niente di nuovo se non mantenere quella che è la nostra tradizione, la nostra posizione nell’ambito della NATO e dei buoni rapporti con l’America. Questo chiariamolo”.
Il voto americano, tuttavia, viene letto da De Luca come un avvertimento inequivocabile contro le politiche di Donald Trump. “Le elezioni in America sono un segnale chiaro nei confronti di Trump, dove possibilmente negli scenari di guerra si utilizzerebbe la leva economica e i dazi, e quindi che colpiscono anche la tua comunità”.
Secondo De Luca, gli elettori hanno reagito alle difficoltà economiche, producendo “uno spostamento massiccio, un segnale chiaro a Trump, del quale naturalmente ne dovrà tenere conto”.aggravare le difficoltà economiche dei cittadini. Uno spostamento massiccio di cui, avverte De Luca, il presidente USA dovrà necessariamente tenere conto.



