Ospite al festival dello Sport di Trento l'ex difensore parla di calcio e della sua lotta contro le discriminazioni TRENTO (ITALPRESS) – "Pelè è stato un grandissimo giocatore. Non riesco a capire una cosa però. Lui poteva accelerare il tempo e cambiare la visione della gente sulle persone nere. Poteva fare di più contro il razzismo e questo mi dà un po' fastidio. Quando sei più di un giocatore importante, devi aprire gli occhi alle persone". Lo ha detto Lilian Thuram, ex difensore della Nazionale francese nonché di Parma e Juve (tra le altre), al Festival dello Sport di Trento, dove è stato ospite della Gazzetta dello Sport. In Italia il campione transalpino giunse nel '96: "Arrivato a Parma, presi una bici e arrivai a piazza del Duomo ed ebbi l'impressione che il tempo si fosse fermato: mi dissi 'sono finito in un posto incredibile'. Mi sono innamorato sin da subito di Parma, è stata la prima volta che sono andato all'estero, dove sono stato per la prima volta straniero. I miei figli inoltre sono nati a Parma". Poi si passa all'esperienza alla Juve: "Come a Parma ebbi la fortuna di giocare con calciatori importanti. Sia in Emilia che alla Juve giocai con Cannavaro e Buffon, due fratelli per me. Quando al Parma si perdeva una partita non era grave. Alla Juve è diverso, bisogna vincere sempre. Pareggiare una partita è una tragedia". Thuram ricorda poi la Francia multietnica di fine anni Novanta: "Vincere il Mondiale è stato un sogno. Da bambino non sognavo di giocare per il Psg, ma di vincere il Mondiale, ma per farlo bisogna giocare per la Nazionale". La vittoria del titolo iridato fu storica: "Il Mondiale '98 ebbe un ritorno incredibile. Solo dopo uscì la tematica della squadra multietnica e mi sono chiesto perché era servito aspettare un mondiale per confrontarsi con questa diversità. Però è stato un modo che ha avuto la Francia per confrontarsi con questa diversità, che nello sport c'era ma nelle aziende e nella politica no". Da sempre Thuram è impegnato contro il razzismo: "Arrivai in Francia a nove anni, e diventai nero all'età di nove anni. Sembra strano, nella mia scuola di Parigi dei bambini mi chiamarono sporco nero. Mia madre mi disse che le cose non potevano cambiare". Thuram prosegue: "Io iniziai a domandarmi il perché del razzismo. Mi misi a leggere, a incontrare persone. Al Mondiale '98 avevo già capito il perché del razzismo. Quando Jean Marie Le Pen disse che la Nazionale non era francese perché c'erano giocatori neri, gli risposi che era grave che un candidato alla presidenza della Repubblica non sapesse la differenza tra colore della pelle e nazionalità". Lilian ha apprezzato più Maradona che Pelé: "Mi piaceva molto perché non aveva mai dimenticato alla sua infanzia. Ha sempre dato la voce per aiutare le persone". (ITALPRESS). ros/ari/red 07-Ott-21 12:32
Calcio: Thuram contro il razzismo “Già da bambino mi chiedevo il perché”
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