Editoriale: notte prima degli esami

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Ci siamo, è arrivato il mese di giugno e con lui, oltre all’estate, é arrivato per mezzo milione di ragazzi il fatidico momento degli esami di maturità, memorabile evento che forma la vita di ogni persona.

Stamattina, 19 giugno, alle 8.30 i presidenti di ogni commissione (ciascuna composta da tre professori interni e tre membri esterni), hanno ricevuto dal MIUR la lunghissima password per accedere al plico telematico contenente le prove. Sono finiti i tempi in cui in ogni classe arrivava la famosa busta gialla con i plichi cartacei di ogni traccia, oggi si diventa maturi nel cyberspazio.

Quello che non è cambiato invece è l’ansia che attanaglia ogni maturando: che si discuta in casa di un amico, nei centri sociali o nelle chat i sentimenti non cambiano, ognuno di questi ragazzi che sta sostenendo l’esame viene colto, anche solo per un attimo, dall’ansia di non farcela e dalla paura del futuro.

E non è cambiato nemmeno il famoso rito del “toto-autore”: prima seduti ai tavolini di un bar, oggi su facebook, ogni anno si parla di chi uscirà alla prima prova e ogni anno c’è il solito “ben informato” che ne è sicuro, si, “quest’anno esce Pasolini”.

In effetti in base ai pronostici Pasolini dovrebbe uscire ogni anno, cosi come i suoi amici Svevo, Ungaretti e Montale.

Del resto è cosa risaputa, la percentuale di riuscire ad indovinare l’autore è scarsissima, il 99% sbaglia e forse sotto sotto nemmeno ci crede di poter indovinare. C’è invece quell’1% che se lo sente veramente dentro l’autore che uscirà, se lo prepara bene e quando apre la busta canta vittoria dentro di se. Io, personalmente, ho fatto parte di quell’1%, non dovuto a me, ma ad una cara amica che si, lo diceva dall’inizio, il 2006 sarebbe stato l’anno di Ungaretti.

Ricordo il suo sorriso beffardo al momento della scoperta, il suo “te l’avevo detto”, ma ricordo anche che entrambe decidemmo di non scegliere il poeta, anche se oramai lo conoscevamo come le nostre tasche.

Perché del resto la maturità è anche questo, puoi prepararti su qualcosa fino allo sfinimento, ma essere maturi vuol dire avere il coraggio delle proprie idee e di rischiare l’ignoto per poter dare voce alle proprie opinioni, è scegliere di getto qualcosa che cosi, a primo impatto, ci ha colpito di più.

Sei ore che passano in un baleno e via, la prima è andata. Resta invece la paura del domani, quello della seconda prova, e quello un po’ più lontano che ci chiede cosa accadrà in futuro.

Ai maturandi di oggi, ai ragazzi che si affacciano all’età adulta, ci teniamo a dire che sappiamo che hanno paura, e che è anche comprensibile. Il momento non è dei migliori, le prospettive non sono rosee e il loro futuro, come quello di tutti del resto, è nelle mani di persone che litigano sui blog e parlano di “larghe intese”, perché un’intesa seria tra di loro, con obiettivi e interessi comuni, non sono mai riuscita a trovarla.

Ricordiamo però di tenere duro e di guardare avanti con ottimismo e con la speranza che ai maturandi di domani, potremmo dire che un futuro meraviglioso li aspetta.

Nel frattempo alla classe 2013 va il nostro più sincero in bocca al lupo.

Dorotea De Vito