Italia dopo il Cile per qualità dei lavoratori

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Il World Economic Forum, , istituzione ginevrina creata con lo scopo di analizzare le realtà internazionali e rapportarne i risultati attraverso periodiche classifiche e resoconti, dopo aver stilato l’annuale rapporto sulla qualità del lavoro e sul trattamento riservato ai dipendenti i presenti in Europa e oltre Europa, ha messo per l’ennesima volta una croce nera sul nostro paese: in Italia i lavoratori non brillano per qualità del lavoro svolto, istruzione e sviluppo tecnologico.

L’indice misurato dal WEF rileva la capacità dei diversi  Paesi di creare  lavoratori professionalmente capaci, istruiti e in buona salute, utilizzando quattro parametri: 1) scuola, 2) sanità e benessere, 3) forza lavoro e occupazione, 4) contesto favorevole.

Dalla ricerca è emerso che lo stato italiano si posiziona solo al 37esimo posto nella classifica generale, prima della Lettonia e dietro al Cile.

Un risultato disarmante, soprattutto se messo a paragone con gli atri stati membri dell’Unione Europea, come l’Inghilterra, la Francia e la Spagna, paese che si trovano in posizioni ben più alte.

La medaglia d’oro è andata alla Svizzera mentre l’ultimo posto è stato dato allo Yemen: la ricerca  ha tenuto conto di diversi fattori nella sua creazione, concedendo all’Italia alcuni punti di risalita in termini di benessere e salute globale, ma facendola precipitare al 75esimo posto nell’analisi dei risultati relativi al grado di formazione del personale e della capacità di utilizzo degli strumenti tecnologici applicati alle professioni,  

Non sorprende invece la pessima posizione raggiunta in merito al tasso di occupazione dove risultiamo il paese al 98esimo posto, ma va male anche sul versante che tiene conto della capacità di attrarre talenti (101esima), sulla formazione, dove siamo 111 esimi, e tocchiamo il fondo sui salari legati alla produttività (119esima).

Il livello emerso per quanto riguarda l’educazione scolastica è, infatti, sconcertante, con un risultato emerso che vede Paese crollare al 40esimo posto.

Senza dubbio un vero peccato ma ciò che è trsite è che in molti, dinanzi a questi dati, non si sono neppure sconvolti, nonostante il WEF consideri nella sua lista l’Italia come uno dei paesi con maggiori potenzialità di sviluppo.

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