Pasolini Roma

Cultura

Si conclude oggi al Palazzo delle Esposizioni la mostra Pasolini Roma, curata da Jordi Balló, Alain Bergala e dal compianto Gianni Borgna, autore fra l’altro del libro “Una lunga incomprensione. Pasolini tra destra e sinistra”.
Nata da un idea dello stesso Borgna, l’iniziativa ha visto coinvolte li Centre de Cultura Contemporània di Barcellona, la Cinémathèque Française di Parigi, il Martin-Gropius-Bau di Berlino e l’Azienda Speciale Palaexpo – Palazzo delle Esposizioni di Roma.
La mostra è  organizzata cronologicamente in sei sezioni, dall’arrivo del poeta a Roma nel 1950 fino alla notte della sua tragica morte ad Ostia nel novembre del 1975.
Trovano spazio numerosi materiali documentari editi e inediti, dattiloscritti, lettere, bozze, fotografie e molti contributi audio-visivi che mettono il luce il rapporto passionale, fisico quasi carnale del poeta con la Città eterna.
Si evince come Roma diventi per Pasolini il campo ideale per osservare e analizzare l’evoluzione della società italiana.
Si può parlare addirittura di una Roma prima e dopo Pasolini, tanta è stata la forza dirompente dei suoi scritti e dei suoi film.
Una “rifondazione”che ha creato un nuovo immaginario della Capitale italiana.
Ecco allora il Poeta intervistato da una Tv francese parlare delle borgate come “Lager”, fuori dagli schemi urbanistici della piccola borghesia che si andava imponendo.
Evidenziare i pericoli insiti nel neocapitalismo italiano basato sull’accumulo di beni superflui invece che sul progresso culturale e morale che porta inevitabilmente alla distruzione di stili di vita, culture e linguaggi.
Contestare il modello della normalità piccolo borghese, veicolata dalla televisione e dalla pubblicità che vede alienati ed emarginati i giovani poveri di Roma che quel modello non lo potranno mai realizzare.
Ma la sua denuncia si rivolge sopratutto alla miseria spirituale e morale frutto della modernizzazione accelerata e della distruzione antropologica.
La mostra sottolinea con coerenza scientifica quelli che furono i rapporti di Pasolini con i luoghi, le persone, i poeti e gli artisti della Capitale.
Di grande interesse, l’installazione audiovisuale con fotografie di Antonio Masotti della performance Intellettuale che Fabio Mauri presentò il 31 maggio 1975 alla Galleria d’Are Moderna di Bologna.
La performance consisteva nel proiettare il film il Vangelo secondo Matteo (1964)  sul corpo del suo regista, Pier Paolo Pasolini, seduto su una sedia davanti al pubblico, con il volto nell’ombra.
Molto suggestivo anche l’audio tratto dal “Diario al registratore” del 4 Maggio 1962.
Dal balcone di una finestra, i visitatori affacciati possono ascoltare la discussione fra Pasolini e la Magnani a riguardo di un’inquadratura di “Mamma Roma” (precisamente quella in cui Mamma Roma ride dopo aver regalato la motocicletta ad Ettore).
Si può assaporare così la complicità fra i due e l’estrema professionalità e stima che li legava.
Questa mostra non fa che confermare la forza e l’attualità del pensiero pasoliniano.
Molti parlano di “profeticità” di Pasolini, io invece concordo con la tesi dell’indimenticata Angela Molteni che parlava invece di: ” intelligente e puntigliosa osservazione della realtà per scoprirne i prodromi, mettere a nudo le avvisaglie della trappola che a medio e lungo termine sarebbe scattata. Ed eccola, la trappola, da cui siamo stati catturati: i valori, gli ideali, sono oggi incarnati dal denaro e da ciò che esso può dare. Personalismi ed egoismi sono predominanti. Vi è una caduta verticale del senso di solidarietà, un degradante senso del possesso, non importa se di cose o di persone”.

Vittorio Zenardi

 

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