Venezia 71. Hungry Hearts di Saverio Costanzo (In Concorso)

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Hungry Hearts, liberamente tratto dal libro “Il bambino indaco” di Marco Franzoso porta avanti il personalissimo cinema di Saverio Costanzo.
Jude (Adam Driver) è americano, Mina (Alba Rohrwacher) è italiana. S’incontrano per caso a New York.
S’innamorano, si sposano e presto avranno un bambino.
Sin dai primi mesi di gravidanza Mina si convince che il suo sarà un bambino speciale, che deve essere protetto dall’inquinamento del mondo esterno per conservarne la purezza.
Jude, per amore di Mina, la asseconda, fino a trovarsi un giorno di fronte ad una terribile verità: suo figlio non cresce ed è in pericolo di vita, deve fare presto per salvarlo.
All’interno della coppia inizia una battaglia sotterranea.
Costanzo riesce molto bene a rappresentare questo “duello” tra i due, aiutato dall’ottima interpretazione da parte di Adam Driver e Alba Rohrwacher , quest’ultima davvero eccezionale quando deve interpretare ruoli che hanno a che fare con sindromi psicotiche o malattie invalidanti, (vedere il Papà di Giovanna di Pupi Avati e La solitudine dei numeri primi sempre di Costanzo).
Più va avanti la pellicola, più regredisce il rapporto fra i due, che da intimo e sincero si fa distaccato e sospettoso.
Questo stadio della  relazione viene evidenziato da Costanzo con l’uso del grandangolo che deforma e allunga i corpi che diventano niente più che ombre stranianti.
Molto vicino agli stilemi del cinema espressionista tedesco che con Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene si impose negli anni ’20.
Ma il regista si diverte anche ad avvicinarsi al cinema Horror con scelte stilistiche e musiche tipiche del genere.
La sceneggiatura che parte bene con il colpo di fulmine al chiuso del bagno di un ristorante cinese, si perde però in ridondanze già viste.
Un’opera che pur essendo di buon livello, e sicuramente molto sopra la media registica italiana, lascia con la sensazione che se si fosse osato di più sarebbe stata perfettamente compiuta.

Vittorio Zenardi

 

 

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