Venezia 71. Il giovane favoloso di Mario Martone (In Concorso)

Cinema News

Condividi!

Mario Martone e Ippolita di Majo hanno costruito i testi del film attingendo agli scritti  di Leopardi, le poesie, lo Zibaldone, le Operette morali, e all’insieme del suo epistolario, lo  scrigno attraverso il quale è possibile la sua breve vita.
Dalla Recanati della  biblioteca paterna fino alla Napoli del colera e del Vesuvio, dove comporrà una delle sue poesie più belle e struggenti : La ginestra.
Il giovane favoloso” mette in luce un aspetto poco conosciuto del poeta, ironico e socialmente spregiudicato,  ribelle, spesso emarginato dalla società ottocentesca, un poeta che va sottratto alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato.
Emerge il carattere autobiografico di ogni rigo, ogni verso del poeta, e l’urgenza di trasferire in parola scritta i pensieri che lo animano.
La sceneggiatura attraverso la descrizione degli ambienti, dell’atmosfera, degli umori, ci restituisce una copia fedele dell’epoca in cui visse Leopardi, grazie anche a una messa in scena minuziosamente ricostruita e bellissimi costumi.
La prima parte scorre fluida nel raccontarci il giovane Leopardi (Elio Germano), con i fratelli, innamorato di Silvia (Teresa Fattorini) e intento a studiare con passione.
Viene qui messa in luce, la corrispondenza con il classicista Pietro Giordani (Valerio Binasco), il primo che si accorge del suo talento straordinario.
Assistiamo al turbamento che lo affligge : non può più stare nel chiuso della biblioteca paterna, si sta trasformando in una vera e propria prigione per lui che si vuole aprire al mondo ed entrare in contato con altri letterati.
La seconda parte del film evidenzia la tenera e grande amicizia con il compagno della vita Antonio Ranieri (Michele Riondino) con cui convive da bohémien  prima a Firenze, poi a Roma e Napoli.
Vengono narrati gli incontri con gli intellettuali del tempo, il legame con Fanny Targioni-Tozzetti (Annao Mouglalis), la donna per la quale Leopardi si accese di passione, senza essere ricambiato.
E’ senza dubbio quest’ultima parte che risente della prolissità della sceneggiatura che sembra non tenere il ritmo della prima, anche a causa dei 137’ minuti di durata complessiva.
Le inquadrature, senza virtuosismi particolari, mostrano bene i tormenti del Leopardi, ma l’accostamento di alcune immagini con musiche contemporanee in lingua inglese non appare molto felice.
Ad essere felice è l’interpretazione di Elio Germano,  sempre convincente quando deve caricarsi sulle spalle il peso da protagonista, sicuramente uno dei miglior attori che abbiamo oggi in Italia.
Pur con le imperfezioni di cui sopra, Martone (grazie ad un attento studio filologico),  riesce nell’intento di regalarci emozioni filmando  un Leopardi inedito, amalgamando sapientemente le immagini con i testi delle sue poesie.

Vittorio Zenardi

Tagged

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.