Venezia 71. PASOLINI DI A. FERRARA (IN CONCORSO)

Cinema

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Il giorno di uno dei film in Concorso più attesi è arrivato.
“ Pasolini”, diretto da Abel Ferrara e interpretato da Willem Dafoe, ripercorre l’ultimo giorno di Pier Paolo Pasolini prima di essere ucciso nella notte fra il primo e 2 novembre 1975.
Va detto che affrontare un “gigante” come Pasolini senza cadere nella retorica o peggio ancora nella santificazione non era una sfida da poco.
Abel Ferrara che pur si avvicina con pudore a tale figura, crea però un’opera sospesa e incompleta, incapace di emozionare veramente.
Se alcune scelte stilistiche appaiono particolarmente riuscite, come quelle che si riferiscono a Porno-Teo-Kolossal (il film che poco dopo il montaggio di Salò e pochi mesi prima di morire Pasolini scrive insieme a Sergio citti, che rimarrà in forma di sceneggiatura) o alcuni fotogrammi riferiti all’Eur; sul campo della lingua l’operazione risulta discutibile.
La scelta di far parlare Dafoe/Pasolini nella sua lingua madre, e solo alla fine, nel dialogo con Pelosi (Damiano Tamilia), in un italiano con il forte accento americano dell’attore, non solo toglie verosimiglianza, ma fa inciampare il film proprio nel campo più caro a Pasolini: quello linguistico.
Stessa cosa per i testi narrati in inglese e le interviste da lui rilasciate (in una di queste Ferrara fa parlare Pasolini prima in inglese con l’intervistatore francese, poi in francese.. (?).
Questo aspetto condiziona fin da subito tutta l’opera, e se in conferenza stampa il regista newyorkese ha spiegato questa scelta come: “ un artificio per fare nostro il film”, adducendo motivi di praticità e maggior controllo sull’opera, a me pare che abbia allontanato lo spettatore da quella forza e “disperata vitalità” che trabocca dai versi e dalla narrativa del poeta.
Dafoe stesso, se pur con uno sforzo d’immedesimazione, non risulta capace di trasmettere veramente i tormenti e gli slanci interiori di Pasolini.
Un’opera quindi che, se pur con buoni propositi non riesce a volare alto come vorrebbe.

VittorioZenardi

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