A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson (In Concorso)

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Con quest’opera Roy Andersson conclude la sua trilogia «sull’essere un essere umano», inaugurata da Songs from the Second Floor (2000) e proseguita con You, the Living (2007), suggellando così la sua estetica meravigliosamente visionaria.
In 39 scene il regista svedese filma tre incontri con la morte: un uomo muore di infarto tentando di aprire una bottiglia di vino con tutte le sue forze, mentre la moglie, ignara, continua a preparare la cena in cucina. Un’anziana sul letto di morte stringe a sé la borsetta piena di gioielli, mentre i figli cercano di estrarla dalla sua stretta disperata; un passeggero muore stramazzando al suolo nel bar di un traghetto, subito dopo aver pagato il suo pranzo.
Sono due venditori ambulanti di travestimenti e articoli per feste che ci accompagnano in questo caleidoscopico viaggio attraverso  il destino umano. È un percorso che svela la bellezza di singoli momenti, la meschinità di altri, l’ironia e la tragedia nascosti dentro di noi, la grandezza della vita, ma anche l’assoluta fragilità dell’umanità.
In una fotografia glaciale, con colori sbiaditi e volti cadaverici, i personaggi sfilano davanti a nostri occhi come maliconici tableaux vivants.
Siamo, qui, nel grande cinema, dove il testo filmico si fa altro da sé, stratificandosi in tanti sottotesti.
Alcune immagini si imprimono indelebilmente nella mente, come quella di un gigantesco girarrosto dentro il quale vengono cotte delle persone, presumibilmente schiave, mentre un gruppo di vecchi decrepiti ma facoltosi è intento a sorseggiare una coppa di champagne.
L’immagine si fa così simbolo, il cinema si fa arte pura che trascende e ingloba ogni senso.
Con sguardo ironico e sarcastico Andersson ci mostra l’essere umano nella sua interezza, fatta di brutalità e dolcezza, vizi e virtù.
Una delle migliori opere vista in Concorso e probabile Leone d’oro.

Vittorio Zenardi

Vittorio Zenardi
Direttore Responsabile

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