MY ITALIAN SECRET / THE FORGOTTEN HEROES di Oren Jacoby

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Oren Jacoby, autore di Sister Rose’s Passion (nominato all’Oscar®), regista e produttore di documentari premiati in tutto il mondo, ha presentato nella sezione Eventi Speciali del Festival di Roma MY ITALIAN SECRET  / THE FORGOTTEN HEROES in anteprima mondiale.
Il film racconta una vicenda poco nota al grande pubblico: quella degli italiani che nelle seconda guerra mondiale rischiarono la vita per salvare gli ebrei dai rastrellamenti nazisti.
Fra questi, il grande ciclista Gino Bartali, che trasportava documenti falsi nel telaio della sua bicicletta, e il dottor Giovanni Borromeo, che si inventò una malattia per tener lontane le SS dall’ospedale dove si nascondevano gli ebrei.
Jacoby ci fa rivivere con intensità il nostro passato recente, svelandoci fatti e avvenimenti che non erano stati portati alla luce dalla storiografia sulla seconda guerra  mondiale.
Ci mostra uomini e donne che in un periodo terribile sono riusciti a fare la scelta giusta, mettendo in pericolo la loro vita e quella dei propri cari.
Piccole umanità composite  di spiriti coraggiosi, che sentendo il peso dell’ingiustizia, non tentennano, non attendono, ma agiscono con fatti concreti.
Le scelte registiche sono subordinate alla narrazione a cui Jacoby riesce a dare ritmo e consistenza grazie alle testimonianze dirette e particolareggiate degli interessati.
La figura di Bartali che tutti conosciamo per le sue gesta sportive, viene mostrata con garbo e delicatezza mettendo in risalto i valori che praticava nel quotidiano con estrema naturalezza.
Così vediamo il campione sfruttare la sua fama per non essere controllato dai fascisti, inventandosi  scuse d’impegnative sessioni di allenamento in giro per il centro Italia, e in atteggiamenti affettuosi con la famiglia.
Bartali per  oltre mezzo secolo non parlò del rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma e in generale dell’occupazione nazista in Italia, Jacoby con questo lavoro vuole dare testimonianza del suo impegno e di quello di tanti altri italiani “normali”.

Vittorio Zenardi

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