Tagli all'editoria: a rischio oltre 16000 posti di lavoro

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Palazzo Chigi ha fatto sparire il fondo per l’editoria: da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, la Presidenza del Consiglio ha infatti azzerato il fondo destinato ai contributi mettendo in serio rischio la sopravvivenza di numerosissime testate giornalistiche e di conseguenza migliaia di posti di lavoro.

Dopo l’Unità costretto a ritirarsi dalle edicole e poi anche dal web, l’ultimo annuncio di chiusura viene da “La Padania”, ma sarrà ultimo ancora per poco. Grazie ai tagli, il futuro de La Padania è lo stesso che spetterà ad altre 320 testate costrette a chiudere i battenti a fine anno.

Fino allo scorso luglio il fondo poteva contare su 55,9 milioni di euro desti­nati al paga­mento dei con­tri­buti rela­tivi al 2013 e per que­sto già inseriti in bilan­cio da decine di aziende edi­to­riali. In tre mesi il fondo è sparito e cosa peggiore non è stata data alcuna spiegazione a riguardo, omettendo il motivo del taglio e altresì lo scopo a cui è stato attualmente destinato.

Editoria no profit, giornali cattolici, giornali fatti di idee oltre che di persone, quotidiani italiani pubblicati all’estero, per tutti questi l’allarme rosso è dietro l’angolo.

Non si tratta di un semplice taglio ai fondi, si tratta di un taglio alla democrazia, alla libertà di stampa, alla possibilità di poter esprimere un’opinione, al pluralismo per l’editoria.

L’informazione è da sempre considerato un bene pubblico, e pertanto deve essere fruibile e accessibile da tutti. Ciò che potrebbe accadere qualora finisse incastrata in un sistema da regime di monopolio è degno del più dispotico degli scenari: verrebbero diffuse solo alcune informazioni, quelle volute dal regime appunto, a beneficio dei poteri forti e a discapito dei più deboli.

L’italia è tutt’oggi l’unico paese europeo in cui il pluralismo è abbandonato a se stesso e anzi, di pluralismo a volte neppure si parla. E’ più semplice, e per alcuni più comodo, confonderlo con temi del tutto differenti, come le spese di governo, e far passare notizie del tutto sbagliate, nonostante la stessa Europa individui nel pluralismo uno dei punti cardine dell’Unione.

Certo, nessuno nega quanto la spesa pubblica debba essere ridimensionata per risollevare l’economia dell’interno paese, tuttavia non è certamente questo il modo di farlo, puntando il dito contro un unico settore e evitando del tutto un serio di battito in Parlamento ed un confronto con gli organi interessati.

Mettere il bavaglio alla stampa, non significa semplicemente impedire di pubblicare le intercettazioni, ma significa in questo modo zittire completamente un settore, minare ad un intero mercato facendo sopravvivere solo i pochi poteri forti e manipolando di conseguenza l’intero sistema informativo.

 

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