INTERVISTA A RITA ROSELLA CIANI “La mia vita in 3D”

Cultura

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Il suo primo contatto con l’arte è stato “a bottega” da un maestro vetraio, dove ha imparato i segreti per realizzare meravigliose vetrate sacre che ora si trovano ad impreziosire le chiese di tutto il mondo.
Oggi Rita Rosella Ciani realizza prevalentemente originalissime opere tridimensionali che crea con il complice aiuto del marito Marco, esperto falegname artigiano.
Ci incontriamo nella sua residenza toscana dove fanno bella mostra di sé le sue opere e i bozzetti gelosamente custoditi.

Salve Rita, ci parli del tuo avvicinamento al mondo dell’arte?

Ho frequentato l’Istituto d’Arte perché mi piaceva, per passione, poi ho iniziato a dipingere vetrate sacre istoriate.
Devo dire che ho avuto fortuna perché è stato un periodo molto formativo, ho conosciuto una faccia della pittura, quella della bottega, che per me è stata un vero tesoro.
Lavorando con un pittore anziano mi sono ritrovata a macinare colori e e fare le velature.
Prima di cinque anni non mi ha fatto mettere una mano su un vetro…

Come si realizza tecnicamente una vetrata istoriata?

Si usa la tecnica della cottura a gran fuoco che consiste nel portare ad una temperatura di 480°/500° degli ossidi, arrivando praticamente ad una prefusione del vetro che incorpora l’ossido e non lo lascia andare via.
Per avere l’effetto desiderato si toglie il colore invece di aggiungerlo, si dà una massa di colore scuro e con un gioco molto veloce di non più di dieci minuti per non farlo essiccare si asporta con pennelli o graffiti.
E’ una sfida, perché quando fai una cosa di questo tipo lo fai senza respirare, lotti contro il tempo.
E’ la tecnica originale della pittura della vetrata istoriata medioevale, una tecnica bellissima, fuori dal tempo.
Pensa che devi dipingere al contrario per avere una visione corretta dell’opera e lo studio deve essere al buio, con solo una luce che illumina da sotto il tavolo da lavoro.

Quindi sei partita da un figurativo vigoroso per  arrivare alle tue opere tridimensionali?

Sì, era da tempo che avevo questa idea del tridimensionale, pensavo spesso a cosa si sarebbe potuto realizzare con questo sistema.
Dopo dieci anni a bottega le vetrate non mi soddisfacevano più, soprattuto perché erano sempre  legate a delle commissioni, oltre certi canoni non potevo andare e non avevo modo di esprimermi più di tanto, potevo solo aggiustare la composizione, dargli un’impronta più o meno moderna, però finiva lì.
Avevo un’urgenza espressiva e infatti quello che non potevo fare in laboratorio lo facevo a casa.
Nella prima opera tridimensionale che ho realizzato non sapevo esattamente dove sarei andata a parare.

Come é stata la genesi di questa prima opera tridimensionale?

Ne ho parlato con Marco, che all’inizio non mi ha preso molto sul serio, era perplesso, non aveva ancora fatto sua l’idea. Mi ha proposto di realizzare la prima opera in cartone invece che su legno. Devo dire che all’inizio mi sono quasi offesa…

Marco, raccontami meglio…

All’inizio non capivo bene quello che si voleva realizzare, visto che all’epoca vendevo mobili, recuperai l’imballo di cartone di una lavastoviglie che si prestava bene all’idea di Rita perché aveva un angolo già fatto.
Quindi tagliai il cartone e seguii le sue indicazioni.

Rita si mette a ridere e precisa…

Quando ha segato l’imballo e mi ha dato il cartone ero arrabbiata perché non mi sentivo presa in considerazione, ma ho iniziato a dipingere ed è nato così Canterbury”, pensa, dietro porta sempre il marchio dell’elettrodomestico!

Credo comunque che questo legame artistico con tuo marito sia stato molto importante.

Il suo supporto e la sua collaborazione sono essenziali per me.

Immagino soprattutto l’importanza di avere una persona vicino che capisca immediatamente le tue più profonde intenzioni creative e riesca a materializzarle concretamente. Se avessi dovuto rivolgerti ad un’altra persona magari non avrebbe capito appieno le tue idee…

Proprio così, pensa che durante le nostre cene o se facciamo una passeggiata, discutiamo spesso su come vorrei un’opera, ci confrontiamo.
Marco mi dice tecnicamente come si può fare e io come la vorrei realizzare.

Quali sono appunto le difficoltà tecniche per la realizzazione su legno?

La prima difficoltà che abbiamo dovuto affrontare è stata quella di trovare un materiale molto leggero perché il supporto è di tela e con il tempo il peso del legno avrebbe potuto rompere la tela stessa, un’altra difficoltà é stata  quella di rendere gli “scalini” vuoti.
Gli “scalini” sono composti da due pezzetti di legno che formano un triangolo ma essendo vuoti devono essere chiusi alla sommità.
Nella parte bassa dove è dritto non è un problema ma dove fa l’angolo in alto la cosa è più problematica.
Inoltre bisogna fare in modo che il punto di unione dello scalino non formi aria.
Infine per alleggerire il peso alla tela, dietro al quadro va creata una struttura che blocchi lo scalino.

Quali sono state le reazione degli addetti ai lavori?

Io avevo come la sensazione di essermi buttata nel vuoto ed ero anche un po’ preoccupata delle reazioni.
Decisi di far vedere “Canterbury” al critico d’arte Gilberto Madioni qui di Siena che conosceva alcuni miei lavori.
Devo dire che è gli è piaciuto molto e da lì mi sono trovata ad esporre allo Spoleto Festival Art dove è successa una cosa particolare….

Cioè? Cosa?

Avevo lo stand vicino all’artista Manuel Campus che per me è un mostro sacro. Una sera mi si è avvicinato e mi ha detto:” complimenti signora lei è in gamba, continui che avrà grosse soddisfazioni….”
Io gli risposi scherzando: “guardi io non so né cucinare né cucire..”
Mi ha poi invitata a esporre nella sua galleria e in cambio ha voluto una mia opera per la sua collezione privata.
Questa è stata per me oltre che una grossa gioia anche uno stimolo per andare avanti in questa direzione.
Certe volte guardando le mie opere tridimensionali mi sorprendo a pensare di averle fatte, anche se a pensarci bene mi rappresentano più delle altre, mi vengono in maniera molto più naturale di come mi venisse il bozzetto delle vetrate sacre.

Il pubblico come ha accolto le tue opere?

Il pubblico ha risposto molto bene, ho avuto molti attestati di stima in questo senso.
Le persone entrano in galleria e spesso succede che dopo aver finito di osservare  un’opera tornino indietro perché magari con la coda dell’occhio si rendono conto di aver visto qualcosa in bianco e nero.
Le mie opere cambiano a seconda del punto di osservazione, quindi se centralmente appaiono colorate mettendosi di lato sono in bianco e nero.
Questo effetto particolare che mi permette la tecnica tridimensionale è piaciuto molto.

Da cosa attingi per i soggetti delle tue opere tridimensionali?

Ritengo che opere di questo genere si accordino bene con le architetture Gotiche, soprattutto per i giochi di prospettiva che si creano all’interno.

Hai mai pensato di realizzare altri soggetti come per esempio delle città moderne? Mi viene in mente New York con la verticalità dei suoi grattacieli…

Sì ci ho pensato, è una cosa che ho preso in esame e credo che in futuro possa realizzare un’opera con delle città moderne, anche io ritengo che i grattacieli siano un ottimo modello.
Mi piacerebbe anche fare dei soggetti con architetture orientali.

Nel 2006 hai dipinto il Palio di Siena, deve essere stato molto emozionante visto che sei senese..

Ricordo ancora la telefonata in cui mi dicevano che avevo vinto il concorso per realizzare il Palio, mi sembrava di volare.
Per non parlare del giorno della presentazione, io lo dico sempre, se mi avessero preso il polso non avrebbero sentito i battiti ma avrebbero segnato l’ora del mio decesso..
Non ce l’ho fatta neanche a parlare. Per una senese é un’emozione non indifferente ma anche una bella sfida perché ci metti la faccia.
Ho subito pensato che dovesse essere concepito come una vetrata.

Ti serviva quell’appiglio mentale ?

Esatto, Il mio Palio è dipinto davanti e dietro, se lo guardi in trasparenza non ha fodera.
Sono andata al setificio fiorentino e ho comprato una serie di sete colorate che ho fatto assemblare da un’abile “ bandieraia” della città.
Praticamente la cucitura della bandiera è diventata la legatura a piombo della mia vetrata, a quel punto l’ho dipinta davanti e dietro grazie anche ad un telaio particolare costruito appositamente da mio marito che mi permetteva di lavorare con una luce da sotto e di rigirare agilmente il tessuto.
Considera che un Palio è di grosse dimensioni, sono due metri e ottanta per ottanta centimetri.

Prende il lucido di carta trasparente che custodisce come una reliquia sacra e inizia a spiegarmi…

Ho dipinto praticamente su sete di colori diversi, ogni colore è una campitura piatta, ho utilizzato per esempio una seta ocra, una seta mattone e per quella bianca ho usato una seta per abiti da sposa che sembra di raso.
A seconda di come facevo spostare il taglio alla sarta si aveva una certa luminosità, in modo da far sembrare gli inserti di due o tre generi diversi, mentre è un unico colore e un’unica  stoffa.

Comunque già in questo Palio si nota una certa tridimensionalità?

Si è vero, é la mia mente che è tridimensionale, vado sempre a parare lì..(scoppiando a ridere)..

Cerchi sempre una vicinanza alla realtà…il tridimensionale in fondo è avvicinarsi il più possibile alla realtà o all’illusione di realtà.

Sì cerco sempre una certa concretezza e con la realizzazione del Palio è stata una bella sfida.

Hai una città in particolare che ispira le tue opere?

Così a pelle mi viene da dirti Praga che amo molto, ma anche Londra è una città che mi affascina.

Cosa fai nel tempo libero?

Ho la fortuna di aver fatto della mia passione un lavoro, quindi dipingo anche nel tempo libero, mi rende felice.

Hai appena allestito una personale a Piacenza dal titolo “Art and Scenary” che ha avuto molto successo, vinto il premio del pubblico a Gubbio su oltre centottanta artisti di cui metà Giapponesi e infine ti sei aggiudicata il Premio Medaglia d’oro città di Spa (Belgio) tenutosi per la quarta Biennale Internazionale d’Arte Pittorica.

Dove vuole arrivare Rita Rossella Ciani?

Quando vado in giro per le mie personali e sento approvazioni su quello che faccio, non mi sembra che parlino di me, tuttora provo una sensazione strana, mi viene da pensare: “sarò io? Sogno o son desta?
Voglio continuare a dipingere con passione magari sperimentando materiali e forme nuove e poi sentire il giudizio di Marco e delle mie figlie che sono i miei primi critici…

Progetti per il futuro?

Sarò a breve a Berlino per una mostra collettiva, non vedo l’ora!

Nella galleria fotografica sottostante alcune splendide opere di Rita Rossella Ciani!

Vittorio Zenardi

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