Intervista a Marco Chiarini

Cinema

All’ultima edizione del Festiva Internazionale del Film di Roma, Marco Chiarini ha presentato con Mario Sesti,Prima del film”, documentario che per la prima volta in Italia prova a delineare un percorso grafico nella storia del nostro cinema, con interviste a registi che amano i disegni quali Marco Bellocchio, Paolo Virzì, Ettore Scola.
Nel 2009 con “L’uomo fiammifero”  si è rivelato un autore raffinato e sincero, capace d’incantare il pubblico. 
Un’opera fortemente voluta, finanziata tramite la realizzazione del libro illustrato Creare sogni, raffigurante foto, disegni e appunti sul film e la Social Distribution, innovativo metodo dove lo spettatore distribuisce il film e prende parte agli incassi.

Ciao Marco, partiamo da qui, pensi che sia un metodo da incentivare e che abbia futuro?

Credo che sia già il futuro. In qualche modo lo era già nel 2005 quando cominciò l’avventura dell’Uomo Fiammifero e ancora non esistevano le piattaforme per finanziare con la rete i propri progetti.
Ma già da decenni ci sono artisti che si finanziano vendendo i bozzetti delle loro opere e una volta realizzate diventano invendibili: uno tra tutti Christo, il quale vende tramite il suo circuito di gallerie e mercanti d’arte le sue opere che non sono altro che gli studi preliminari per gli impacchettamenti che realizzerà successivamente.
 Anche la Social Distribution potrebbe essere un buon metodo e, mi ripeto, in qualche modo lo è già per molti che sfruttano il passaparola e le amicizie su Facebook per diffondere interesse sul proprio lavoro.

Il tuo film è piaciuto a grandi e piccoli, tu che bambino eri? Eri molto fantasioso?

Io, come ho avuto modo di dire spesso: sono ora quello che avrei voluto essere a dodici anni. E quando ero bambino ero molto fantasioso e pieno di energie e inventiva per combattere ogni momento di solitudine o ogni mancanza di ciò che desiderassi (un gioco nuovo o una avventura nuova).

Da cosa nasce l’idea del film?

L’idea nasce dalla voglia di raccontare tutto un mondo di ricordi, sensazioni, piccole emozioni cristallizzate dentro la memoria che ho poi scoperto essere uguali a quelle dei due sceneggiatori (Pietro Albino Di Pasquale e Giovanni De Feo) e dei miei coetanei.
Le difficoltà incontrate?

Girare un film è di per sé un’operazione molto complessa, piena di difficoltà, bisognosa di tanti professionisti oltre che di tanto lavoro per molto tempo con molte persone.
Come tutti i più grandi hanno sempre detto, la via verso il traguardo è piena di ostacoli e insidie che ti portano a non finire il film. Ancora di più se si parte con pochi mezzi e con pochissimi soldi.
La passione e la dedizione diuturna sicuramente aiutano, ma piano piano ci si accorge che per vincere la sfida occorre sacrificare tutto.
E’ inevitabile, credo, anche se si ha una grande produzione alle spalle.
 Quindi nel mio caso le difficoltà sono state innumerevoli. Per me è stato vivere in apnea per quattro anni e chiunque abbia lavorato da indipendente lo potrà confermare.

Prima del film focalizza l’attenzione sul rapporto fra disegno e opera filmica che hanno grandi registi come Scola, Virzì, Bellocchio. Li vediamo disegnare sotto gli occhi della macchina da presa segni, ghirigori ossessivi, spunti, volti, accanto a scritte, appunti di battute, nomi di attori. Tu che rapporto hai con il disegno?
Come racconta la mia vicenda produttiva de L’Uomo Fiammifero per me il disegno è tutto, è la base da cui parte ogni mossa.
Io ho venduto i disegni preparatori proprio come Christo, in un’asta improvvisata nella mia Teramo, in provincia. Chi acquistava quei lavori sapeva che avrei utilizzato quei soldi per finanziare il film.
Poi c’è da dire che i miei lavori, tutti, hanno sempre una grande componente visiva, talvolta anche eccessivamente presente a discapito della storia (me lo dice sempre Pietro lo sceneggiatore) e quindi è impossibile prescindere da una pre-visualizzazione al primo nascere di una qualsiasi idea.

Come è nata l’idea della mostra e poi del documentario “Prima del film”?

Semplicemente dalla voglia di scoprire come lavorassero altri. Ne abbiamo parlato insieme con Dimitri Bosi (produttore del film L’Uomo Fiammifero) e Umberto Palestini (Direttore de L’Arca Laboratorio per le arti contemporanee di Teramo) per capire se c’erano possibilità e un terreno su cui lavorare. Dopo un primo confronto siamo partiti nel lavoro di ricerca e analisi e abbiamo coinvolto Mario Sesti.
Lui ha subito accettato incuriosito ed è proprio da lui che è venuta l’idea del documentario.
Idea che abbiamo accolto subito con massimo entusiasmo. E siamo partiti con le interviste video ai registi.

Chi ti ha colpito di più tra i registi del documentario?

Tutti in egual modo e per motivi differenti. Ognuno per un particolare modo di rapportarsi col disegno e per la necessità interiore, simile a tutti, di confrontarsi con la matita su carta.

Come procedi per i tuoi film? Dai un segno concreto ad un personaggio o ad un immagine con un disegno?

Sempre sempre sempre il punto di partenza è un disegno, una foto, un ritaglio di giornale. Ho proprio una mia prassi lavorativa che dura tutto l’anno: ogni mattina appena inizio il mio lavoro al computer investo dieci minuti del mio tempo per cercare immagini evocative, spunti visivi, foto che catturano la mia curiosità e che ancora non so dove e come utilizzare.
Le archivio in una cartella mese per mese, sapendo che prima o poi arriverà il momento per controllarle per avere suggerimenti.
Ma, attenzione: non ordino questo materiale per tipologia o titolo o categoria: lo lascio nel pieno caos di una cartella in cui convivono bellamente foto di animali con paesaggi, con quadri antichi, ritratti o pagine di giornale. Quando non sono al computer faccio lo stesso con le riviste che si buttano via, quelle ormai della settimana passata.

Ti consideri più regista, illustratore o inventore?

A seconda del periodo e soprattutto del committente riesco a trasformarmi facendo risaltare un aspetto sugli altri due, ma sono sempre presenti tutti contemporaneamente.
Mentre invento, disegno e poi organizzo tutto diventando regista. Lo stesso quando sono sul set invento qualcosa che non c’è e disegno per capire meglio.

Tu sei molto legato alle tue origini, c’è una città che ti ispira?

Sono sì legato alle mie origini, a Teramo e all’Abruzzo, ma non c’è un posto dove mi trovi più a mio agio. Forse, potrei ipotizzare sulla spiaggia d’inverno…

Cosa fai nel tempo libero?

Il mio tempo libero non esiste. Se per tempo libero intendiamo libero dal lavoro per far altro.
Tutto, per mia scelta e per mia voglia coincide. Lavoro, relax, famiglia, riposo, gioco. 
Quando questo non succede, raramente, non sono me stesso e mi innervosisco e litigo con tutti.
Per me quindi è una priorità impormi di perseguire sempre progetti e lavori che mi garantiscano questa qualità di vita, a costo, addirittura, di lavorare quasi gratuitamente.

Progetti per il futuro?

Sono adesso a lavoro con Pietro Albino Di Pasquale ad una nuova storia di cui, per scaramanzia non voglio neanche dire il titolo o le linee generali.

Vittorio Zenardi

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