Sanremo: a volte ritornano

Musica

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Sì, esatto a volte ritornano, questo è davvero il Festival dei grandi ritorni. Ma procediamo con ordine.

L’inizio della serata è davvero molto flash, e non mi sbagliavo quando parlavo di schema di tornei di calcetto per i giovani, ma qui se la sono giocata proprio ai calci di rigore. Come se in 3 minuti i nostri giovani talenti, che già fan fatica ad emergere e trovare spazio, dovessero giocarsi la già breve carriera con un “one-shot”. E allora Kaligola e Chanty soccombono in un attimo ai variopinti Kutso e all’energico e rigenerato Enrico Nigiotti, contro i quali davvero non c’era nulla da fare, per il dinamismo e l’esperienza di palco di entrambi i vincitori.

Si parte subito con la seconda parte dedicata ai Big, e stasera davvero ce ne son di seri, Nina Zilli, sempre magica e serena con la voglia di portare la sua musica e le sue influenze musicali al pubblico. Peccato che il brano da lei presentato avesse qualche sonorità così nota come un grande successo di James Brown. E poi l’emozionato Marco Masini, letteralmente da pelledoca, e una senza pari Irene Grandi, pare rientrata dalla sua vacanza di una vita e pronta per la seconda fase della sua carriera, e quindi ancora dopo 24 anni RAF, in non fantastiche condizioni di salute, che portano dei bellissimi brani, di cui però non penso, salvo sorprese straordinarie saranno candidati alla vittoria, ma sicuramente avremo fino all’ultimo in gara.

Il primo superospite è il più che mai afono Biagio Antonacci, che non riesce a doppiare però il successone del suo predecessore Tiziano della sera prima, e riuscendo nemmeno a dare l’emozione che serviva per il ricordo tributo a Pino Daniele, come incolore è il successivo tributo a Pino Mango, con un balletto della valletta-ballerina Rocìo Munoz Morales, sulle note di “Lei verrà”.

La standing ovation invece l’hanno ricevuta i tre ormai cresciuti ragazzini de “Il Volo”, che con una straordinaria canzone fortemente sanremese, e che nella loro fase delicata di carriera già al massimo per la loro età, assolutamente incastonati in questo Festival, perché a mio parere loro avevan certo, come ogni artista di aggiungere il Festival al loro palmares, ma anche e soprattutto il Festival aveva bisogno di loro per tornare a far suonare la musica italiana all’estero (non dimentichiamoci che chi vince va a rappresentare l’Italia all’ Eurovision Song Contest, del resto rappresentato come manifestazione ieri sul palco dell’Ariston proprio dall’ultima vincitrice, l’ “istrionica” Conchita Wurst).

L’altro giovanissimo prodotto da Talent, Lorenzo Fragola, agli addetti ai lavori si presenta quasi come il ricordo del Lorenzo in felpa blu, fresco vincitore di X-Factor, e idolo delle ragazzine, quasi cantasse con la sinusite cronica. Ultimo, Moreno, senza paura, sale sul palco aggredendolo con maturità stupefacente, e mettendosi in gioco.. e siamo sicuri che ruberà voti ai suoi colleghi DearJack e Fragola, Annalisa, Atzei. Esatto non l’avevo dimenticata, ma solo lasciata per ultimo perché questo strano oggetto del mistero da milioni di visualizzazioni che puzzano più di marketing che di fan reali, non riesce a convincere ma mostra di dover dover fare tanta tanta gavetta, e soprattutto cambiare vocale coach. Quindi sicuramente non è bastato l’ennesimo brano fornito da Silvestre dei Modà.

Biggio&Mandelli? Hanno già vinto e saranno certamente, loro che da MTV conoscono bene le regole dell’entertainment, prodotti virali post-Sanremo in suonerie e app per smartphone.

Un gran voto lo dò invece a Carlo Conti.. 7 e mezzo. Il Festival di Sanremo aveva bisogno della sua conduzione pulita e lineare e senza polemiche. E lontana dalla politica.

 

 

Antonio Dinuzzi

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