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Intervista a Teresa Burzigotti life Coach sul film “Le leggi del desiderio”

È uscito nei cinema l’ultimo film di Silvio MuccinoLe leggi del desiderio”, dopo quattro anni il ritorno dell’attore come sceneggiatore, regista e interprete principale insieme a Nicole Grimaudo, Carla Signori e Maurizio Mattioli.
Il protagonista, Giovanni Canton (Silvio Muccino), è un life coach e trainer motivazionale un po’ profeta e un po’ cialtrone che scrive libri e organizza seminari con lo scopo di insegnare alle persone a realizzare i propri desideri.
Contestualmente all’uscita del film imperversa nel web la polemica fra i fratelli Muccino. Gabriele accusa Silvio nei social network di essere plagiato dalla scrittrice e collaboratrice Carla Evangelista.
Silvio replica che il fratello ha reso pubbliche delle questioni di famiglia, come “in una specie di triste reality show”. Ne parliamo con la Coach Professionista Teresa Burzigotti, specializzata in coaching emozionale.

Teresa cosa ne pensi di questa improvvisa attenzione sulla figura del Coach?

“Potrei rispondere: bene o male basta che se ne parli! È la legge dello showbusiness, giusto? Alcuni colleghi sono indignati per il modo in cui, un mezzo così potente come il cinema mette in luce la figura del Coach.
Io credo che abbia senso ricordarsi sempre che questa è solo un’interpretazione. Nel cinema s’intrecciano mondi e modi diversi di rappresentare personaggi e ruoli e, tutti sinergicamente concertati, attori, registi, tecnici, musica e fotografia, raggiungono un risultato più o meno felice, più o meno universalmente riconosciuto, più o meno profondo.
Mi sembra che l’intenzione del regista fosse di creare una commedia tipo americana, stile anni 50 e 60, romantica e ironica, e probabilmente c’è riuscito. D’altra parte ci sono state al cinema interpretazioni ironiche di medici, scienziati, politici e mi sembra che questo non abbia mai fatto male alla categoria rappresentata.
Il cinema è spettacolo. Ha senso, non ti sembra? Inoltre credo che questo abbia poco a che fare con la questione di chi sia effettivamente un life coach. Personalmente non ho mai incontrato un life coach che parla, si muove, pensa e agisce  e porta i capelli come il personaggio Giovanni Canton, fino ad ora. Ma chissà, forse a qualcuno potrebbe sembrare verosimile e anche piacere.”

A questo proposito, visto dalla tua prospettiva, chi è e cosa fa un life coach?

“Il life coach è prima di tutto un professionista che lavora con le persone per affiancarle a raggiungere i loro obiettivi, che le motiva a esprimere i loro talenti e usare le loro capacità e le incoraggia a fare tutto questo divertendosi e godendosi la vita. Il life coach lavora su una base metodologica comprovata. In Italia si tratta principalmente di Programmazione Neurolinguistica (PNL), cioè un approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia, elaborato in California negli anni 70.
La mia formazione in PNL è avvenuta in Italia. Negli ultimi sette anni ho conseguito tre altre specializzazioni in Germania, nel coaching emozionale. In questo Paese, che frequento assiduamente per motivi privati e professionali, il coaching è ampiamente diffuso e ben organizzato ed era già praticato molto prima che lo fosse da noi qui.”

Condividi quindi l’idea che questa professione sia diventata attuale con la crisi?

“Il coaching è uno strumento efficacissimo per gestire e superare la crisi. Ogni crisi, ogni cambiamento grande o piccolo che sia, destabilizza l’essere umano che tende ad adagiarsi nel comfort.
Il coaching ci risveglia e ci aiuta a raggiungere la condizione mentale emozionale ideale per gestire le sfide. Uno dei nostri principi è quello che la crescita si trova fuori dalla zona di comfort.
Un concetto tanto semplice quanto dimenticato. Le persone desiderano ciò che non possiedono, e poi quando raggiungono l’obiettivo si dimenticano di come sono arrivate fin lì.
Penso che sia tuttavia riduttivo pensare al coach come ad una figura emersa dalla crisi. Sarebbe un’interpretazione psicologica superficiale e antiquata, quanto lo è l’idea che per star bene bisogna stare male. Inoltre questo sarebbe un concetto privativo che nega una qualità che gli essere umani possiedono: quella di vedere se stessi, la propria grandezza e la propria luce, attraverso i propri desideri. E il Coach lavora in questa straordinaria dimensione.
La trappola della cosiddetta crisi è questa: le persone, per paura della minaccia, sostituiscono il desiderio del “meglio” con quello del “meno peggio” e di fronte alle disgrazie condivise si consolano. E pensa che il sostantivo desiderio ha come radice latina la parola sidus, sideris cioè stella. Bramare le stelle negli antichi riti propiziatori era desiderare. E quali sono le stelle che brillano nei nostri cieli, oggi.”

Muccino dichiara di essersi ispirato per il suo Giovanni Canton a TONY ROBBINS un famoso Coach e Trainer americano. Lei lo conosce?

“Silvio Muccino descrive il suo personaggio come “un po’ profeta e un po’ cialtrone”. Ecco, qui non capisco più a chi si sia effettivamente ispirato. Non frequento i corsi di Robbins, ho letto i suoi libri, ho visto qualche video, alcuni dei miei stimati insegnanti e colleghi fanno parte del suo gruppo. Io preferisco un altro approccio a quello di Robbins, altre scuole. Tuttavia rispetto e ammiro moltissimo questo straordinario trainer e ritengo che sia fra i migliori esistenti e attivi a livello internazionale. TONY ROBBINS ha ispirato e continuerà a ispirare milioni di persone a migliorare la propria vita. Si può dire altrettanto di pochi altri.”

Come ultima domanda, cosa ne pensi della polemica dei fratelli Muccino che imperversa nel web?  Alcuni dicono che le lotte tra fratelli sono addirittura bibliche, cosa ne pensa la Coach?

“Non ho mai fatto di un caso un principio. Ognuno ha le sue motivazioni particolari e specifiche. Spesso neanche gli stessi litiganti ne sono completamente consapevoli. Lavoro con manager, direttori del personale, politici e artisti, alla riduzione dello stress da sovraesposizione al pubblico.
Ritengo, dunque, che questioni private complicate e tormentate debbano essere tenute lontane dalla pubblica piazza, poiché si caricano di ulteriore e inutile stress. Bello è, invece, condividere valori e idee che possano essere d’ispirazione e d’esempio.
Mi rendo anche conto tuttavia che questo non è né sempre possibile né controllabile. Forse ricordarsi che una grande visibilità richiede anche senso di responsabilità verso chi guarda, sarebbe utile.
Ai due fratelli auguro pace. Qualsiasi cosa sia successa nel passato non è mai importante quanto l’opportunità che ci offre il presente. Nel presente possiamo fare qualsiasi cosa. La sua qualità è nella nostra responsabilità.”

Teresa Burzigotti si occupa di Life, Business e Brand Coaching.
Si è formata come Coach a Roma e Milano con la scuola di Alessio Roberti, e in seguito si è specializzata a Colonia, Berlino e Amburgo in coaching emozionale. Si occupa della Brand identity di progetti europei e di seminari di comunicazione medico paziente. È la prima italiana certificata wingwave Lehrtrainerin dal Besser-Siegmund Institut di Amburgo e dai creatori del metodo, Cora e Harry, psicologi, psicoterapeuti, trainer di PNL, trainer di Coach, e supervisori in EMDR. Il wingwave® Coaching è una procedura registrata e certificata DIN EN ISO 9001 e riconosciuta dalla ECA (European Coaching Association). www.wingwaveitalia.it info@ilcoaching.net

Teresa Burzigotti

Vittorio Zenardi

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Vittorio Zenardi
Direttore Responsabile

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