"Io sono Mateusz"

Cinema Recensione

« La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi. »

Appunto,”essere compresi…”
Pasolini in questa frase tratta da Una disperata vitalità, in Poesia in forma di rosa (1961-64) sintetizza l’amarezza di chi  ha subìto a lungo la condizione di emarginazione per non essere mai sceso a compromessi con le proprie idee.
Mateusz, il protagonista di quest’opera, è invece condannato ad una vita in-comprensibile per gli altri, che riescono a vedere in lui solo un guscio vuoto in contorsione.
Io sono Mateusz“, film polacco scritto e diretto da Maciej Pieprzyca, racconta la storia sorprendente di Mateusz, affetto da una grave paralisi cerebrale, diagnosticata come ritardo mentale, quindi ostacolo insormontabile alla comunicazione del bambino con il resto del mondo. Dopo 25 anni si scoprirà invece che Mateusz è perfettamente in grado di intendere e di volere.
La pellicola, basata su una storia vera, scandisce questo percorso di sofferenza e redenzione  in brevi capitoli, significativamente rappresentati dai simboli linguistici che libereranno il protagonista dalla sua schiavitù.
Ma prima ancora di questi, sarà l’amore e la perseveranza dei genitori che forgiérà  il suo carattere per la dura battaglia che l’attende.
Queste scene di una tenerezza infinita ci vengono mostrate da Pieprzyca senza eccessivi sentimentalismi mitigate come sono da un certo effetto di realtà.
Se tale effetto regna indiscusso per tutta la durata dell’opera, il merito lo si deve ai due magnifici attori che interpretano Mateusz, che nella realtà ha il nome di Przemek: Kamil Tkacz, Mateusz bambino e Dawid Ogrodnik che interpreta  Mateusz adulto.
Quest’ultimo, si cala nella parte in maniera stupefacente, tanto che i primi minuti del film si fa fatica a pensare che la persona che si palesa davanti ai nostri occhi sia effettivamente un attore e non una persona affetta da disabilità.
Ogrodnik che ha avuto modo di passare del tempo con Przemek dimostra una sensibilità straordinaria, non solo per la perfetta  e credibile immedesimazione fisica, ma soprattutto per aver costruito uno “sguardo interiore” (probabilmente nato anche grazie al empatia con Przemek) che rivela tutta la sua forza nello sguardo in macchina regalataci nell’ultima inquadratura.
Un’interpretazione che non passa certo inosservata e fa di lui uno degli attori più talentuosi della Polonia e stella nascente del panorama artistico internazionale.
Nelle sale italiane dal 12 Marzo 2015.

Vittorio Zenardi

 

 

 

 

 

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