Il disco de "LE FOLLI ARIE"

Musica Recensione

LE FOLLI ARIE sono una band milanese non emergente in senso stretto, ma Simone Corazzari, Massimiliano Masciari, Marco Antonio Cerioli e Francesco Meles semplicemente, a dispetto dei tempi che corrono che vedono protagonisti nella discografia i giovanissimi costruiti a tavolino nei talent delle illusioni, hanno preso il loro TEMPO per far maturare un prodotto assolutamente ricco ed energico di musica ed emozioni.
La loro biografia cita infatti una lunga esperienza in svariati progetti e moltissime collaborazioni, anni di esperienza, anche nell’insegnamento e nella produzione, fino al momento clou, in cui compongono il loro primo album di 13 tracce.
Partiamo dal nome della band, scelto nel 2001/2002. quando la band, per partecipare ad un concorso, si lasciò ispirare da un articolo di giornale che parlava di ARTE e FOLLIA; allora la formazione era anche diversa. A quel nucleo originario fondato da Simone e Massimiliano, si sono uniti fino al 2012 Marco Antonio e Francesco.
“Le folli arie” è anche il titolo dell’album, decisamente un ottimo lavoro, che vanta la qualità di ogni singolo componente, ma anche di special guest aggiunte, ed impreziosite in fase finale dal mixing e mastering di uno tra i più autorevoli produttori ed ingegneri del suono italiani, Lollo Cazzaniga, che certo non ha bisogno di presentazioni.
Il nome conserva appieno il senso della musica che propongono, mischiando la follia dei vari generi in un risultato coerente, cercando di fare venire fuori tutto senza guastare la ricetta finale.
Sicuramente in questo disco emerge molto più Simone, autore di testi e musica, le sue influenze, i suoi ascolti, dai Led Zeppelin a Ben Harper, da Dave Matthews a Jeff Buckley, ma anche il funk-rock di Massimiliano, il genio progressive di Marco Antonio e le grandi ritmiche di Francesco. E poi, impreziosito in finale con sax, percussioni, fiati e archi, ad opera di Gianluca Del Fiol, Luca Pasqua, Maurizio Signorino, Piergiorgio Elia, Edwin Della Torre, Serena Ferrara Giorgia Ieluzzi, Alessandra Marina, Annamaria Cristian, Silvio Centamore, Lorenzo Pierobon e Manuela Masciari.
A raccordare tutta questa gran qualità, la forte complicità del mix e mastering del mitico Lorenzo Cazzaniga.

Lavorare con Lorenzo è stato fantastico, il suo approccio supereasy, pur essendo il grande produttore qual è, è una persona umile e semplice, lavora con noi e per noi dandosi alla stessa maniera come se lavorasse con e per Baglioni e i tanti grandissimi con i quali ha collaborato al loro sound” (Cit. Simone Corazzari)

Spulciando ogni singolo, svariate sono le influenze musicali: hard rock e progressive, fusioni tra bossa e acid jazz, arrangiamenti mai noiosi, troviamo splendide ballad, ma anche brani in lingua inglese, assolutamente puro rock, che non ti aspetteresti, non conoscendoli, al primo ascolto, come opera di una band italiana, e che soprattutto beneficiano di una voce straordinaria come quella di Simone, ma anche di una seconda voce altrettanto formidabile come quella dell’eclettico tastierista Marco Antonio.
La decisione di proporre i 3 singoli del disco (oltre ai due strumentali che hanno anche un titolo inglese) in lingua anglosassone è presto spiegata come una scelta naturale, perché la lingua si presta bene alla loro musica, forse anche meglio dell’italiano, con il quale sicuramente ci deliziano di splendide storie e poesie. D’altronde, il background di tutti è fondato su ascolti internazionali e la stessa musica che scrivono e suonano ha radici molto più profonde nei paesi di lingua anglosassone.
Insomma un album anche straordinariamente pop-ular perché riunisce tutte le contaminazioni mettendo gli amanti dei vari generi tutti d’accordo.
La critica li ha definiti prog-pop. La  loro scommessa era riuscire a fare qualcosa musicalmente interessante e il più originale possibile. Certo se pensiamo al progressive vero, dei Dream Theater o Jehtro Tull o i King Crimson, no, non è quello, il prog in senso stretto, che ha radici più profonde negli anni ’70, ma piuttosto di un approccio progressivo, dell’idea di sperimentare, di portare avanti un linguaggio, di contaminare, e questo è anche POP.
I testi sono sicuramente non semplicissimi e non facili da ricordare ad un primo ascolto, narrano meravigliosamente una introspettiva PERSONALE e storie d’amore, mostrano però una maggiore immediatezza della band nel trasmettere al pubblico le loro melodie, piuttosto che questi bei racconti, melodie e armonie che comunque aiutano a rimettere il cd dall’inizio per farsi ascoltare con piacere una seconda volta e inserirlo nella propria playlist preferita.
Stessa sensazione anche accade guardando il videoclip del primo singolo “NON E’ FACILE”: una scelta più artistica che commerciale, sicuramente non il più immediato se visto in una logica di MARKETING da presentare come video d’esordio ma sicuramente fatto molto bene. I
Il regista Filippo “Pax” Pascuzzi (http://www.filippopax.com/)ha saputo cogliere il senso di questa bellissima poesia, senza scadere nel didascalico, ideando una clip che trova nella simbologia degli origami, suggerita da Marco Antonio, il senso della vita parallela di 5 coppie che hanno apparentemente una differenza di età di 20 o poco più, come appunto la teoria shintoista della rigenerazione delle anime di carta celebra.

Ed anche se controcorrente e fottendosene di quella che è ormai una consuetudine di questi tempi, scelgono di non apparire nel video e in genere di apparire il meno possibile, mandando avanti la loro musica; quindi di certo non li vedremo mai ospiti dalla D’Urso, ma potremo seguirli nei vari show live e nei tanti club dove suoneranno, sperando di vederli in manifestazioni e spettacoli musicali sempre più importanti, dove la musica si suona sul serio e non si mima, e nei quali dimostrano senza dubbio di saperci fare, stabilendo subito un grande feeling con il pubblico che li segue o li scopre per la prima volta, trasportandoli in un groove coinvolgente.
Un voto alto a questa band, che ha tantissime cartucce ancora da sparare nel proprio repertorio, facendosi largo nel panorama musicale; quindi un consiglio, non perdeteli di vista, anzi d’orecchio, seguiteli su social network, andate ai loro live, inserite la loro musica nel vostro iPod, comprandola in digitale o in fisico, presto anche direttamente nello store del loro sito web.

 
 

Antonio Dinuzzi 

Amministratore SKE! Entertainment

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