Violenza sulle donne, presentato a Roma il rapporto Istat “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”

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I dati parlano in modo chiaro: oggi in Italia la violenza contro le donne è ancora un fenomeno ampio ed esteso.
E’ quanto emerge dal rapporto Istat «La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia» che è stato presentato venerdì 5 giugno a Roma presso il salone di Palazzo Cornaro alla presenza di Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di Pari Opportunità e di Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento per le Statistiche Sociali e Ambientali dell’Istat.
Si tratta della seconda edizione dell’indagine sulla “Sicurezza delle donne” realizzata dall’Istat e finanziata dal Dipartimento per le Pari Opportunità.
Secondo i dati contenuti nel report, sono quasi sette milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, una italiana su dieci prima dei sedici anni. In particolare, il 31,5% delle donne di età compresa tra i sedici e i settant’anni è vittima di violenze fisiche e sessuali.
Di queste il 21% ha subito violenze sessuali, il 20,2% violenze fisiche e il 5,4% ha subito stupri. Nella maggior parte dei casi gli autori di questi atti violenti sono i partner o gli ex partner. Come conferma l’Istat, infatti, le forme più gravi di violenza provengono dall’ambito familiare, quello più vicino alle vittime: partner attuali ed ex partner sono gli autori di abusi pesanti come stupri e minacce.
Non bisogna poi trascurare gli effetti psicologici di tali aggressioni come perdita di autostima, ansia e depressione. I dati evidenziano anche un aumento del numero dei figli che sono stati testimoni di episodi di violenza sulle proprie madri, e sottolineano che a subire violenze sono soprattutto donne separate o divorziate.
Sebbene negli ultimi cinque anni la violenza sulle donne sia aumentata in misura considerevole, i dati raccolti dall’Istat registrano oggi segnali di miglioramento rispetto al passato. Sembrano essere diminuiti, infatti, i casi di violenza fisica e sessuale proveniente da partner ed ex partner; sono in forte calo anche le violenze nei confronti delle studentesse come pure le pressioni psicologiche esercitate dal partner.
Segnali positivi che provengono da una maggiore informazione sul fenomeno e da una crescente consapevolezza da parte delle donne che trovano sempre più il coraggio di considerare un reato la violenza subìta, di denunciare gli aggressori, di parlarne con un parente o un amico, di cercare aiuto presso servizi specializzati, sportelli e centri antiviolenza. Ma il percorso di emancipazione dalla violenza deve proseguire e continuare a portare risultati, pertanto i dati positivi finora ottenuti aiutare a capire i punti di forza e di debolezza dell’attuale piano Antiviolenza, attuato a partire dalla “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” (Convenzione di Istanbul), ratificata nel 2011.  “Sia la legge sullo stalking che sul femminicidio – ha spiegato la Consigliera Giovanna Martelli    hanno avuto un impatto positivo e hanno portato dei benefici, ma si devono andare ad aggiungere anche iniziative sociali e politiche pubbliche integrative.

Queste ultime devono dare via d’uscita alle donne per emanciparsi da una dimensione relazionale violenta”. E ha aggiunto: “Gli strumenti per combattere i fenomeni non devono essere per forza legislativi. E’ stato varato il Piano Antiviolenza che prevede una serie di interventi ed è un atto di programmazione sistemico per uscire dall’emergenza. Bisogna proseguire questo percorso”.

Margherita Villa

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