KREUZWEG – LE STAZIONI DELLA FEDE: LA RECENSIONE

Cinema Recensione

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SINOSSI: Attraverso quattordici lunghe inquadrature da un’angolatura fissa, è rappresentato il percorso di Maria (Lea van Acken), una giovane adolescente di quattordici anni che appartiene, insieme alla sua famiglia, a una comunità cattolica fondamentalista di stampo radicale.
Maria frequenta il mondo moderno come ogni ragazza della sua età, tuttavia il suo cuore è devoto a Gesù e lei è determinata a mantenersi pura per lui, seguendo l’esempio di tutti quei bambini di cui parla Padre Weber (Florian Stetter) a catechismo, che, fin da piccoli, sentono la “chiamata” del Signore e diventano santi.
Maria aderisce quindi completamente ai dettami del sacerdote e della madre (Franziska Weisz), che severamente ne sorveglia le pulsioni innocenti della pubertà, e si sforza di seguire il rigore che la fede le impone anche quando questo significa allontanarsi dalla realtà che la circonda.
Solo Christian (Moritz Knapp), un compagno di scuola, sembra turbare i suoi propositi.
Quando la invita a cantare soul e gospel nel coro di una parrocchia vicina, Maria è incuriosita e interessata ma, alla fine, è costretta a rinunciarvi: queste musiche, le è stato insegnato, sono tentatrici e demoniache e, come tutte le melodie moderne, possono scatenare gli istinti umani più irrefrenabili e primordiali.
In questo contesto di chiusura verso le gioie della vita mondana e di presunzione che il peccato risieda in ogni angolo della vita terrena, Maria si convince dunque che solo attraverso l’estremo sacrificio si possa finalmente raggiungere Dio. E intraprende così il suo personale cammino verso il Golgota, lasciando dietro di sé una famiglia dilaniata che trova conforto solo nella fede, e la domanda se tutto questo fosse davvero inevitabile.
RECENSIONE: Con Kreuzweg – Le stazioni della fede, Dietrich Brüggemann indaga sulla follia di tutti i fondamentalismi.
Il regista tedesco conosce molto bene l’ambiente che racconta perché, negli anni novanta, la sua famiglia é stata a lungo associata ai circoli della Fraternità di San Pio X che ha fornito l’ispirazione per la Fraternità sacerdotale di San Paolo nel film.
“Kreuzweg” in tedesco significa “Via Crucis”, quella che la protagonista intraprenderà come unica ed estrema soluzione per unire la fede religiosa nella quale è stata cresciuta e il suo desiderio di condurre una vita differente.
Formalmente impeccabile, rigoroso e stilisticamente perfetto Kreuzweg riesce a coinvolgere e far riflettere lo spettatore.
Questo grazie anche alla straordinaria e potente interpretazione della protagonista, la giovane debuttante Lea van Acken.
Brüggemann torna dopo Neun Szenen, suo film d’esordio, a lavorare con le inquadrature fisse, confermando la sua predilezione per uno sguardo senza compromessi.
La macchina da presa immobile, mostra nel suo complesso uno spazio ben delimitato.
Gli attori sono così diretti come in una coreografia teatrale, liberi di interagire simultaneamente, nulla é quindi sottratto al vedibile. Tutto quello che é leggibile é anche visibile.
Questa scelta ha la capacità di far crescere lentamente la tensione anche con una lunga, singola scena.
Orso d’argento per la Miglior Sceneggiatura, (scritta dal regista insieme alla sorella Anna) al Festival di Berlino 2014 e Premio della Giuria Ecumenica, arriva nelle sale italiane il 29 ottobre distribuito da Satine Film.

Vittorio Zenardi

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