Dio esiste e vive a Bruxelles – La recensione

Cinema Recensione

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SINOSSI

«Dio esiste e vive a Bruxelles. Appartamento tre camere con cucina e lavanderia, senza una porta di entrata e di uscita. Si è parlato molto di suo figlio, ma poco di sua figlia… sua figlia sono io». Non è facile essere la figlia di Dio. Éa, undici anni, lo sa bene: suo padre – anzi, suo Padre – è odioso e antipatico e passa le giornate a rendere miserabile l’esistenza degli uomini. È una situazione che non può andare avanti, ma come risolverla? Dopo l’ennesimo litigio, Ea scende tra gli uomini per scrivere un nuovo Nuovo Testamento che ci permetta di cercare la nostra felicità; ma, prima di andarsene, usa il computer del Padre per liberarci dalla più grande delle nostre paure inviando a ciascun essere umano un sms con la data della propria morte.

RECENSIONE

Presentato a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs e candidato a rappresentare il Belgio nella corsa all’Oscar per il miglior film straniero, Dio esiste e vive a Bruxelles arriverà il 26 novembre nelle nostre sale.
L’anteprima qui a Roma nel giorno in cui proprio Bruxelles é barricata e colpita per i gravi fatti di Parigi, appare una singolare coincidenza.
Benoît Poelvoorde incarna un “Dio” burbero e dispettoso, rappresentato con incisiva isteria.
La voce off che ci introduce la storia e ci affianca nella visione è quella di Éa interpretata da una bravissima Pili Groyne.
Jaco Van Dormael, autore di un cinema visionario e ipnotico decide di focalizzare il suo sguardo sulle religioni per poi immergerci in una favola surrealista.
L’espediente narrativo di rivelare a tutti gli abitanti del pianeta via SMS il suo segreto più gelosamente custodito, ovvero la data della loro morte dà il via ad una serie di imprevedibili conseguenze e ci induce a riflettere sulla effettiva felicità delle nostre esistenze.
Particolarmente suggestive alcune sequenze oniriche che si avvalgono di tecniche digitali.
Fra queste, quella della mano che balla sul tavolo risulta davvero efficace, a tal proposito Van Dormae in conferenza stampa ha dichiarato:

“Si tratta di un’idea che proviene dallo spettacolo “Kiss &Cry”, una specie di film effimero creato nel 2013 con la mia partner Michèle Anne De Mey e un gruppo di amici. Nello spettacolo, i personaggi erano interpretati e ballati da mani, e c’era una via che non avevamo esplorato: quella di un uomo con un braccio solo alla ricerca della sua mano. Ho fatto spesso i sogni che si vedono nella sequenza onirica. Invecchiando, sto lavorando molto con i sogni. Vado a letto pensando a una parte specifica di un film, o a un momento della sceneggiatura, e la mattina dopo, mi sveglio con la scena in testa. È un notevole risparmio in termini di fatica.”
La musica, che ha sempre un ruolo di primo piano nei film del regista belga, è stata affidata alla compositrice e musicista fiamminga An Pierlé che con semplici brani di pianoforte crea il giusto contrappunto.
Molte le influenze riscontrabili nel film, dal gorilla che sembra riecheggiare l’icona del Ciao maschio di Ferreri a Max amore mio di Nagisa Oshima fino alle affinità con Fellini e Tarkovskij.
Un’opera che probabilmente innescherà discussioni sull’uso e il limite della satira come successo dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo, e che dimostra tutta la sua tremenda attualità.

Vittorio Zenardi

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