I Am Still Alive – La recensione (Premiere)

Cinema Recensione

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SINOSSI

La vita di Muhammad giovane circense palestinese, venne sconvolta il 15 maggio 2014 quando alle manifestazioni del giorno della Nakba fu colpito da un proiettile durante gli scontri con le forze israeliane al confine del campo profughi di Bureij nella Striscia di Gaza.
Il film tramite i suoi occhi segue il viaggio della guarigione che lo vede costretto a bilanciare il tragico trauma della morte con la fondamentale volontà di vivere.

RECENSIONE

Camille Bildsøe ventunenne regista danese, dimostra nonostante la giovane età, una maturità di sguardo davvero sorprendente.
I am still Alive” è un ottimo documentario, scritto e diretto con piglio autoriale.
La narrazione é scandita dalle parole di Muhammad che si racconta in primo piano e da un montaggio che alterna alle drammatiche scene di repertorio quelle delle prove sotto il tendone del Circo.
Lo schock é notevole quando vengono mostrati i video delle telecamera di sicurezza.
Sia quello del ferimento di Muhammad che quello dell’assassinio di Nadeem Siam Nawara suo amico divenuto martire a soli diciassette anni. Colpisce la gratuità del gesto dei militari israeliani che colpiscono a freddo i due bersagli che avevano tutt’altro che un atteggiamento violento.
Sgomento e incredulità ci pervadono nel constatare questa assurda e terribile verità. Ci ritornano alla mente le parole che Muhammad aveva sussurrato in apertura:

Ho passato la mia infanzia a guardare il muro e ora vedo solo il muro.. Siamo in una gabbia in una grande gabbia..ti trattano come fossi di loro proprietà come tu fossi il loro animale domestico”

Gli eventi di quel giorno, la sua prima volta nella zona di protesta, la gente che urla, il caos, le bandiere della Palestina sono scene che si ripetono ancora oggi nella sua testa. Come il momento della fitta al polmone trapassato dal proiettile, il respiro affannoso, la corsa in ospedale, l’incredulità.
In un lento flashback vengono ripercorsi i momenti di quella maledetta giornata, le parole di Muhammad scorrono veloci, rallentando solo quando parla dell’amico assassinato:

Non potevo credere che ora Nador fosse un martire ..Solo dopo essere uscito dall’ospedale ed aver visto i video ho capito…

La vita che va avanti trova forza e speranza nella sua grande passione: il circo.

“Sto bene con me stesso quando faccio acrobazie e sono in azione. Su un palco o davanti al pubblico sono felice, mi sento me stesso….”

Nella scena finale, speculare a quella iniziale, Muhammad dimostra di aver capito che nessun sopruso potrà mai condizionare il suo essere:

I’don’t feel free, but I’m free. I’m mentally free”.

La Bildsøe realizza un’opera coraggiosa e sincera e ci invita a riflettere sulla “banalità del male” che riduce l’uomo a mero ingranaggio.

 V. Z.

Camille Bildsøe

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A quindici anni vince L’Oregon Film Festival con il suo primo documentario “Heaven Above”.
Lavora alla Danmarks Radio la radiotelevisione di stato danese come story consultant and editor per un cortometraggio documentario “The Girls from Hylleholt, poi trasmesso dall’emittente.
Dopo aver lavorato un anno presso la società di produzione danese “Happy Ending Film” come assistente del produttore Mie Andrease vincitore dell’Academy Award, si trasferiscea New York per studiare regia del documentario alla New York Film Academy.
La sua opera “The happiest family” è stata proiettata al DOC NYC, il più grande festival nel campo dei documentari.
I Am Still Alive” che abbiamo visto e recensito in esclusiva sarà proiettato nei Festival in giro per il mondo.

 

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