Kensington Gardens. La recensione

Cultura Teatro

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Lo spettacolo Kensington Gardens, inserito nel cartellone della stagione 15/16, del Teatro Sala 1 di Roma, andrà in scena fino al 6 Marzo 2016.
Questo particolare Teatro situato nella navata centrale della cripta della Scala Santa in un suggestivo spazio con pareti in mattoni a vista ed ampi archi, che richiamano strutture romane antiche, mette lo spettatore dentro la scena facendolo diventare una sorta di attore inconsapevole.
Kensington Gardens è l’ultimo capitolo della Trilogia del contemporaneo di Giancarlo Nicoletti, preceduto dai pluripremiati #salvobuonfine e Festa della Repubblica, che affronta i temi del postmoderno italiano, dalla percezione del sé dell’uomo contemporaneo all’incapacità relazionale nei rapporti umani.
Ambientato a Londra in un futuro, prossimo o remoto, dove un Partito xenofobo è al governo. Una legge espelle tutti i non inglesi dal suolo britannico, sugli immigrati si spara a vista. Sei italiani ottengono di evitare il rimpatrio, isolati in una villa del parco di Kensington, in attesa di grazia. Il figlio e la sorella di una cantante in conflitto con la crisi di mezza età e col suo compagno più giovane. Un esame di cittadinanza per scongiurare l’estradizione, un chimico, sua moglie. Pianoforti, pranzi, bicchieri di alcol, cene, canzoni d’autore, un magistrato e una giovane inglese che sogna la fama.
Lo spettacolo inizia all’ottantanovesimo giorno di permanenza nella casa dove dato il lungo isolamento, i rapporti sono diventati tesi e le incomprensioni e le ire fra i personaggi aumentano di ora in ora.
I caratteri sono un tentativo di lettura contemporanea delle dinamiche dei personaggi di Il Gabbiano di Cechov, operazione molto pericolosa ma interessante. Seguendo infatti, la scia dei protagonisti cechoviani, i personaggi sono tutti portatori di sentimenti ed emozioni fortissime.

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C’è Elena Salfi Corvini interpretata da una strepitosa Annalisa Cucchiara, che vive solo per la musica, trascurando il figlio per la carriera per lunghissimi periodi. Il figlio, Tommaso, interpretato da Riccardo Morgante, perfettamente calato nella parte, è un aspirante musicista che vive come un grandissimo peso e ostacolo il confronto e il giudizio della madre.
Julia, la bravissima Eleonora de Luca è l’amica inglese, una ragazza che vuole fare la cantante, ma viene ostacolata dalla famiglia.
Luca Notari, con il suo Massimo de Maiori, compositore di successo che si invaghirà di Julia, darà prova oltre delle sue doti sceniche anche di quelle vocali nel duetto con la Cucchiara.
Cristina Todaro interpreta Cecilia sorella di Elena che si è sempre presa cura del nipote Tommaso, è il personaggio che tra tutti, più si allontana dall’impianto cechoviano. L’attrice rende bene le varie sfumature del suo personaggio fino ad una vera e propria trasformazione nel finale.
William è un giudice e un uomo che ha trovato il suo equilibrio, l’unico veramente al sicuro in questa situazione. Con un interpretazione fatta spesso di pause e movimento accennati Francesco Soleti delinea bene il suo personaggio. Una menzione partiolare per la coppia composta da Sabrina e Paolo, rispettivamente Valentina Perrella e Alessandro Giova che incarnano un po’ le dinamiche di coppia di Mascia e Medvedenko. Lui innamorato e legato alla famiglia; lei una ragazza incapace che va avanti per inerzia, lasciando che le cose fluiscano autonomamente, in realtà ama Tommaso. Particolarmente riuscita la scena della scoperta del tradimento dove Paolo da voce ai suoi sentimenti repressi, entrambi gli attori riescono a calibrare bene le sfumature caratterizzanti i propri personaggi. Il testo di Nicoletti è scritto con cura, con i giusti inserti musicali e l’essenziale allestimento scenico.
L’intuizione di un partito xenofobo che prende il potere definendo immigrati clandestini tutti coloro che non hanno la cittadinanza fa di Kensington Gardens una metafora che mette al centro della sua rappresentazione l’idea stessa di “straniero”, dimostrando tutta la sua attualità.
Uno spettacolo da non perdere, fino al 6 Marzo 2016 al Teatro Sala 1 di Roma.

Vittorio Zenardi

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