La macchinazione. La recensione

Cinema Recensione

Sinossi

Nel 2015 sono passati quarant’anni dalla scomparsa di Pasolini, eppure il suo omicidio è ancora uno dei misteri italiani più discussi.
Quando il 2 novembre del ’75 il corpo senza vita di Pasolini fu trovato all’Idroscalo, David Grieco fu tra i primi a giungere sul posto insieme al medico legale Faustino Durante. Grieco aveva cominciato a lavorare nel cinema giovanissimo proprio con Pasolini e i due erano legati da profonda amicizia; a lui la famiglia chiese di scrivere la memoria di parte civile del primo processo per l’omicidio.
La macchinazione racconta gli ultimi tre mesi di vita di Pasolini e del suo rapporto con il giovane ragazzo di vita Pino Pelosi.
Nell’estate del 1975, Pier Paolo Pasolini sta montando il suo film più aspro e controverso, Salò o le 120 Giornate di Sodoma (opera che a suo dire “sorprende persino me che ne sono l’autore”).
Pasolini, coscienza critica e anticonformista del nostro paese, alla vigilia di cambiamenti epocali per l’Italia, mentre lavora al suo film, sta scrivendo Petrolio, opera che denuncia le trame di un potere politico ormai corrotto fino al midollo. In quegli stessi giorni, Pasolini frequenta un ragazzo di borgata, Pino Pelosi. È una borgata dove comincia a muovere i primi passi un’organizzazione criminale che si avvia a diventare padrona della città: la Banda della Magliana.
Quando, la notte del 26 agosto, viene sottratto dagli stabilimenti della Technicolor il negativo di Salò, scatta una trappola mortale che vede la sinergia fra delinquenza comune, crimine organizzato e una criminalità politico-finanziaria che forse a tutt’oggi conserva larghe sacche di potere nel nostro Paese.
Nella notte fra il primo e il due novembre del ’75, Pasolini si reca all’Idroscalo per riavere il negativo del film. Ciò che in realtà si trova ad affrontare è una trama pianificata in ogni dettaglio da tanti complici volontari e involontari, tutti ormai indistinguibili, tutti ormai ugualmente colpevoli. «Le verità ipotetiche sulla morte di Pasolini che circolano da anni sono tante – dichiara il regista David Grieco – Pasolini è stato ucciso da Pelosi che ha fatto prima da informatore per il furto delle bobine di Salò e poi da esca per l’agguato all’Idroscalo. Pasolini è stato assassinato dalla famigerata Banda della Magliana. Pasolini è stato eliminato su ordine di Eugenio Cefis perché indagava sui loschi traffici del presidente di Eni e Montedison che avrebbe fondato la P2 e nel ’62 fatto precipitare l’aereo di Mattei. Pasolini si è fatto uccidere e si è fatto Cristo pianificando il suo martirio nei minimi dettagli, come sostiene l’amico e pittore Giuseppe Zigaina. La macchinazione sposa tutte queste ipotesi intrecciandole in un ordito semplice e verosimile. Perché c’è del vero in ognuna di queste tesi. Una verità sepolta sotto tante verità”.

Recensione

La macchinazione è un’opera ottimamente congegnata e splendidamente recitata dai suoi interpreti. Oltre alla conferma di un grande Massimo Ranieri, intimamente coinvolto nel ruolo e assolutamente credibile nei panni di Pasolini e di Libero De Rienzo, perfetto nella parte di Antonio Pinna, da segnalare anche l’ottimo esordio del giovane Alessandro Sardelli, in una parte, quella di Pelosi, tutt’altro che facile.
Lo speciale rapporto che aveva intessuto negli anni con Pasolini permette a Grieco di concatenare fatti e collegare cose apparentemente distanti tra loro. Questo processo che a volte s’incardina in volute forzature, si esalta grazie alla finzione cinematografica.
La macchinazione è un moto d’amore, sia per la verità, che per l’opera di uno dei maggiori poeti del secolo scorso.
Nella pellicola, oltre al regista, compare il Grieco intellettuale, che con la ragione mette a posto pezzi di puzzle incastrati male e troppo in fretta.
La verità processuale si sgretola così davanti ai nostri occhi. All’Italia bigotta di allora, forse e per comodo, poteva bastare il movente sessuale.
Ma oggi a quarant’anni di distanza, ci può ancora bastare? Non è forse dovere di un Paese civile sapere quello che realmente successe quella notte?
La proposta d’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, va proprio nella direzione auspicata da molti.
Come ha detto giustamente Massimo Ranieri in conferenza stampa: “Io voglio sapere la verità come cittadino italiano (…)”.
Il merito di David Grieco è proprio quello di non essersi fatto logorare nell’attesa della verità, per consegnarci oggi un’opera necessaria, ancor prima che per la memoria di Pasolini, per noi stessi.
Un film che si inserisce nella grande tradizione del cinema civile italiano. Perfetta anche la scelta della colonna sonora intessuta su Atom Heart Mother dei Pink Floyd, suite musicale in sei parti
che Pasolini aveva sentito una volta, e, aveva molto apprezzato. A questo proposito Grieco: “ È una musica che ha segnato la mia generazione. I Pink Floyd, ce l’hanno data contro ogni aspettativa, ce l’hanno data veramente con il cuore, dopo aver letto la sceneggiatura e dicendo per Pasolini sì. Calcolate che la stessa musica era stata negata a Stanley Kubrick che la voleva per Arancia meccanica, e quindi questo è uno dei grandi privilegi che sentiamo di avere.»
La Macchinazione è stato prodotto dalla Propaganda di Marina Marzotto con una piccola partecipazione della francese To Be Contined. Il film distribuito da Microcinema, sarà nelle sale italiane a partire da giovedì 24 marzo.

Vittorio Zenardi

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