La famiglia Fang – La recensione

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Sinossi

Sebbene vivano ai lati opposti degli Stati Uniti, Annie (Nicole Kidman) e suo fratello Baxter (Jason Bateman) conducono esistenze parallele e altamente problematiche. Annie è un’attrice, che, grazie ad alcuni exploit, di recente è apparsa più sui rotocalchi che sul grande schermo; Baxter, invece, è uno scrittore caduto in disgrazia, finito in ospedale con un trauma cranico mentre era alle prese con il suo ultimo improbabile lavoro da freelance. A causa di questo incidente, Annie e Baxter sono costretti a tornare a casa dai loro eccentrici genitori, Caleb e Camille Fang (Christopher Walken e Maryann Plunkett al giorno d’oggi, e Kathryn Hahn e Jason Butler Harner nei flashback), per un periodo di convalescenza e riconciliazione. Se Annie e Baxter sono così instabili è perché Caleb e Camille non sono certo genitori qualsiasi, e crescere nella famiglia dei Fang non li ha assolutamente preparati alla vita nel mondo reale.
Profondamente stimati nel mondo dell’arte contemporanea, i Fang sono performer radicali e sovversivi le cui creazioni scioccano e inquietano costantemente il pubblico, deliziando invece gli appassionati di arte. Sin dalla più tenera infanzia, i figli dei Fang sono stati pedine fondamentali nelle opere provocatorie dei loro genitori. A causa di queste esperienze, Annie e Baxter sono cresciuti con un eccesso di stimolazione, ma al contempo una mancanza di stabilità. Non stupisce, quindi, che siano indecisi sul fatto di tornare dai genitori. Poi, improvvisamente, Caleb e Camille scompaiono, e le prove corroborano la tesi che si tratti di un crimine. La polizia teme il peggio, ma Annie è convinta che si tratti di una nuova performance dei Fang, e che i suoi genitori abbiano finto la propria morte per dare vita all’ennesima bizzarra “opera d’arte”. Mettendo insieme i pezzi del puzzle dei ricordi della loro infanzia targata Fang, i due figlioli ormai cresciuti si mettono alla caccia dei genitori, sperando di scoprire la verità su quanto accaduto al padre e alla madre. Durante la ricerca, potrebbero finire anche per trovare se stessi.

Recensione

La famiglia Fang pellicola diretta e interpretata da Jason Bateman, qui alla sua seconda opera dopo Bad Words (2013) s’interroga sul labile confine che separa l’arte dalla realtà.
Più specificatamente prova a delineare una mappa emotiva prima che artistica, che ci aiuti a capire quando l’arte può essere considerata tale.
Caleb (Christopher Walken) prova a convincerci (vedere la scena con il bicchiere in mano durante le riprese del documentario), che si può parlare di arte solo davanti ad un “avvenimento” quando cioè la performance s’instilla nelle pieghe della realtà.
Anche quando il gioco pare sfuggirgli di mano stritolando le vite dei propri figli il capofamiglia risponderà solo all’esigenza di fare della propria vita un’unica, totale, opera d’arte.
Ma La famiglia Fang punta lo sguardo anche sull’istituzione famiglia, vista come incunabolo di malesseri striscianti, dove egoismi sono spesso mascherati da attenzioni amorevoli.
Annie (Nicole Kidman) e Baxter (Jason Bateman) succubi dei genitori appaiono come una sorta di moderni Hansel e Gretel impegnati in un viaggio alla scoperta della propria identità.
La riuscita del film è dovuta oltre che all’ottima sceneggiatura di David Lindsay-Abaire nel 2006 Premio Pulitzer per Rabbit Hole, alle convincenti interpretazioni dei quattro protagonisti con  Walken e la Kidman veramente superlativi.
Presentato al Festival di Toronto del 2015 e tratto dall’omonimo best-seller di Kevin Wilson, edito in Italia da Fazi Editore, La famiglia Fang arriverà nelle sale italiane dal 1 settembre 2016.

Vittorio Zenardi

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