Terrorismo, tutti i nemici della Russia di Putin

Esteri

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La Russia sa da tempo di essere in guerra contro il terrorismo di matrice islamica. Secondo il Washington Post dal 1970 ad oggi più di 3.500 persone sarebbero morte in oltre 800 attacchi.

Poi ci sono gli attentati che sono stati sventati ma che spiegano come il Cremlino sia in prima linea. A novembre de 2016 i servizi di sicurezza dell’Fsb, arrestarono dieci persone, che erano in contatto con i vertici dell’Isis, tra Mosca e San Pietroburgo e confiscarono armi da fuoco e quattro bombe.

Per Mosca il pericolo si nasconde tra gli stati dell’Asia centrale, le ex sorelle povere della Russia ai tempi dell’Unione Sovietica. Sarebbe infatti nato a Osh, in Kirghizistan, il killer dell’attentato alla metropolitana di San Pietroburgo. L’intelligence russa segue gli indizi che indicano Jalilov Akbarzhon, un giovane di 22 anni, come probabile autore dell’esplosione che ha ucciso 11 persone e ferito altre 45.  Ha scritto Daniele Raineri sul Foglio: “Per ora non c’è ancora alcuna rivendicazione per l’attentato alla metro di San Pietroburgo che lunedì all’una e mezza ha ucciso quattordici persone. Tuttavia, c’è una probabilità altissima che la strage sia opera di uno di questi due gruppi: lo Stato islamico oppure l’Emirato del Caucaso. Quest’ultimo è il rimasuglio della guerra dei separatisti ceceni negli anni Novanta, che poi si è calmata ma ha dato origine a una mutazione estremista molto violenta.”

La Russia, agli occhi degli estremisti islamici, sconta la sua presenza in Siria. Secondo un report di OSINT Unit di ASRIE, associazione che fa riferimento alle ricerche del Central Asia Program della George Washington University, sarebbero circa 600 cittadini kirghisi che combattono tra le file dei gruppi jihadisti nello stato mediorentale falcidiato dalla guerra.

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