Perché Trump ha licenziato il capo dell’Fbi (che indagava su di lui)

Politica

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rimosso dal suo incarico il direttore dell’FBI, James Comey. L’FBI è il più importante organo della polizia federale americana e da diverso tempo sta conducendo tre indagini sui rapporti fra il comitato elettorale di Donald Trump e la Russia, e sull’ingerenza della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. La decisione è stata annunciata con un comunicato della Casa Bianca, motivandola con la necessità di «ricostruire la fiducia nella più importante agenzia di sicurezza del Paese».

Ma Casey aveva pochi amici anche tra i democratici che lo hanno accusato di aver contribuito alla sconfitta di Hillary Clinton. Il numero uno dell’agenzia aveva riaperto l’indagine sulle email della Clinton a due settimane dal voto di novembre perché, tra le altre cose, dall’indirizzo della ex first lady erano state mandate “centinaia, migliaia” di email indirizzate a Anthony Weiner, il marito dell’assistente personale di Clinton, nonché protagonista di un altro grosso scandalo.

Dallo studio ovale hanno fatto sapere che la rimozione è stata consigliata dal ministro della Giustizia Jeff Sessions, secondo il quale il direttore dell’Fbi «deve essere qualcuno che segue fedelmente le regole e i principi» del dipartimento della Giustizia, qualcuno che «dà il giusto esempio» a chi deve far rispettare la legge.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rimosso dal suo incarico il direttore dell’FBI, James Comey. L’FBI è il più importante organo della polizia federale americana e da diverso tempo sta conducendo tre indagini sui rapporti fra il comitato elettorale di Donald Trump e la Russia, e sull’ingerenza della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. La decisione è stata annunciata con un comunicato della Casa Bianca, motivandola con la necessità di «ricostruire la fiducia nella più importante agenzia di sicurezza del Paese».

Ma Casey aveva pochi amici anche tra i democratici che lo hanno accusato di aver contribuito alla sconfitta di Hillary Clinton. Il numero uno dell’agenzia aveva riaperto l’indagine sulle email della Clinton a due settimane dal voto di novembre perché, tra le altre cose, dall’indirizzo della ex first lady erano state mandate “centinaia, migliaia” di email indirizzate a Anthony Weiner, il marito dell’assistente personale di Clinton, nonché protagonista di un altro grosso scandalo.

Dallo studio ovale hanno fatto sapere che la rimozione è stata consigliata dal ministro della Giustizia Jeff Sessions, secondo il quale il direttore dell’Fbi «deve essere qualcuno che segue fedelmente le regole e i principi» del dipartimento della Giustizia, qualcuno che «dà il giusto esempio» a chi deve far rispettare la legge.

Insomma Trump non sarà un politico ma ha imparato benissimo certi meccanismi di Washington. Il licenziamento è formalmente giustificato con gli abusi commessi da Comey nell’inchiesta sulle email della Clinton ma ha l’effetto di bloccare, almeno per il momento, l’indagine del bureau sul Russiagate che, nel frattempo si sta allargando e intensificando. Spiega Mattia Ferraresi sul Foglio: «Nella breve lettera di licenziamento c’è un passaggio chiave: “Benché apprezzi molto il fatto che mi ha informata, per tre volte, che non sono sotto inchiesta, lo stesso…”. Se si segue il ragionamento legale dell’Amministrazione, si tratta di una excusatio non petita: il motivo del licenziamento riguarda il caso Clinton, non l’inchiesta sulla Russia, e non è formalmente chiaro perché il presidente faccia riferimento ad altre inchieste, per di più aggiungendo dettagli inediti e riservati. Nella realtà il motivo è piuttosto chiaro, ma l’Amministrazione si è giocata questa manovra spregiudicata in modo da depotenziare le critiche dei democratici».

Ludovica Scarpone

 

 

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