Emissioni Fca, è ancora Italia contro Germania

Economia In Rilievo

La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato adempimento, da parte di Fiat Chrysler Automobiles, degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli.

A generare il caso è stata una richiesta tedesca del settembre 2016: la Commissione è stata chiamata in causa come mediatore «nel disaccordo fra autorità tedesche e italiane sulle emissioni di ossidi di azoto prodotte da un’auto omologata in Italia». Durante la mediazione, conclusa positivamente, «la Commissione ha esaminato i risultati delle prove di emissioni e le informazioni fornite dall’Italia». Al termine di tale esame, ora l’esecutivo «chiede formalmente all’Italia di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa l’insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica – e quindi alla legittimità – dell’impianto di manipolazione usato e di chiarire se l’Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo Fca in questione e di imporre sanzioni al costruttore di auto».

Tutto nasce per mano del ministro tedesco per le Infrastrutture, il cristianosociale Alexander Dobrindt  che aveva scritto all’Unione europea denunciando manipolazioni delle emissioni nei modelli diesel di FCA e accusando il gruppo guidato da Sergio Marchionne di essersi a sua volta avvalso di software capaci di ridurre le emissioni in fasi di test.

Non è servito, quindi, l’operato del ministro delle infrastrutture Graziano Delrio che aveva chiesto  Bruxelles di rinviare l’apertura della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sulle emissioni Fca, per poter fornire ulteriori informazioni.

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