Un decennio di tira e molla sulla tassa prima casa

Politica

L’Italia deve reintrodurre la tassa sulla prima casa per i proprietari ad alto reddito. Ce lo chiede l’Unione europea nel pacchetto di «raccomandazioni specifiche per Paese».

Roma deve ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, e spostare il carico fiscale sui patrimoni. In particolare farebbe bene a reintrodurre la tassa sulla prima casa degli italiani ad alta fascia di reddito. E’ l’invito della Commissione europea nelle raccomandazioni specifiche per Paese adottate oggi. Ma il governo rimanda al mittente il suggerimento di Bruxelles. Lo fa per bocca del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan che ha detto: «L’Imu sulla prima casa è una delle tante proposte, ma le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme e io direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pochi mesi non è una buona idea».

Quella dell’imposta sulla prima casa è un vero e proprio tormentone che ha caratterizzato la storia dell’economia e dei governi degli ultimi dieci anni.  Quell’imposta che, pur cambiando tre volte il nome (da Ici a Imu e, infine, a Tasi) rimane la meno amata dagli italiani, storicamente in maggioranza proprietari dell’immobile in cui abitano.

Introdotta nella Finanziaria “lacrime e sangue” di Giuliano Amato dell’11 luglio 1992 (allora si chiamava Isi, imposta straordinaria sugli immobili), l’Ici diventò una delle prime fonti di reddito per i comuni italiani. Quell’imposta venne eliminata da Silvio Berlusconi, che sul taglio della tassa sulla prima casa provò senza riuscirci per pochissimo a battere Prodi nel 2006. Alla fine, l’mu tornò con Mario Monti.

«Avete capito bene, aboliremo l’Ici sulle prime case». Il 3 aprile 2006, all’ultimo faccia a faccia televisivo tra i due candidati premier alle politiche 2006, Silvio Berlusconi, che i sondaggi davano indietro, all’ultimo minuto si gioca a sorpresa la carta dell’abolizione sulle prime case dell’Imposta comunale sugli immobili. Ma quella promessa non pagò: anche se solo per 24mila voti, Berlusconi perse le elezioni e a palazzo Chigi andò Prodi con l’Unione, come si chiamava la coalizione di centrosinistra.

Uno degli ultimi atti del Professore a Palazzo Chigi fu un alleggerimento dell’imposta sulla prima casa, pari all’1,33 per mille, aggiuntivo rispetto alle altre detrazioni, fino ad un massimo di 200 euro.

Berlusconi gioca la campagna elettorale 2008 puntando tutto sulla cancellazione dell’Ici, che salta proprio in uno dei primi provvedimenti varati dal suo governo. La cosa non piace ai comuni, che protestano lamentando difficoltà di cassa dovute ai ritardi dei trasferimenti dei fondi compensativi del mancato gettito. Per dotare i Comuni di entrate proprie nasce l’Imposta municipale propria, che si applica sulla componente immobiliare, per accorpare in un’unica tassa l’imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati, e l’Ici rimasta dopo la cancellazione dell’imposta sulla prima casa. Il Governo Berlusconi nel marzo 2011 ne stabilisce l’introduzione a partire dal 2014.

L’Imu diventa di fatto una nuova Ici sulle abitazioni principali dal 2012, per poi essere applicata a regime a partire dal 2015. Il gettito va in parte ai comuni, in parte allo Stato.

Tocca, infine, a Matteo Renzi. L’attuale segretario del Partito democratico, arrivato a Palazzo Chigi, nel 2016 cancella I’Imu e la Tasi sulla prima casa.

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