Flixbus, la tirannia della rendita che schiaccia la concorrenza

Economia

Una compagnia di autobus low cost che permette di fare lunghi viaggi spendendo pochi euro, due tentativi del Parlamento per bloccare il servizio, la rendita disposizione che vale più della concorrenza. Sono gli ingredienti che descrivono un ritardo tutto italiano.

Ma andiamo con ordine. A Febbraio, un emendamento contenuto nel decreto cosiddetto “milleproroghe”, la legge che si approva ogni anno e che contiene norme sugli argomenti più diversi rischiava di bloccare il settore degli autobus low cost, un servizio arrivato in Italia da qualche anno e che permette di viaggiare per lunghe tratte spendendo pochissimo. I due principali operatori di autobus low cost in Italia sono FlixBus e Megabus (oggi controllata da FlixBus), che hanno tariffe tra Roma e Milano che partono da una decina di euro. Il servizio di trasporto via autobus è stato liberalizzato da diversi anni e oggi non si svolge più in regime di concessione pubblica: è sufficiente ottenere un’autorizzazione da parte del ministero dei Trasporti. L’emendamento inserito nel milleproroghe stabilisce che le autorizzazioni possono essere concesse soltanto alle imprese che come principale attività svolgono il servizio di trasporto su strada. FlixBus è una piattaforma online che non possiede autobus e noleggia quelli utilizzati nel trasporto, utilizzando fornitori esterni: quindi la società viene di fatto esclusa dalla possibilità di ricevere le autorizzazioni.

Tuttavia dopo le polemiche e una campagna di lobby e di stampa molto efficace il governo si era impegnato formalmente ad abolire, con una successiva norma, l’emendamento del “milleproroghe”. Le cose sono andate diversamente e sabato scorso la commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla cosiddetta “manovrina” che contiene una norma che costringerebbe alla chiusura FlixBus. Secondo il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia, che ha parlato con il Foglio, il governo ora avrebbe cambiato idea, appoggiando l’emendamento: «C’è stato anche il parere favorevole del governo attraverso il viceministro Morando». Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, ha detto di essere contrario all’emendamento e ha aggiunto che «decisamente non è un buon periodo per la concorrenza in Italia». Come sono andate le cose lo spiega Luciano Capone sul Foglio: «Ciò che accomuna gli emendamenti, oltre al testo, è la provenienza (geografica e non politica) dei proponenti: sono tutti pugliesi. Come Giuseppe Vinella, uno dei principali sostenitori dell’emendamento anti Flixubs, presidente dell’Anav (Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori) e proprietario della Marozzi, un’azienda concorrente e in causa con Flixbus». Alla fine dei giochi, ol governo ha messo la fiducia sul testo uscito dalla Commissione bilancio, quindi non sarà più possibile modificare l’emendamento anti-FlixBus, ma la legge potrà essere modificata nuovamente, dopo l’approvazione della cosiddetta “manovrina”.

Nel frattempo il caso, anche politicamente è diventato scottante. Al punto da far scendere in campo anche Matteo Renzi che si è schierato dalla parte di Flixbus: «Il Pd non vuole fare chiudere Flixbus, la mia posizione, al di là di emendamenti parlamentari su cui non sono d’accordo, è di pieno sostegno per chi viene in Italia per portare elementi di concorrenza».

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