Twin Peaks 3: il nuovo sorprendente incubo di David Lynch

Cinema In Rilievo

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Cannes ha presentato sul grande schermo i primi due episodi della terza stagione di Twin Peaks: David Lynch e Mark Frost celebrano la serie cult degli anni ’90 con un ritorno nella Black Lodge oscuro, violento e intricato degno dei misteriosi segreti di ventisei anni fa. 

Per la gioia dei fan, la promessa fatta da Laura Palmer ad Agent Cooper – “ci rivedremo tra 25 anni”- che apre la terza stagione è stata mantenuta.

Quanti ancora si interrogano sulla necessità o sullo stato attuale dell’estro creativo del regista di Mulholland Drive stanno sprecando il proprio tempo. Pur avendo dato già una risposta alla domanda-tormentone degli anni ’90, “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, Lynch e Frost hanno ancora molto da dire: come preannunciano questi primi due episodi, i misteri da sbrogliare (non abbiamo dubbi che si infittiranno sempre più) in questa nuova stagione sono tanti ed avvincenti. Chi ha amato le prime due stagioni della serie, coronate da un finale epico con il Maestro dell’impalpabile di nuovo nella cabina di comando, tremerà emozionato di fronte ai luoghi-non luoghi, personaggi e doppelgänger, omicidi cruenti e avvolti nel mystery più fitto.

Le atmosfere da brivido del sequel non tradiscono le origini. Il tempo ha scalfito solo i volti senza lasciare traccia sui luoghi, cristallizzati nel tempo passato dell’omicidio di Laura per mano del padre Leland e volontà di Bob (Frank Silva, morto anni fa). Tutto sembra aspettare il ritorno dell’amato Cooper, scomparso venticinque (o meglio ventisette) anni prima e sdoppiato in una presenza spettrale – eppure in carne ed ossa – costretta nella loggia, e un’altra evil libera di agire nel mondo reale. Bob is back. Somehow. Riuscirà il buon Dale Cooper a far rientrare Evil Dale nella loggia e a ritornare nella realtà?

Lo sdoppiamento reale e irreale- spettrale si ricongiunge e connette ancora nell’iconica loggia nera dalle tende di velluto rosso e il pavimento geometrico bianco e nero, purgatorio dalle enigmatiche rivelazioni popolato da corpi-spiriti (Laura, il nano, il gigante…) intrappolati e costretti a parlare in distorsione (escluso Cooper), (non) localizzata nel bosco. Leland appare a Cooper chiedendogli di trovare Laura, mentre (lo spirito di) Laura invecchiata – “I am dead, yet I live”, ‘spiega’ all’agente – viene risucchiata fino a scomparire. La povera Laura non ha pace. 

In questi due primi episodi non mancano gli strambi indizi di Catherine E. Coulson, la log lady presente sul set fino al 2015 quando la malattia l’ha portata via. La presenza del vice commissario Tommy “Hawk” Hill, nativo d’America, rimane il connettore allegorico più forte con la dimensione metafisica del bosco. Fanno poi il loro ingresso nuove figure archetipiche: nella loggia, a consigliare cripticamente Cooper vi è una nuova creatura, una sorta di cervello parlante, mentre nuove presenze maligne (ed effetti speciali) si materializzano a New York.

Nel sequel di Twin Peaks le donne continuano ad essere vittime di una società bigotta e crudele. Anche in questo senso il tempo sembra essersi fermato. Laura, immortalata nella foto da reginetta del ballo, ossia l’immagine che di lei vuole avere la comunità e alla quale la protagonista cerca drammaticamente di ribellarsi, è di nuovo in pericolo, mentre vengono ritrovati i cadaveri di due donne atrocemente uccise.

Lynch e Frost hanno aperto diverse linee narrative in questi due episodi, e noi non vediamo l’ora di scoprirne gli intrecci. La potenza del cinema televisivo di Lynch, creatore di un regno di enigmatici sdoppiamenti, mostri e ossessioni, si manifesta incredibilmente tanto a puzzle ultimato quanto nel ritrovamento di ogni singolo tassello che lo compone.

Francesca Vantaggiato

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