Per un cinema del reale: intervista a Roberto De Paolis

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Dopo i corti Bassa marea e Alice presentati a Venezia, Roberto De Paolis debutta nel lungometraggio con Cuori puri, incantando pubblico e critica.

Salve Roberto, il film presentato a Cannes nella sezione Quinzaine des réalizateurs  e nelle sale qui in Italia sta avendo grande successo, ti aspettavi questa accoglienza?
“Onestamente, evitando frasi di circostanza, è molto strano da commentare, a volte non ci si rende conto delle proprie aspettative. Speravo che quello che avevamo teorizzato per tre, quattro anni avesse un senso, ma non mi aspettavo tutto questo, il film sta andando molto bene e sono contento.”

Stefano (Simone Liberati) e Agnese (Selene Carammazza) i due protagonisti, appartengono a mondi differenti ma sembrano avere convergenza di sguardi e una particolare “purezza”. Inoltre interagiscono con una sorprendente naturalezza, come hai lavorato con loro sul set?
“La naturalezza viene da un lavoro specifico che ho imparato nelle scuole di recitazione ed ho provato a rendere personale. Si tratta di creare una forte identificazione tra personaggi ed attori che dà via libera all’improvvisazione. Dal momento in cui gli attori si plasmano, si identificano e prestano molto di sé ai personaggi, è facile che poi possano improvvisare.
La purezza di cui parli credo sia più negli attori. Simone e Selene sono due ragazzi molto trasparenti, in un certo senso onesti a livello emotivo. Credo che non si siano lasciati andare, non so se ancora o saranno sempre così…”

Sono molto giovani..
“Sì, non so che gli succederà, può essere che si contaminino, per ora sono immuni..”

Hanno dato prova di grande talento, dove sei riuscito a scovarli?
“Abbiamo fatto dei casting molto lunghi, loro sono in realtà alle prime armi, ma dei veri professionisti.”

In Cuori puri si nota un grande lavoro di scrittura che si tramuta in un’aderenza alla realtà davvero notevole. Credi che il cinema possa arrivare ad un certo grado di verità o rimanga pur sempre una rappresentazione del reale?
“Esiste un cinema che si muove quasi a ridosso del documentario, c’è uno spazio di coesistenza con la finzione, è ovvio che poi c’è la drammaturgia, il montaggio. La realtà in qualche modo si plasma, si modifica e diventa altro dalla realtà pura. Nelle singole scene però, si può raggiungere un grado di verità assoluto, nel momento in cui gli attori la vivono completamente e si ha la sensazione che quella scena stia realmente accadendo. Come se non la stessero imitando o simulando. Questa sensazione ce l’abbiamo avuta parecchie volte sul set..”

Hic et nunc…
“Esattamente.”

Il regista o i registi che ti hanno influenzato di più?
Sono stato influenzato da tutto quel cinema che ha provato coraggiosamente a muoversi tra il documentario e la finzione, che prende forme molto diverse.
Dai giovani autori rumeni che scelgono le storie dalla quotidianità con un linguaggio da documentario, ai fratelli Dardenne che  spingono il linguaggio della realtà quasi al limite.
Dall’inizio della storia del cinema c’è una corrente che cerca di studiare la realtà. 
Questo é il cinema che mi piace e ho provato a studiare.
In Italia ci sono tanti autori che sopratutto ultimamente si stanno dedicando a questo come Claudio Giovannesi o Alice Rohrwacher.

Progetti peri futuro?
Il progetto è aspettare magari una storia, come quella di Cuori Puri che viene da un fatto di cronaca che mi ha molto colpito.
Credo che bisogna aspettare, come quando si aspetta la persona giusta per innamorarsi, piuttosto che volersi innamorare a tutti i costi. 
È talmente faticoso realizzare un film che è meglio avere qualcosa che valga la pena raccontare.

Vittorio Zenardi

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