La guerra alla fake news sarà sempre più difficile

Digitale

Come scrive l’Economist tra pochi anni sarà sempre più facile creare audio di conversazioni mai avvenute o video di cose mai successe.

Chi possiede una minima competenza e il giusto programma di grafica può modificare a proprio piacimento delle vere pagine di giornale, e spacciarle per vere e in futuro sarà sempre più semplice creare delle notizie false modificando dei file audio e video, a cui solitamente attribuiamo un grado di verità maggiore rispetto a un testo o a delle immagini.

È molto più semplice manipolare un file audio rispetto a un video. Per esempio, da anni circolano video-parodia di discorsi o canzoni di personaggi famosi mai pronunciati o cantate, e realizzati mettendo insieme pezzi di diverse registrazioni audio, racconta un articolo del Post.

Gli ultimi sviluppi di questo campo però stanno andando in un’altra direzione. Non si assemblano più pezzi di registrazioni vecchie o tracce pre-registrate; oggi esistono intelligenze artificiali che usano gli archivi delle dichiarazioni pubbliche di una persona per ricrearne la voce, e farle dire qualsiasi cosa si voglia. «Per mettere in bocca qualcosa a Donald Trump, per esempio, basterà dare in pasto a un algoritmo le registrazioni dei suoi discorsi, e poi chiedere al software di fargli dire quello che si vuole», spiega il prestigioso settimanale britannico.

Per creare dal nulla o quasi dei video, invece, la questione è più complessa. Fino a poco tempo fa si usavano degli algoritmi che permettevano di identificare e archiviare le immagini presenti in due foto, e quelli che consentivano il riconoscimento facciale. Grazie a un meticoloso studio dei dati relativi alle immagini archiviate, gli algoritmi erano in grado di crearne di nuove, anche se con risultati abbastanza scadenti: produrre un’immagine che l’occhio umano ritenga accettabile e vera è più difficile che ricreare una voce umana.

Saranno, qundi, necessari nuovi modi per distinguere un video e un audio veri da quelli falsi: l’Economist ipotizza che l’analisi dei metadati – cioè le caratteristiche proprie di ciascun file – sarà sempre più importante per capire se un file è stato manipolato o meno, e ricorda che qualcuno si sta già occupando di stabilire la veridicità di documenti audio o video.

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