Una legge per gestire l’emergenza abitativa e la valorizzazione immobiliare con gli NPL

Economia

Contrastare l’emergenza abitativa e, allo stesso tempo, valorizzare il patrimonio immobiliare italiano. Sono questi i due obiettivi, legati tra loro, che si pone proposta di legge presentata oggi alla Camera dei Deputati concernente “disposizioni per la prevenzione dell’emergenza abitativa conseguente ai procedimenti di esecuzione forzata e per la valorizzazione del patrimonio immobiliare”.

Primo firmatario è Fabrizio Di Stefano (deputato di Forza Italia) che alla stampa ha spiegato: «Tutto il tema dei crediti deteriorati che affossa il sistema bancario del nostro paese deriva, infatti, dalla valutazione che ne è stata fatta in occasione del fallimento pilotato delle quattro banche (Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti) che risale a novembre 2015.  E da allora non si è ancora trovata una soluzione».

Il perché lo ha spiegato Ubaldo Palmidoro, redattore tecnico della norma, membro della Consulta degli Esperti della Commissione Finanze della Camera. «Il tema dei non “performing loans” (NPL) è esploso infatti a seguito dell’improvviso decreto del Governo pro tempore del 22 novembre 2015 con cui sono state «salvate» le quattro banche già menzionate, quando i valori di riferimento utilizzati per la svalutazione dei crediti deteriorati di queste ultime sono stati inopportunamente estesi a tutto il resto del sistema bancario, ed è scoppiata la psicosi per cui bisogna liberarsene subito e a qualsiasi prezzo».

E’ lo schema seguito dai governi di centrosinistra a non convincere Di Stefano. «Lo Stato continua a “salvare” le banche con i soldi pubblici, senza alcun riscontro concreto per la collettività». Per mettere in sicurezza la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca «il Tesoro ha girato un bonifico da 4,8 miliardi: il resto serve per gli esuberi di personale e per la bad bank nella quale raccogliere sofferenze e crediti deteriorati».

In Italia parlare di “non performing loans” significa occuparsi del patrimonio immobiliare. La fotografia della situazione la scatta Palmidoro: « La stragrande maggioranza degli immobili che sono in asta oggi, infatti, è composta da immobili residenziali di piccolo taglio. In base alle elaborazioni di Astasy, il 78% delle esecuzioni immobiliari è stata costituita da immobili il cui valore di base non superava 125 mila euro, mentre un altro 13% di aste aveva riguardato immobili di valore compreso tra 125 e 250 mila euro, il che significa che il 91% delle aste ha avuto per oggetto case destinate a nuclei familiari. In molti casi si tratta di prime case e quindi di famiglie che hanno tutto l’interesse a restare nell’immobile e con le quali potrebbe essere trovato un accordo sul pagamento di un affitto più basso di quella che era la rata del loro mutuo, magari con un’ipotesi di riscatto nel lungo periodo.  I numeri in gioco sono estremamente elevati. Nel 2016 sono state 267.323 le aste giudiziarie su immobili a garanzia di crediti andati in default (esecuzioni immobiliari) condotte nei vari tribunali di tutta Italia, in aumento del 18,33% dalle 225.891 aste del 2015. Sul fronte delle province, in 10 da sole su un totale di 110 controllano quasi il 30% del totale delle aste su base nazionale, con in testa Milano (4,47%), Roma (4,29%) e Bergamo (4,08%)».

I benefici contenuti nella proposta di legge vengono messi in evidenza da Stefano Scopigli, tra i tecnici che hanno contribuito alla redazione della norma. «Un immobile che va in asta perde valore in maniera irreversibile. Con una proposta come quella che viene presentata oggi si salvaguardano anche quelle imprese che hanno necessità di un supporto momentaneo mentre vivono una situazione di difficoltà economica».

Gli effetti virtuosi della proposta vengono sottolineati anche dagli altri firmatari. Pietro Laffranco dice: « Questa proposta di legge va nella direzione giusta: salvare gli italiani in difficoltà economica. Si tutela l’interesse dei cittadini in difficoltà». Sulla stessa linea anche Alberto Giorgetti: «La nostra proposta va a ristabilire una serenità nei rapporti con gli istituti di credito. Situazione che deriva da soluzioni inadeguate del governo. Oggi si presenta uno strumento virtuoso che consentirebbe alle banche di avere una tenuta migliore nel tempo. Non si può lavorare per contrastare la bassa crescita economica e non permettere agli istituti di credito di avere attorno ad alcuni presidi che sono basilari la possibilità di poter erogare finanziamenti e, quindi, di spingere la ripresa».

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