Con la crisi il Sud si è bloccato per 20 anni

Economia In Rilievo

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E’ finito il sorpasso del Pil del  Mezzogiorno sulle regioni del Nord Italia. Ritorna il trend economico negativo che ha affossato le regioni meridionali. Ci vorranno altri dieci anni per ritornare a livelli pre-crisi.

Il 2016 è stato un anno positivo per il Sud: il suo Pil è cresciuto dell’1 per cento, un dato più alto anche della crescita al Centro-Nord (+0,8%). Ma nel 2017 le cose dovrebbero invertirsi: il Pil dovrebbe aumentare dell’1,1 per cento al Sud e dell’1,4 per cento nel Centro-Nord, facendo quindi tornare indietro il Mezzogiorno rispetto alle altre zone d’Italia. Sono questi i numeri diffusi da Svimez nelle anticipazioni del rapporto 2017. Per il 2018, poi, è previsto un aumento del prodotto dello 0,9 per cento nel Mezzogiorno e dell’1,2 per cento al Centro Nord. Secondo il rapporto, riparte nel 2016 l’occupazione, ma non cura l’emergenza sociale. E con gli attuali ritmi di crescita, si stima, il Sud recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord.

“Oltre un terzo dei meridionali è a rischio povertà”, ha detto il vicedirettore di Svimez, Giuseppe Provenzano. Nel rapporto dell’associazione si legge che nel 2016 “circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord”. Nelle regioni meridionali il rischio di povertà “è triplo rispetto al resto del Paese: Sicilia (39,9%), Campania (39,1%), Calabria (33,5%)”.

La crescita del Pil del Sud nel 2016, secondo Svimez, è stata la conseguenza di alcune condizioni peculiari: “Il recupero del settore manifatturiero, cresciuto cumulativamente di oltre il 7 per cento nel biennio 2015-2016 e del 2,2 per cento nel 2016, la ripresa del settore edile (+0,5% nel 2016), il positivo andamento dei servizi (+0,8% nel 2016)”. Il principale driver della crescita meridionale nel 2017, si spiega, “dovrebbe nuovamente essere la domanda interna: i consumi totali crescerebbero dell’1,2 per cento (quelli delle famiglie dell’1,4%) e gli investimenti al Sud del 2 per cento”.

Se il Mezzogiorno proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, avverte Svimez, “recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord”. Si configurerebbe, spiega, un ventennio di “crescita zero”, che farebbe seguito “alla stagnazione dei primi anni duemila, con conseguenze nefaste sul piano economico, sociale e demografico”. “Un biennio in cui lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno è risultato superiore di quello del resto del Paese – aggiunge Svimez – non è sicuramente sufficiente a disancorare il Sud da una spirale in cui si rincorrono bassi salari, bassa produttività (il prodotto per addetto è calato cumulativamente nel periodo 2008-2016 del 6% nel Mezzogiorno, del 4,6% nel resto del Paese), bassa competitività, ridotta accumulazione e in definitiva minor benessere”. Il nodo vero, secondo l’associazione, “è ancora una volta lo sviluppo economico nazionale”, per il quale il Mezzogiorno “deve essere un’opportunità, calibrando l’intensità e la natura degli interventi per il Sud”.

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