La crisi in Venezuela e i retroscena di cui i media non parlano. Qual è il ruolo degli Stati Uniti?

Politica

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In questi giorni la crisi in Venezuela sta facendo molto discutere in tutto il mondo. I media parlano di dittatura ad opera del presidente Nicolàs Maduro, di una repressione efferata e violenta e di censura dei media locali. Ma davvero è tutto qui? Ci sono delle letture diverse della situazione venezuelana, che prendono in considerazione la storia del Paese e il ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto.

Non si può quindi parlare della situazione Venezuelana senza tenere in considerazione tutto quello che è successo dagli anni ’50 fino ad oggi.

Il Venezuela possiede grandi riserve petrolifere dalle quali gli Stati Uniti attingono in parte per soddisfare il fabbisogno della società americana. Il petrolio consumato nella società statunitense arriva anche dal Medio Oriente, ma i viaggi sono molto più lunghi con conseguenze sui costi da sostenere. Decisamente minore è la spesa per l’importazione del petrolio dal vicino Venezuela, e per tale motivo gli Stati Uniti hanno un ruolo chiave nella storia di questo Paese e nelle diverse vicende politiche che lo riguardano. Bisogna quindi fare un passo indietro per cercare di capire cosa è accaduto negli anni.

Per un periodo di più di 40 anni la situazione del Venezuela è stata determinata dal Patto di Punto Fijo del 1958 tra i due partiti principali della destra: Acciòn Democratica e Copei (Comitato di organizzazione politica elettorale indipendente). Il Patto prevedeva un programma politico comune, portato avanti nel corso dell’alternanza dei due partiti al potere. Così in Venezuela per un lungo arco temporale gli interessi dell’oligarchia sono stati il principale obiettivo politico. Mentre il popolo rimaneva privo di una rappresentanza politica, gli Stati Uniti potevano godere dell’acquisto del petrolio ad un prezzo vantaggioso. Ovviamente la situazione con gli anni ha portato ad un malcontento popolare crescente che è culminato in una serie di manifestazioni nel 1989, nei mesi di febbraio e marzo. Evento chiave fu il Caracazo, in cui la protesta venne duramente repressa nel sangue su ordine del governo, con la morte di più di 3mila persone nell’arco di una sola settimana. Uno dei militari al comando era Hugo Chàvez, che rifiutò di aprire il fuoco contro i manifestanti in quell’occasione. Tentò di rovesciare il regime violento dell’oligarchia con una ribellione militare nel 1992 che non ottenne però esito positivo. Decise quindi di candidarsi alle elezioni e nel 1998 divenendo Presidente della Repubblica del Venezuela. A determinare il suo successo furono le promesse fatte alla grande fetta di popolazione che versava in condizioni di povertà. Da quel momento vi fu un’inversione di rotta per il Venezuela, e nel Paese avvenne un cambiamento importante rispetto alla situazione precedente.

Sotto la guida del Presidente Chàvez la politica fu improntata sul rafforzamento della democrazia. Il popolo fu fin da subito messo nella condizione di poter decidere tramite il primo referendum di tutta la storia del Paese, in cui si chiedeva ai cittadini venezuelani la stesura di una nuova costituzione, e si ottenne un consenso che superò l’80%. Vennero quindi votati anche i membri dell’Assemblea costituente. Il partito di Chàvez, il Movimento Quinta Repubblica, ottenne più del 60% dei voti. Alla fine del 1999 venne così varata la nuova costituzione che metteva al primo posto i diritti umani, il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla Democrazia Participativa y Protagónica, un referendum revocatorio riguardante tutte le cariche elettive nella seconda metà del mandato, la modifica della durata del mandato dai 5 ai 6 anni con una sola possibilità di rielezione, il cambiamento del nome del Venezuela in Repubblica Bolívariana del Venezuela. Quindi tutte le cariche pubbliche vennero sottoposte ad elezione compreso il Presidente, e Hugo Chàvez fu rieletto nel 2000 con il 59,5% dei voti, dando inizio alla nuova fase denominata Rivoluzione Bolívariana Pacifica. Nell’arco di 15 anni vi furono ben 19 elezioni democratiche, 18 delle quali vinte dal Processo rivoluzionario. Vi fu dunque un rafforzamento della democrazia partecipativa in Venezuela.

Dal punto di vista delle politiche sociali vi furono grandi cambiamenti sotto la direzione di Chàvez. La povertà è stata ridotta dal 54,2% registrato nel 1995 arrivando al 23,9% nel 2012. Il sistema sanitario e di previdenza sociale sono arrivati a costituire il 21% del bilancio dello Stato. La mortalità infantile è stata ridotta del 50%. Le politiche per favorire l’istruzione hanno portato ad un aumento evidente delle matricole universitarie, da 800.000 a 2.600.000 con 75 università pubbliche. L’analfabetismo è stato completamente sradicato dal Paese in pochi anni. 

La politica di Hugo Chàvez comportò diversi problemi con gli Stati Uniti, che hanno sempre visto il Venezuela come area strategica per l’acquisto del petrolio. Dunque il Presidente è stato definito come una minaccia alla democrazia e per la sicurezza nazionale. Chàvez ha infatti mostrato aperture verso l’Iraq di Saddam Hussein, l’Iran, Cuba e la Bolivia, considerati pericolosi per la sicurezza mondiale. Il problema era soprattutto la fornitura di petrolio a prezzi vantaggiosi contro l’aumento di quelli per gli Stati Uniti. Dunque il Venezuela poteva costituire una minaccia per gli equilibri geopolitici tanto cari all’Impero americano. Le opposizioni, forti dell’appoggio statunitense, basavano su questi punti le loro argomentazioni per screditare Chàvez.

La situazione divenne sempre più tesa nel 2002, quando Hugo Chàvez decise di sostituire i dirigenti della Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA), ovvero la compagnia petrolifera nazionale, con membri in linea con la sua politica. Il malcontento degli oppositori si fece sentire con manifestazioni che culminarono nel in un tentativo di colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti, che però fallì. Così nel 2003 venne organizzato un sabotaggio economico sostenuto dall’oligarchia venezuelana, con uno sciopero petrolifero. Neanche questo tentativo ebbe successo.

Con la morte di Chàvez, Nicolàs Maduro divenne il candidato del Partito Socialista per le elezioni, che vinse il 14 aprile 2013 battendo con il 50,78% il candidato della destra Henrique Capriles Radonski. Maduro proseguì quanto iniziato da Chàvez con il socialismo bolivariano ma vennero a galla problemi economici che l’opposizione imputò ovviamente al governo precedente. Iniziarono così le proteste che ancora oggi vanno avanti e che secondo il governo di Maduro sono frutto della diffamazione che avviene contro di lui. La situazione si è inasprita sempre di più a causa soprattutto della scarsità di beni.

Ciò che avviene oggi in Venezuela potrebbe rientrare nell’ottica di un nuovo tentativo di destabilizzazione, portato avanti dagli Stati Uniti facendo leva sulle oligarchie contrarie al processo di cambiamento venezuelano. La strategia è dunque quella di diminuire la reperibilità di prodotti di prima necessità per il Venezuela, con l’obiettivo di creare una rivolta popolare dettata dal malcontento. Anche i media rientrerebbero in questo piano, manipolando le informazioni per far credere al mondo intero che i problemi del Venezuela siano da imputare solo ed esclusivamente alla politica di Maduro.

A denunciare questa situazione è stato anche l’ex sindaco di Londra Ken Livingstone, che nel corso di un’intervista radiofonica, riportata dal quotidiano Mirror, ha esposto il suo pensiero. Le problematiche sia economiche che politiche del Venezuela sarebbero state determinate in gran parte dagli Stati Uniti, in accordo con le opposizioni interne al Venezuela. Anche la manipolazione mediatica sarebbe opera degli Stati Uniti.

Secondo Livingstone la crisi del Venezuela sarebbe quindi “stata progettata dall’esterno” e in futuro tutto ciò potrebbe essere smascherato mettendo mano ad alcuni documenti attualmente secretati. Livingstone ricorda che nel 1998, quando Chàvez arrivò al potere, in Venezuela l’80% della ricchezza era nelle mani di circa 200mila famiglie. “Sospetto che molti di essi stiano utilizzando il proprio potere, la capacità di controllo sulle importazioni e le esportazioni, medicine e cibo, per destabilizzare il paese e rovesciare Maduro”, ha detto l’ex sindaco di Londra nel corso dell’intervista radiofonica. La manipolazione mediatica che riguarda il Venezuela sta dunque portando ad una disinformazione di livello globale che non fa che incidere ulteriormente sulla crisi in essere.

La situazione, alla luce della storia del Venezuela degli ultimi decenni, sarebbe ben più complessa di quello che i media raccontano negli ultimi giorni. Il petrolio e gli equilibri geopolitici mondiali potrebbero essere alla base di tutto, con un ruolo determinante degli Stati Uniti e dei media in questa crisi venezuelana.

Assunta De Rosa

 

 

 

 

 

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