Torna a Roma Short Theatre – 12esima edizione

Arte Cultura e Cinema In Rilievo

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Da dodici anni Short Theatre vince la sfida di ricomporre, in un luogo e un tempo determinato, una comunità di artisti, pubblico e operatori, sullo sfondo di una realtà urbana ricca e complessa come quella romana. Short Theatre è una lente con cui osservare il paesaggio dello spettacolo dal vivo italiano e internazionale, ma anche un’occasione di dialogo intorno all’attuale condizione della performance, alle sue forme e ai suoi sensi, alle sue prospettive.

In questi dodici anni Short Theatre ha saputo tracciare una traiettoria originale nell’orizzonte della creazione contemporanea, cogliendo i fermenti più interessanti dalla scena artistica italiana e internazionale, spaziando tra i linguaggi e i formati artistici, le generazioni, le provenienze geografiche, le identità culturali. Quello che Short Theatre costruisce ogni anno è un villaggio, frammentato e temporaneo, in cui gli spettacoli, gli incontri, le conversazioni, i percorsi di formazione, i dj set, i concerti, le installazioni tracciano un paesaggio da esplorare in tutte le sue direzioni, nel quale scoprire nuovi territori culturali, ripensare gli ingranaggi che animano la nostra contemporaneità e immaginarne altri possibili.

Anche questa edizione vede rinnovata la scommessa sulla multidisciplinarietà e sull’erosione dei confini disciplinari, tanto nella costruzione di un programma in cui spettacoli, performance, concerti, live set, incontri si accompagnano vicendevolmente, che nel presentare al pubblico creazioni che eleggono come proprio campo d’indagine proprio l’incontro e la commistione tra linguaggi e generi artistici.

Le presenze internazionali – tanto tra gli artisti emergenti che tra quelli più affermati – sono una costante nel percorso di Short Theatre, ma l’edizione 2017 amplia ulteriormente il proprio sguardo ed include per la prima volta nella sua storia artisti provenienti da paesi extraeuropei: Canada, Argentina, India, in aggiunta a Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Belgio, Svezia, Algeria, ecc. Un panorama ancora più vasto, quindi, che spazia tra oltre 15 nazionalità, tracciando un territorio di confronto e di sconfinamento tra le diverse discipline della scena, per un festival che conta 11 giorni di attività – tra prosa, musica, danza e arti performative – 35 compagnie, di cui 20 straniere e 15 italiane, con 150 artisti presenti: numeri che disegnano un paesaggio ricco, in grado di incontrare un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo.

Anche quest’anno il centro di Short Theatre risiederà al MACRO Testaccio, negli spazi de La Pelanda e della Factory, uno tra i poli del contemporaneo a Roma, coinvolgendo anche la Biblioteca Vallicelliana e, come di consueto, gli spazi del Teatro India, sede natale del festival. Uno spazio attraverso il quale si rinsalda la storica collaborazione con il Teatro di Roma e se ne stringono di nuove, come ad esempio quella con Romaeuropa Festival, che proprio al Teatro India permetterà la corealizzazione di Nachlass – Pièce sans personnes della storica compagnia Rimini Protokoll.

 

Il programma di Short Theatre 12 presenta:

ACCADEMIA DEGLI ARTEFATTI, Max Gericke | ALESSANDRO SCIARRONI, Don’t be frightened of turning the page | ALMA SÖDERBERG, Travail | ALMA SÖDERBERG, Cosas | AMIGDALA / CHRISTEENE | ANA BORRALHO&JOÃO GALANTE, Trigger of happiness | BAD PEACE + FANFULLA 5/a, Sombres temps | BARBARA BERTI, Bau#2 | CLUB ADRIATICO / M.E.S.H. | CRISTINA KRISTAL RIZZO + SIR ALICE, (Untitled) Humpty Dumpty | DANA MICHEL, Mercurial George | DEWEY DELL, Sleep Technique | FABRIZIO TERRANOVA, Donna Haraway: Story Telling for Earthly survival | ECOLE DES MAÎTRES / TRANSQUINQUENNAL, Contrattazioni | EL CONDE DE TORREFIEL, Guerrilla | FANNIE SOSA, Pleasure is power | FANNY&ALEXANDER, Discorso grigio | GAËLLE BOURGES + GWENDOLIN ROBIN, Incidence 1237 | GWENDOLIN ROBIN, Cratère n° 6899 | IVANA MÜLLER, Margine | LOTTE VAN DEN BERG + DEFLORIAN/TAGLIARINI, Cinéma imaginaire | LSWHR / LUTTO LENTO | MALLIKA TANEJA, Be careful | I SACCHI DI SABBIA, Dialoghi degli dei | MICHELE DI STEFANO / MK + SHORT THEATRE, Courtesy | MOTUS, Über Raffiche | NACERA BELAZA, Sur le fil | RICCI/FORTE, La ramificazione del pidocchio | RIMINI PROTOKOLL, Nachlass-Pièces sans personnes | R.Y.F. | SALVO LOMBARDO, Present Continuous | SHEBBAB MET PROJECT, I veryferici | SPRING ATTITUDE WAVES / INDIAN WELLS | STRASSE, EXIL#14_Stop Making Sense | TEATRO I, Erodiàs | SOCIETAT DOCTOR ALONSO, Anarchy | THE BABY WALK, Un eschimese in Amazzonia | TRINITY | TROPICANTESIMO | WOWAWIWA

IL SOTTOTIOLO: LO STATO INTERIORE

Lo Stato Interiore come istituzione fantascientifica, immaginifica, eppure così personalmente concreta: è ciò di cui non possiamo non avere coscienza, ma è anche ciò che ci lancia altrove. Uno stato personale tra gli stati degli altri, e uno Stato privato nello Stato pubblico. Intimità e politica si parlano, senza confondersi, si relazionano fra loro e col mondo in modo virtuoso. Lo Stato Interiore è una corteccia che si forma per stratificazioni come una terra che emerge dal profondo. Lo spazio dove trovare la giusta distanza tra noi e Noi. La mappa di dove siamo ora, ma anche il punto della mappa che ancora non c’è e che vogliamo tracciare.

I progetti programmati in questi dodici anni di festival esprimono altrettante prospettive sulla realtà; le voci e le parole degli artisti, degli operatori e del pubblico, compongono il linguaggio che prova a raccontare e mettere in questione la realtà stessa. La relazione, la costellazione artistica e umana, e quindi politica, non esiste senza la provocazione continua del paesaggio intimo dei singoli. In questo dodicesimo anno di Short Theatre questa tensione politica, dopo l’elaborazione della crisi dell’Occidente (WEST END nel 2012), l’immaginazione di altre costituzioni possibili (LA DEMOCRAZIA DELLE FELICITA’ nel 2013) e il battesimo di una comunità (KEEP THE VILLAGE ALIVE nel 2015), raggiunge un traguardo, che non è altro che un nuovo punto di partenza. Short Theatre vuole quest’anno posizionarsi in un luogo da cui poter vedere il panorama del passato, e scorgere le possibilità del futuro.

Come suggerisce Lo Stato Interiore, il nostro essere “animali sociali” non riguarda certo soltanto l’agire pubblico, esposto. Il vivere insieme ha a che fare con il vivere da soli, il fuori ha a che fare col dentro: i nostri desideri, le nostre paure, le aspettative sul mondo e su noi stessi, il modo con cui intimamente viviamo le relazioni, le emozioni e persino le nostre pulsioni, come disegniamo e costruiamo la realtà. Tra le stelle e la terra, il nostro Stato. Tutto ha a che fare con noi stessi come organismi individuali e con tutti noi in quanto appartenenti a un gruppo sociale, a una genealogia, a un sistema, a una specie, all’insieme delle specie, a un pianeta. Il nostro corpo è un terreno di scambio – a volte piacevole, a volte conflittuale – tra noi stessi e il mondo, dove i confini geografici e politici si sfaldano, dove l’interno sfuma verso l’esterno senza che si possa stabilire un punto di rottura, dove il biologico si fa umano, attestato, confutato e infine reinventato dalla cultura e dai saperi scientifici e letterari. Per questo, di tanto in tanto, abbiamo la necessità di guardarci – l’un l’altro, da fuori verso l’interno e da dentro verso fuori – per domandarci come stiamo, che temperatura abbiamo raggiunto, se la rotta che stiamo percorrendo sia ancora corretta o se il nostro navigare ci stia conducendo alla deriva – che poi cosa vuol dire andare alla deriva? “Lo Stato Interiore” sottolinea come non possa esistere istituzione senza soggetti che la vivano e la pratichino intimamente.

V. Z.

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