"L'equilibrio": intervista al regista Vincenzo Marra

Cultura e Cinema

In concorso alla sezione parallela della Mostra di Venezia Le giornate degli autori, dove ha vinto il Premio Lanterna Magica  C.G.S. – Cinecircoli Giovanili SocioculturaliL’Equilibrio di Vincenzo Marra sarà nelle sale italiane dal 21 Settembre 2017. In occasione dell’anteprima stampa romana abbiamo incontrato il regista.

Sinossi
Giuseppe (Mimmo Borelli) è un sacerdote campano che, desideroso di fuggire dalla diocesi romana, viene scelto per sostituire Don Antonio (Roberto Del Gaudio) in una piccola parrocchia nella sua terra natia. Deciso a ristabilire l’ordine nel quartiere, il coraggioso ecclesiastico si scontrerà apertamente con la piccola mafia locale, scoprendo però che nessuno sarò disposto ad appoggiare la sua missione.

Salve Marra, L’equilibrio è il racconto di una sconfitta?
“È il percorso di un uomo che non si piega alla paura e non si sottomette all’omertà. Non necessariamente un eroe, direi piuttosto un seminatore di dubbi. Il suo è un cammino cristologico”.

Come nasce l’idea del film?
“Sono cresciuto in una famiglia con molti preti, conosco l’ambiente e mi è sempre piaciuta l’idea di fare un film di forte spiritualità legato, però, ad una storia terrena. Ci pensavo da ragazzo e ne parlavo anche con il mio caro papà, che aveva visto Le onde del destino di Lars Von Trier e ne era rimasto folgorato. Con L’equilibrio ho realizzato un bisogno antico: quello di narrare i tanti interrogativi legati alla figura dei sacerdoti e proporre una riflessione intorno ai concetti di fede, impegno e cammino spirituale. Ho scelto di raccontare, con delle forti tinte, quello che definisco “percorso cristologico” e, dopo aver girato nelle periferie e seguito molti sacerdoti, ho deciso di ambientarlo in un territorio di confine come quello de la “Terra dei fuochi“.

Nella sua opera fa uso di metafore e allegorie, cosa rappresentano i due sacerdoti?
L’equilibrio ruota intorno al loro scontro, ognuno rappresenta una visione di come dovrebbe essere inteso quel ruolo. Ho pensato inoltre che é la prima volta nella storia che ci sono due Papi, Don Giuseppe potrebbe essere vicino alla visione di Papa Francesco che dice di “uscire dalle chiese” per arrivare anche “negli ambienti più refrattari delle nostre città” mentre Don Antonio a quella di Papa Benedetto XVI basata sopratutto sul culto. Gli stessi attori protagonisti, Mimmo Borrelli e Roberto Del Gaudio, a luci spente, cercavano di convincere l’altro che il personaggio che interpretavano era nel giusto. Coerentemente alla trama, ho scelto la lingua napoletana e di non puntare su volti notissimi, ma su attori alla loro prima esperienza sul grande schermo, eccezione fatta per Paolo Sassanelli che compare in un cameo. Ci sono nel film immagini fortemente allegoriche come quella della pseudo crocifissione”.

Essere in “equilibrio” in una terra di confine, cosa comporta?
“È giusto che certi compiti delicati siano affidati a delle persone che non dovrebbero occuparsene, laddove dovrebbero farlo altre figure istituzionali? Ma se lo Stato è assente? E si può essere in “equilibrio” senza scendere a compromessi con certi personaggi?Noi per esempio abbiamo girato senza scendere a patti con nessuno e senza avere niente in cambio.”

Invece Don Antonio sembra cedere alla paura..
“L’idea di come poter sviluppare il concetto di paura è stato da sempre un ossessione per questo film. Viviamo un momento storico dove nella quotidianità siamo bloccati dalla paura, ogni giorno di più abbiamo paura del futuro, di deludere e di rimanere delusi, di rimanere da soli, del giudizio conformista, di dover esprimere il nostro dissenso, figuriamoci il dover “affrontare” situazioni molto più grandi di noi come in alcuni territori la malavita organizzata, le malattie, in definitiva la morte. Don Giuseppe non cerca il martirio, non vuole emulare Gesù, ma semplicemente va avanti passo dopo passo, cercando di essere coerente con se stesso e con le cose normali della vita”.

Vittorio Zenardi

Condividi!

Tagged