L’altro punto di vista dell’”Independence day” catalano

Esteri

Condividi!

All’indomani del referendum sull’indipendenza, il presidente catalano Carles Puigdemont ha convocato una riunione del governo per preparare le prossime mosse sulla strada dell’indipendenza. Il voto è stato dichiarato illegale da Madrid che ha cercato di farlo deragliare con l’intervento della polizia.

A Madrid, intanto, il premier spagnolo Mariano Rajoy vede oggi i leader di Psoe e Ciudadanos Pedro Sanchez e Albert Rivera, i due grandi partiti spagnoli che appoggiano dall’opposizione la sua strategia in Catalogna. I tre devono concordare nuove misure. Rivera ha chiesto a Rajoy di attivare l’articolo 155 della costituzione per sospendere l’autonomia catalana prima di una possibile dichiarazione di indipendenza. La situazione è molto confusa e incerta.

La stessa confusione che aleggia attorno alla reale portata del voto catalano. L’impressione è che raccontare questa vicenda ci sia stato un eccesso di semplificazione. Ha scritto Stefano Ceccanti, docente di Diritto pubblico de La Sapienza, su Facebook: «di questo referendum illegale senza nessuna garanzia (sui siti seri spagnoli, a partire da El Pais si vedono persone votare tranquillamente più volte) sono stati diffusi i dati (non da un’entità indipendente, ma da strutture legate al Governo): sono state obbligati a riconoscere che avrebbe votato poco più del 40% e il 90% dei Sì equivale più o meno al 38% degli aventi diritto. Poco più di un catalano su tre. Nessun problema per loro perché la democraticissima legge sul referendum non prevedeva alcun quorum, bastava un solo voto in più per il Sì per fondare un nuovo Stato. altro che i due terzi per uno Statuto di autonomia».

Ma in che senso questo referendum sarebbe “illegale”? La Legge del referendum, quella su cui si è basata la votazione di ieri, è stata votata dal Parlamento catalano senza la maggioranza dei due terzi richiesta per la modifica dello Statuto di Autonomia della Catalogna, e senza avere ottenuto il parere preventivo del Consell de Garanties Estatutàries, il Tribunale Costituzionale della Catalogna, l’organo che controlla la legalità delle leggi approvate dalla comunità autonoma. La legge inoltre era stata sospesa dal Tribunale Costituzionale spagnolo perché considerata contraria alla Costituzione. Questo significa che lo stato spagnolo non la considera valida, e di conseguenza non riconoscerà come legittime le prossime mosse del Parlamento catalano relative all’indipendenza. Si dibatte anche sul fatto che siano state riscontrate delle serie irregolarità nel voto di ieri, come per esempio persone che hanno votato più volte.

E adesso cosa succede? Come spiega il Corriere dovrebbe entrare in vigore la ley de desconexión che regola l’iterim legale fino al riconoscimento dell’indipendenza. In sostanza tutto rimarrebbe com’è oggi (leggi, tribunali, polizia, amministrazione, finanze) tranne il fatto che il governo locale dovrebbe negoziare o imporre caso per caso nuove regole a Madrid fino alla completa separazione. Il governo di Madrid potrebbe decidere anche di chiedere al Senato spagnolo di approvare l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, quello che sospende l’autonomia della Catalogna e che permette la sostituzione dei membri del governo locale. Il Confidencial oggi ha scritto: «L’1 ottobre ha provocato una profonda frattura istituzionale e un’enorme divisione dentro e fuori dalla Catalogna, e avvicina all’abisso la politica spagnola, con il governo di Mariano Rajoy troppo debole per affrontare questa situazione. Oggi probabilmente comincia una fase nuova e incerta per la democrazia costituzionale che iniziò nel 1978».

Tagged

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.