Cosa è successo tra il Pd e Bankitalia

Politica

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Ieri è arrivato il via libera dell’Aula della Camera alla mozione del Pd sulle iniziative di competenza del governo in merito alla nomina del Governatore della Banca d’Italia, come riformulato su richiesta del governo. 

Dalla mozione, anticipata dall’agenzia Ansa è stato eliminato il passaggio nel quale si affermava che le crisi «avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie».

Il Post spiega perché i deputati del Partito democratico hanno preso posizione contro il governatore Ignazio Visco. Visco è stato nominato governatore nel 2011 e ha sovrinteso alla più acuta fase di crisi del nostro sistema bancario che la storia recente ricordi. Ha dovuto gestire i problemi di Monte dei Paschi, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige e numerosi altri istituti più piccoli. In quasi tutti questi casi la vigilanza di Banca d’Italia è stata criticata e accusata di non aver lavorato bene, se non addirittura di essere stata complice degli amministratori di quegli istituti. La crisi ha rivelato come molti amministratori avessero truccato i conti, diffuso informazioni false a clienti oppure autorizzato spese stravaganti e acquisizioni spericolate, che a volte erano suggerite dalla stessa Banca d’Italia. Questi comportamenti sono stati criticati da giornalisti, economisti, esperti e da politici di quasi tutti i partiti. Visco e Banca d’Italia si sono sempre difesi con forza, negando le accuse e rivendicando la bontà del loro lavoro.

Oggi i giornali scrivono che la decisione dei deputati del PD è stata suggerita dal segretario Matteo Renzi, che però ha negato di essere coinvolto direttamente. «Non ho un ruolo in questa vicenda», ha detto Renzi a Radio 105. «Nessuna invasione di campo del PD. Il compito è del premier, lui farà le considerazioni opportune, c’è un iter. Oggi Il PD non ha messo in discussione il rispetto istituzionale. La mia opinione sul passato l’ho scritta nel libro. Quello che è certo è che il PD non è responsabile di quanto accaduto in passato».

In alcuni passaggi del suo libro Avanti, Matteo Renzi aveva indirettamente criticato il governatore scrivendo per esempio: «Banca d’Italia ancora nel 2014 immaginava senza troppa lungimiranza di poter convincere Arezzo ad affidarsi a Banca popolare di Vicenza (che già allora versava in difficoltà molto serie, che oggi sono sotto gli occhi di tutti e a cui si è risposto con un salvataggio da parte dello stato)». Renzi si riferisce a quando Banca d’Italia suggerì a una serie di banche in crisi, come Banca Etruria e Veneto Banca, di fondersi con Popolare di Vicenza, nonostante quest’ultima fosse già in crisi e stessero cominciando a emergere le irregolarità commesse dai suoi manager.

Il governatore di Banca d’Italia è una figura in teoria indipendente da governo e Parlamento. Viene nominato con un decreto del presidente della Repubblica, su proposta del governo e dopo aver interpellato il consiglio direttivo della Banca. Di fatto, il governatore viene scelto dal governo e a quel punto esercita il suo mandato senza più alcun condizionamento da parte della politica (sempre in teoria). In questo procedimento il Parlamento non ha nessun ruolo: per questo molti considerano un’indebita intromissione la mozione presentata e votata dal PD. Per alcuni è un attacco all’indipendenza di Banca d’Italia e un tentativo di portare l’istituzione al centro dello scontro politico, oppure di una strategia di Renzi per ottenere facile consenso gettando sul governatore la colpa delle recenti crisi bancarie.

Il ruolo della Banca d’Italia si è comunque molto ridotto negli ultimi anni. La politica monetaria, cioè decidere quanti soldi devono circolare nell’economia, che per anni è stata la principale attività della banca, è oramai affidata alla Banca centrale europea. Le crisi bancarie hanno coinciso con il passaggio di gran parte della vigilanza dalla Banca d’Italia alla BCE. Oggi quindi il governatore gode di molti meno poteri rispetto a qualche anno fa, ma è ancora molto importante a livello simbolico. Banca d’Italia è inoltre un’istituzione molto apprezzata, considerata tra quelle che hanno il personale più preparato della pubblica amministrazione.

Il governatore Visco è apprezzato in molti ambienti istituzionali, come hanno dimostrato le indiscrezioni uscite dalla presidenza della Repubblica nelle ultime ore. Visco è molto apprezzato anche nel settore bancario: nei suoi discorsi pubblici è sempre stato un difensore del sistema finanziario italiano, sminuendo le preoccupazioni internazionali sulla sua tenuta e sottolineandone invece gli aspetti positivi. Ha spesso attaccato le regole bancarie europee, i meccanismi di risoluzione come il famoso “bail-in”, schierandosi con coloro che ritengono che l’Italia venga trattata ingiustamente dai regolamenti internazionali. Durante l’estate i giornali avevano scritto molto della possibilità che Visco venisse confermato nel suo incarico, che scadrà nelle prossime settimane.

Dopo le critiche del PD è stato quasi unanime la condanna verso un gesto giudicato da molti aggressivo e inopportuno e che inoltre, date le polemiche scatenate, impedisce una serie riflessione e critica dell’operato recente di Palazzo Koch. Non la pensa così il direttore de Linkiesta, Francesco Cancellato che stamattina ha scritto: «Non ci sarebbe nemmeno da spiegare, in un Paese normale: basterebbe chiedersi, molto tranquillamente, perché tutte le crisi bancarie di questo Paese, Montepaschi a parte, si sono palesate agli occhi dell’opinione pubblica a partire dal 2014, ossia da quando la vigilanza del sistema bancario italiano è passata da Palazzo Koch, Roma, a Eurotower, Francoforte».

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