Leasing e Concordato Preventivo

Economia

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Da  oggi Lo_Speciale si avvale della prestigiosa collaborazione del Dott. Marco ViolaResponsabile Area Fiscale e Contabile di  Assilea – Associazione Italiana LeasingOgni Giovedì pubblicherà una serie di articoli di approfondimento sul tema della fiscalità.
Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti iscritto all’ Ordine di Roma presso cui è anche membro della Commissione Consultiva Imposte dirette – Reddito d’impresa IAS adopter” , si occupa dal 2010 del Settore fiscale e contabile dell’Associazione Italiana Leasing (ASSILEA). E’ membro rappresentativo dell’Associazione Italiana Leasing presso il Gruppo Fisco e Fisco Internazionale di Confindustria, nonché presso il Gruppo Principi Contabili dell’ Organismo Italiano di Contabilità (OIC). Docente in corsi di perfezionamento, seminari e convegni organizzati da società specializzate, nonché in corsi di contabilità e fiscalità del leasing a favore delle associate Assilea. Collabora periodicamente con la cattedra di Principi Contabili Internazionali del Prof. Di Lazzaro presso l’università LUISS Guido Carli Internazionale di Roma. Nel 2015 ha iniziato l’attività di pubblicazione articoli su riviste specializzate.

Il primo articolo di seguito riguarda il Leasing e Concordato Preventivo:
L’art. 8 del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria, successivamente convertito in Legge 6 agosto 2015, n. 132 (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n.192 del 20-8-2015, Suppl. Ordinario n. 50), ha apportato alcune modifiche all’art. 169-bis della legge fallimentare in merito alla disciplina dei contratti pendenti nel concordato preventivo. Il nuovo ultimo comma all’art. 169-bis della legge fallimentare “tende a disciplinare anche nel concordato il contratto di leasing al fine di dare uniforme applicazione alla disciplina del leasing non solo nel fallimento, ma anche nel concordato, rendendo generali i princìpi di cui all’articolo 72-quater della legge fallimentare”

Com’è noto, con la riforma del 2006 della c.d. “legge fallimentare” (regio decreto 16 marzo 1942, n. 267), è stato introdotto l’art. 72-quater sulla disciplina della locazione finanziaria come rapporto giuridico pendente nel fallimento. In tale contesto l’istituto che ha avuto una radicale modifica è stata la procedura di concordato preventivo (artt. 160-184 l. fall.), che, nel compensare l’abrogazione della procedura di amministrazione controllata, è stata investita di una doppia funzione: liquidatoria o di prosecuzione dell’impresa in crisi attraverso la previsione degli accordi di ristrutturazione dei crediti, di cui all’art. 182-bis, e la transazione fiscale, di cui all’art. 182-ter.

In seguito il legislatore ha proseguito nell’iniziativa di trasformazione della procedura di concordato preventivo come strumento diretto anche alla prosecuzione dell’impresa in crisi.

Infatti, con le leggi n. 134/2012, di conversione del decreto legge n. 83/2012 (c.d. “Decreto Sviluppo”), e n. 98/2013, di conversione del decreto legge n. 69/2013, il legislatore ha introdotto ulteriori modifiche alla disciplina del concordato preventivo volte essenzialmente a promuovere l’emersione anticipata della difficoltà di adempimento dell’imprenditore ed a favorire la prosecuzione dell’attività d’impresa in presenza di determinati presupposti.

In questa prospettiva si inseriscono:

  1. a) la previsione secondo la quale l’impresa in crisi può proporre la domanda di concordato preventivo producendo solo i bilanci relativi agli ultimi tre anni e l’elenco nominativo dei creditori (c.d. “concordato in bianco”), riservandosi di presentare la proposta, il piano e l’ulteriore documentazione prevista entro un termine fissato dal giudice, compreso tra sessanta e centoventi giorni, entro il quale il debitore può proporre al giudice l’omologa di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182-bis;
  2. b) l’introduzione del concordato con continuità aziendale (art. 186-bis), attraverso il quale l’imprenditore in stato di crisi può presentare un piano concordatario che preveda una delle seguenti tre ipotesi: i) la prosecuzione dell’attività d’impresa in presenza di giustificati motivi; ii) la cessione dell’azienda in esercizio; e iii) il conferimento dell’azienda in una o più società, anche di nuova costituzione.

Questa nuova disciplina ha sostanzialmente enfatizzato il ricorso al concordato preventivo come strumento volto a preservare il valore dell’impresa in crisi debitrice rispetto alla previgente impostazione che, nei fatti, comportava la liquidazione degli attivi per il pagamento dei creditori.

Tanto è vero che, in analogia a quanto previsto nell’abrogata procedura dell’amministrazione controllata, è stato previsto che dalla data della pubblicazione del ricorso di concordato preventivo nel registro delle imprese (anche se “in bianco”) e fino al momento in cui il decreto di omologazione diventa definitivo, i creditori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore (art. 168).

E’ in tale contesto che si inseriscono le modifiche apportate al concordato preventivo dal d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni con la legge 6 agosto 2015, n. 132, nelle quali si prevede fin dall’inizio una diversa disciplina a seconda che il concordato abbia una finalità liquidatoria o di conservazione e recupero dell’impresa (cfr. artt. 160 e 182‐septies l. fall.).

E’ stato aggiunto all’art. 160 l. fall. la previsione che: “In ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari” se ha una finalità liquidatoria, poiché tale disposizione “non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all’articolo 186 bis”.

 Ed è stato introdotto l’art. 182 septies che prevede l’accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e la convenzione di moratoria, che si possono avere quando l’impresa in crisi ha debiti verso banche e intermediari finanziari in misura non inferiore alla metà dell’indebitamento complessivo, prevedendo in tal caso che la disciplina di cui all’articolo 182 bis, in deroga agli articoli 1372 e 1411 del codice civile, è integrata dalle disposizioni speciali contenute nel predetto articolo, restando fermi i diritti dei creditori diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari.

Senza dubbio però l’intervento più significativo e di diretto interesse dell’attività di leasing è quello operato dall’art. 8 del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83 che ha apportato alcune modifiche all’art. 169-bis della legge fallimentare in merito alla disciplina dei contratti pendenti nel concordato preventivo alla stregua di quanto previsto dagli artt. 72 e seguenti per il fallimento.

In particolare, in analogia a quanto previsto nel fallimento dall’art. 72 l. fall. in capo al curatore, è stata introdotta la facoltà anche in capo al debitore nel concordato preventivo di chiedere al Tribunale o, dopo il decreto di ammissione, al giudice delegato, di potersi sciogliere dai contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso.

Il giudice, con decreto motivato sentito l’altro contraente, assunte, ove occorra, sommarie informazioni, può autorizzare lo scioglimento.

Inoltre, sempre su richiesta del debitore il giudice può autorizzare la sospensione del contratto per un massimo di sessanta giorni, prorogabili una sola volta.

Lo scioglimento o la sospensione del contratto hanno effetto dalla comunicazione del provvedimento autorizzativo all’altro contraente.

Infine, è stato introdotto un nuovo ultimo comma all’art. 169-bis della legge fallimentare che disciplina gli effetti dello scioglimento del contratto di locazione finanziaria, stabilendo quanto segue:

In caso di scioglimento del contratto di locazione finanziaria, il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è tenuto a versare al debitore l’eventuale differenza fra la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso avvenute a valori di mercato rispetto al credito residuo in linea capitale. La somma versata al debitore a norma del periodo precedente è acquisita alla procedura. Il concedente ha diritto di far valere verso il debitore un credito determinato nella differenza tra il credito vantato alla data del deposito della domanda e quanto ricavato dalla nuova allocazione del bene. Tale credito è soddisfatto come credito anteriore al concordato.“.

Dalla lettura di questa disposizione emerge che la disciplina prevista per la locazione finanziaria quale contratto pendente nel concordato preventivo è identica a quella prevista dall’art. 72-quater della legge fallimentare in caso di fallimento, considerato che, in sostanza il nuovo ultimo comma dell’art. 169-bis della legge fallimentare riproduce i commi 2 e 3 dell’art. 72-quater.

In questo modo, il Legislatore, confermando la medesima disciplina prevista in sede fallimentare, ha ribadito il principio della coerenza dell’ordinamento che disciplina allo stesso modo fattispecie identiche.

Di tanto si ha espressa menzione nella relazione illustrativa al decreto legge, ove si legge: “L’articolo è volto a migliorare l’articolo 169-bis della legge fallimentare, introdotto nel 2012, che riconosce al debitore la possibilità di sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione. Le modifiche introdotte sono dirette a eliminare dubbi interpretativi che in questi anni hanno comportato inutili contenziosi con appesantimento dei tempi e dei costi della procedura. Inoltre l’aggiunta del quarto comma all’articolo 169-bis tende a disciplinare anche nel concordato il contratto di leasing al fine di dare uniforme applicazione alla disciplina del leasing non solo nel fallimento, ma anche nel concordato, rendendo generali i princìpi di cui all’articolo 72-quater della legge fallimentare. Anche in questo caso si raggiungerebbe l’effetto di superare dubbi interpretativi su una delle operazioni di credito oggi di maggiore rilevanza e diffusione sempre al fine di evitare l’appesantimento di tempi e costi della procedura. L’articolo 72- quater ha disciplinato lo scioglimento del contratto di leasing nel fallimento. Si tratta di una disciplina ragionevole e generalmente condivisa. Si è pertanto ritenuto opportuno estendere anche al concordato gli stessi princìpi.”

Se è vero che nella sostanza la disciplina all’uopo prevista è mutuata dall’art. 72-quater l. fall., non possono tuttavia essere taciute talune importanti differenze che necessariamente scaturiscono dalla diversità della procedura di concordato preventivo rispetto al fallimento e dal fatto che in questo caso la disciplina è contenuta in un singolo comma e non in due, come nell’art. 72-quater.

 Pertanto, se nell’art. 72-quater la ripartizione della disciplina nei commi 2 e 3 può aver favorito una interpretazione da parte della Cassazione come a formazione progressiva, suddivisa in due fasi[1], nel caso del concordato preventivo la fase è unica, per cui non si ritiene applicabile il menzionato orientamento della S.C..

Infatti, nel concordato preventivo, per espressa previsione normativa, la società di leasing ha diritto di soddisfare l’intero credito residuo in linea capitale (ossia i canoni a scadere attualizzati più l’opzione) direttamente su quanto ricavato dalla riallocazione del bene ai valori di mercato; inoltre, avendo previsto che la società di leasing può vantare verso il debitore la differenza negativa tra il credito che aveva al momento del deposito della domanda di concordato, ossia gli eventuali canoni insoluti comprensivi di capitale ed interessi, e quanto ricavato dalla riallocazione del bene, significa che prima di restituire la differenza tra quanto ricavato dalla vendita del bene e l’intero credito residuo in linea capitale (ossia i canoni a scadere attualizzati più l’opzione), la società di leasing deve trattenere anche il credito vantato alla data della domanda e se la differenza è negativa può vantarlo dal debitore come credito anteriore al concordato, altrimenti deve restituire il residuo.

Come già detto, l’art. 169-bis stabilisce che lo scioglimento o la sospensione del contratto di locazione finanziaria ha effetto non dal momento del deposito della domanda di concordato, ma da quello successivo della comunicazione del provvedimento autorizzativo all’altro contraente, senza stabilire quale sia la sorte dei canoni maturati tra il deposito della domanda di concordato e la comunicazione di scioglimento del contratto di locazione finanziaria, per cui vi potrebbe essere incertezza sulla loro sorte, potendo essere assoggettati alla falcidia concordataria ovvero essere considerati come crediti in pre-deduzione. A differenza del fallimento, il concordato non prevede l’automatica sospensione dei rapporti in essere, ma questi continuano fino a quando non viene chiesta la sospensione o lo scioglimento; pertanto, avendo previsto che lo scioglimento o la sospensione hanno effetto dal momento della comunicazione alla società di leasing, si ha che fino a quel momento i canoni sono dovuti per intero.

 

[1] La prima di insinuazione nel fallimento per i soli canoni scaduti e non pagati fino alla data della sua dichiarazione e la seconda costituita dalla restituzione del bene alla società di leasing, dalla sua vendita e ricollocazione sul mercato sul quale la società di leasing soddisfa il suo residuo credito in linea capitale, ossia costituito dai canoni a scadere attualizzati più l’opzione di acquisto, e dalla eventuale insinuazione tardiva per il residuo credito o la retrocessione al fallimento dell’esubero.

A cura di Marco Viola, Responsabile fiscale di Assilea – Associazione Italiana Leasing in Crisi e risanamento n.18 del 2016 – Gruppo Euroconference Spa editore

 

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