L’Ema non va Milano. Perché perdiamo quasi 2 miliardi

In Rilievo Salute

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Sui social è stata paragonata al rigore fallito da Roberto Baggio o alla recente eliminazione dai Mondiali di calcio. Ma perché sarebbe stato importante per l’Italia aggiudicarsi la sede dell’Agenzia Europea per i Medicinali?

L’Ema, infatti, è la più ambita tra le agenzie europee che lasceranno Londra. L’Agenzia Europea per i Medicinali non esegue direttamente esami di laboratorio, ma analizza e rivede la documentazione presentata dalle aziende farmaceutiche, che devono rispettare numerosi criteri nella fase di sviluppo e test dei loro medicinali. Diffonde linee guida e altre informazioni in numerosi ambiti della medicina, dai vaccini ai medicinali, passando anche per i prodotti utilizzati in ambito veterinario. Il lavoro dell’Ema è svolto da una serie di comitati scientifici, sotto il controllo di un Segretariato, di cui fanno parte due membri per ciascuno stato della UE, due membri della Commissione europea e due del Parlamento europeo.

Sotto l’attuale forma, l’Ema esiste dal 1995 e ha a disposizione un budget annuale intorno ai 300 milioni di euro. Organizza numerosi incontri, conferenze e riunioni: in media 500 meeting internazionali all’anno per un totale di 65mila partecipanti. La città che la ospita – finora Londra – usufruisce di un indotto molto importante considerata la quantità di persone che raggiungono la sede dell’Ema, trascorrono alcuni giorni in albergo, pranzano nei ristoranti, utilizzano i mezzi pubblici e via discorrendo. Per questo motivo la possibilità di ospitare l’agenzia interessava molto agli altri stati membri, che avevano presentato le loro candidature per succedere a Londra.

Quando si sposterà, porterà con sé quasi 900 dipendenti, 36mila visitatori, un budget da 325 milioni di euro tra stipendi e spese e un indotto che la Bocconi ha stimato in circa 1,7 miliardi di produzione aggiuntiva e 860 occupati in più all’anno. Questo significa economia e posti di lavoro.

Ma andando ad analizzare bene tutti gli aspetti, la perdita è ancora più grande. Come sottolineato dal quotidiano La Repubblica, con l’assegnazione dell’Ema ad Amsterdam, il capoluogo lombardo – secondo quanto spiegato da Francesco Longo, docente di management pubblico e sanitario alla Bocconi – ha perso tutto quello che sarebbe derivato dall’arrivo in città di 890 famiglie di delegati con 600 figli in età scolastica.

Secondo poi uno studio curato da un altro docente della Bocconi, Alberto Dell’Acqua, soltanto i consumi prodotti dai dipendenti sarebbero potuti valere 39 milioni all’anno. Per non parlare di tutti quegli esperti che, in qualsiasi Paese ci sia la sede, devono raggiungere ogni giorno l’Ema per partecipare a riunioni e convegni. L’analisi di Dell’Acqua ha calcolato effetti economici indotti per 25,8 milioni in più all’anno.

Un altro aspetto evidenziato da Longo riguarda il fatto che le imprese farmaceutiche progressivamente avrebbero avvicinato i loro quartier generali all’Ema. C’è infine un altro aspetto importante, con la perdita dell’Agenzia del farmaco, Milano ha perso anche la possibilità di diventare capitale della scienza.

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