Il terrorismo torna a colpire l’Egitto. E’ strage

Cronaca

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E’ gravissimo il bilancio dell’attacco terroristico avvenuto stamattina contro la moschea egiziana di Bir al-Abed, a ovest della città di Arish, nella regione del Nord Sinai. L’attacco è stato condotto piazzando una bomba all’interno del luogo di culto e sparando sui fedeli che fuggivano dopo l’esplosione.

L’ultimo bilancio è di 184 morti e 125 feriti, scrive l’agenzia egiziana Mena. Numeri confermati anche dalla tv di Stato egiziana di all news, Nile News, che indica col termine religioso islamico di “martiri” le vittime. Gli attentatori sarebbero giunti sul posto su fuoristrada 4×4. La presidenza della Repubblica ha annunciato un lutto nazionale di tre giorni per le vittime.  La moschea è per lo più frequentata da sufi, fedeli che praticano il sufismo, una corrente mistica dell’islamismo.

La moschea colpita “è frequentata dalla tribù Sawarka, la maggiore del nord del Sinai e, in generale, conosciuta per la sua collaborazione con l’esercito e le forze dell’ordine” nella lotta contro l’Isis: lo riferiscono fonti locali all’agenzia Ansa.

Secondo quanto riferito al canale Extra News dal responsabile dei soccorsi Ahmad al-Ansari, i terroristi hanno aperto il fuoco anche sulle ambulanze arrivate sul luogo dell’attacco, ostacolando così il lavoro dei soccorritori che tuttavia sono riusciti a raggiungere la moschea.

Al momento non c’è stata nessuna rivendicazione. Il presidente egiziano al-Sisi ha convocato una riunione d’emergenza con i responsabili della sicurezza. Dichiarati tre giorni di lutto nazionale. Al-Azhar, il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita, basato al Cairo, ha condannato l’attentato terroristico. Lo riferisce l’agenzia Mena citando dichiarazioni di Ahmed al-Tayeb, grande Imam del centro.

La minaccia terroristica è tornata a colpire il più grande paese arabo. Il Country Report on Terrorism 2016 del Dipartimento di Stato americano ha reso noto che, mentre nella prima parte dell’anno gli attentati contro i cittadini egiziani sono stati sporadici, nella seconda parte del 2016 sono aumentati, facendo rimanere l’allerta molto alta su tutto il territorio nazionale. In particolare, due gruppi terroristici affiliati allo Stato Islamico, quali ISIL-Sinai Province (ISIL SP) e l’Islamic State Egypt (IS Egypt), hanno rappresentato la minaccia maggiore. Nel Paese sono presenti anche gruppi armati anti-regime, tra cui le organizzazioni Liwa al-Thawra e Hakarat Sawa’a Misr (HASM), le quali hanno entrambe rivendicato alcuni attentati. La Revolutionary Punishment e la Popular Resistance, altri due gruppi anti-regime, sono stati meno attivi nel 2016 rispetto agli anni precedenti.

Come mette in luce un’analisi pubblicata da Sicurezza Internazionale della Luiss, la penisola del Sinai è stata il territorio più colpito dalla violenza dei terroristi, particolarmente dei gruppi affiliati all’ISIS. Le tecniche più diffuse sono state le autobombe, i rapimenti, il posizionamento di ordigni esplosivi e assassinii mirati. Il governo americano ha indicato i 5 incidenti più significativi che si sono verificati nel 2016. Il primo è avvenuto il 21 gennaio nel distretto di Haram, a Giza, dove le forze di sicurezza, una volta fatta irruzione in un appartamento per effettuare un raid, sono state colpite dall’esplosione di alcune bombe detonate a distanza, che hanno causato la morte di 7 ufficiali ed il ferimento di un altro agente. Sia IS Egypt, sia il gruppo anti-regime Revolutiomary Punishment hanno rivendicato l’attacco. Il secondo attentato è avvenuto il 7 maggio 2016 a Helwan, un sobborgo del Cairo, dove alcuni terroristi hanno assalito un miniautobus della polizia, uccidendo 8 poliziotti. Di nuovo, sia IS Egypt sia Popular Resistance hanno rivendicato l’operazione. Nel terzo attacco, avvenuto il 23 ottobre, alcuni militanti hanno ucciso un generale dell’esercito egiziano, Adel Rajaie, mentre stava uscendo dalla propria casa a Obour, vicino al Cairo. Questa volta il gruppo anti-regime Liwa al-Thawra ha rivendicato l’attacco. Il quarto attentato, il 9 dicembre, è avvenuto di nuovo nel distretto Haram di Giza, in cui un’esplosione ha colpito un check-point della polizia, causando la morte di 6 ufficiali. Lo steso giorno, si è verificato un secondo attacco che ha colpito un veicolo della polizia a Kafr El-Sheikh, nel nord dell’Egitto, in cui è morto un civile e sono stati feriti tre poliziotti. Infine, il quinto attentato ha avuto luogo l’11 dicembre presso la chiesa copta del Cairo, El-Botroseya, adiacente la cattedrale di San Marco. Il governo egiziano ha incolpato alcuni militanti della Fratellanza Musulmana rifugiati in Qatar, i quali avrebbero fornito supporto finanziario e logistico agli attentatori. Tuttavia, l’attacco è stato rivendicato da IS Egypt.

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