Gomorra piace a tutti ma non ai magistrati

Cronaca Cultura e Cinema In Rilievo

La serie tv Gomorra raccoglie numerosi consensi tra i telespettatori che ormai simpatizzano per i personaggi e le loro storie. Secondo i magistrati però il fatto che gli italiani si appassionino alle vicende di Gomorra non è positivo. Sotto accusa è il fatto di raccontare la camorra in maniera totalmente differente da ciò che realmente è oggi, in modo folcloristico.

Non è in discussione il prodotto televisivo, ma semplicemente il messaggio che viene lanciato, talvolta molto differente dalla realtà dei fatti. A parlarne è stato il capo della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli. Il Procuratore aggiunto antimafia ha espresso il suo punto di vista in occasione dell’incontro “Come le mafie persuadono i giovani”, che ha avuto luogo a Bologna.

 

La serie tv Gomorra, secondo il capo della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli, fornisce un’immagine della camorra limitata. E dunque in occasione dell’incontro sull’argomento, il Procuratore aggiunto antimafia si è chiesto se Gomorra sia in grado di spiegare il fenomeno mafioso o se sia una “rappresentazione tranquillizzante che limita la nostra percezione” dello stesso. E dunque si domanda: “La camorra è solamente traffico di droga, omicidi ed estorsioni o invece quelle rappresentate sono le azioni di una camorra passata che in realtà si evolve e che non vuole essere vista e nemmeno raccontata?“. Borrelli sostiene la necessità di raccontare la camorra per quella che realmente è, nelle modalità in cui si è modificata in questi anni. Gomorra offre una rappresentazione “parziale del fenomeno. “Il fatto è che la vera criminalità organizzata presenta caratteristiche molto sgradite per chi se ne occupa professionalmente”, dice Borrelli, che continua dicendo che oggi “i clan esprimono una propria classe dirigente di professionisti, imprenditori e politici e questo rappresenta motivo di preoccupazione”. Dunque “la camorra raccontata in Gomorra è un’entità paradossalmente tranquillizzante, perché consente di differenziarsi”. La rappresentazione che viene data in Gomorra rischia di distogliere l’attenzione dalla “nuova configurazione della camorra”. Secondo Borrelli “la rappresentazione del crimine organizzato che viene data in ‘Gomorra’ è folcloristica”. Il magistrato specifica però di non volersi scagliare contro la serie tv, prodotto venduto con successo anche all’estero. Parla però anche della differenza con il film del 2008, ispirato al romanzo di Roberto Saviano, in cui emergeva “la bestialità di alcuni comportamenti”. Anche in questo caso si parla però di come la criminalità organizzata agiva molti anni fa.

Quella di Borrelli non è l’unica preoccupazione esposta dalla magistratura negli ultimi giorni riguardo la serie tv Gomorra. Il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha espresso alcune perplessità nel corso del programma “1/2h in più” di Lucia Annunziata. Su Gomorra ha detto: “Credo che evidenziare i rapporti umani come se la camorra fosse un’associazione come tante altre non corrisponda a quello che realmente è, la camorra è fatta soprattutto di violenza”. A dire la sua sulla fiction è stato anche il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, sostenendo che potrebbe costituire un danno per la lotta alle cosche a causa dell’immagine nel complesso positiva che emerge della criminalità. Infatti i protagonisti di Gomorra sarebbero “troppo simpatici” al pubblico.

La magistratura ha dunque mostrato alcune perplessità su questa serie tv che appassiona moltissimi italiani ormai affezionati ai personaggi e alle loro storie. Proprio questa simpatia sarebbe alla base del problema per quanto riguarda l’immagine che emerge della criminalità organizzata.

 

A.D.

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