Le fake news? Sono (anche) i vecchi luoghi comuni

Digitale In Rilievo

Sul Corriere della Sera di oggi Angelo Panebianco, giornalista, politologo e docente universitario che da anni fa l’editorialista per il giornale di Via Solferino, elenca una serie di luoghi comuni e considerazioni piuttosto superficiali che fanno parte da anni del dibattito politico, e probabilmente sentiremo ancora più spesso con l’inizio della campagna elettorale dai partiti ma anche dai mezzi d’informazione.

Scrive Panebianco: A dimostrazione del fatto che le fake news non sono una invenzione recente, possiamo identificare una serie di asserzioni false che, a volte da decenni, vengono riproposte continuamente di fronte al pubblico. Queste falsità sono diventate luoghi comuni, acriticamente assunti come veri. Sono, almeno in parte, frutto di automatismi mentali, di cortocircuiti cognitivi. Per lo più, le asserzioni false circolano per una combinazione di interessi (qualcuno ha interesse a che il falso venga creduto vero) di chi le ribadisce e della pigrizia mentale di chi le ascolta. Faccio alcuni esempi scelti per la loro persistenza e per gli effetti negativi che tali falsità esercitano sulla nostra vita pubblica. Se ne potrebbero scegliere anche altri. Alcune di queste asserzioni false appartengono alla categoria «come imbrogliare i giovani». La più spudorata è quella secondo cui avremmo in Italia «pochi laureati». Detta così è una bugia. Abbiamo troppi laureati in giurisprudenza e troppo pochi laureati in fisica. Più in generale: troppi laureati in materie umanistiche, e in scienze umane, e pochi laureati nelle scienze hard. Questa distorsione penalizza i giovani laureati alla ricerca di una prima occupazione. Per eliminare la distorsione bisognerebbe introdurre il numero chiuso in tutti i corsi di laurea umanistici e di scienze umane. In modo da dare agli studenti liceali una bussola per orientare le scelte future.

I più dotati in materie umanistiche sapranno che, se quella è la loro vocazione, essi dispongono di buone chance per superare lo sbarramento del numero chiuso. Gli altri, se vogliono accedere all’Università, dovranno dedicarsi con impegno, già al liceo, allo studio della matematica e delle discipline scientifiche. Avremmo allora, in prospettiva, meno laureati(ma di migliore qualità)nelle umanistiche e più laureati nelle scientifiche. Mettendo fine a una distorsione che penalizza i giovani (e, per giunta, non mette a disposizione del mondo produttivo abbastanza «capitale umano»).

Uno dei temi dominanti dei nostri anni è la critica aprioristica alla classe politica e più in generale a tutto quello che è politica. Un vero e proprio costume nazionale presente in maniera più o meno esplicita in ogni talk, convegno, dibattito pubblico. Anche qui Panebianco evidenzia un deficit di approfondimento: È un altro luogo comune: gogna e pubblico ludibrio, ormai da molto tempo, colpiscono i parlamentari,i politici, da tutti conosciuti. Essi sono certamente colpevoli ma loro vera colpa non viene mai identificata per ciò che è. Essi sono colpevoli di essere diventati i reggicoda, e i cavalier serventi, di gruppi, annidati nella pubblica amministrazione e nelle magistrature di ogni tipo: gruppi che, sfruttando varie circostanze, ormai da alcuni decenni, hanno tolto il bastone del comando alla politica, si sono impadroniti di un potere decisionale che un tempo apparteneva al regime rappresentativo e ai suoi esponenti.

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