La questione Gerusalemme-Trump. Spiegata dall'inizio

Politica

Il presidente americano Donald Trump terrà un discorso in cui riconoscerà Gerusalemme come capitale di Israele e annuncerà un prossimo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv proprio a Gerusalemme, dove al momento non è presente la rappresentanza diplomatica di nessuno stato.

Questa decisione dalle conseguenze inaspettate non sarà immediata. A livello formale, infatti, gli Stati Uniti avevano già deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di spostare l’ambasciata, con una legge approvata dal Congresso nel 1995. La stessa legge, però, consente ai presidenti di rinviare l’applicazione di questa decisione ogni sei mesi, spiegando perché spostare l’ambasciata danneggerebbe gli interessi americani. Questo atto temporaneo, che annulla gli effetti della legge, è stato firmato da allora ogni sei mesi da tutti i presidenti in carica. Lo status di Gerusalemme è uno dei punti più importanti dei contrasti fra israeliani e palestinesi. Gli israeliani più integralisti ritengono che debba essere la capitale del loro stato perché anticamente ospitava il Tempio, il luogo più sacro per l’ebraismo, e perché era la capitale del loro vecchio regno. I palestinesi sostengono di averla abitata quasi da soli per secoli e di essere stati cacciati con la forza. Nella città vecchia sorge inoltre uno dei luoghi ritenuti più sacri per l’Islam, la Moschea al Aqsa (dove i musulmani ritengono che Maometto sia salito al cielo). Oggi la città è divisa più o meno a metà: la parte ovest è sotto il controllo di Israele, quella a est dovrebbe appartenere ai palestinesi ma è largamente occupata dallo stato israeliano sin dalla fine della Guerra dei Sei giorni. Le frange estreme di entrambe le parti ritengono che la città debba tornare unita sotto il controllo di un’unica entità, che sia Israele o il futuro stato di Palestina.

Per queste ragioni nessuno stato al mondo ha un’ambasciata a Gerusalemme: hanno tutte sede a Tel Aviv, la capitale economica di Israele. Secondo diversi osservatori spostare l’ambasciata americana rinnoverebbe la tensione fra le due fazioni, a soli pochi mesi di distanza da una polemica nata questa estate intorno alla moschea di Al Aqsa.

La ragione principale per cui Trump aveva proposto lo spostamento dell’ambasciata ha a che fare con le posizioni dello zoccolo duro dell’elettorato conservatore, schierato decisamente a favore di Israele e contro il riconoscimento della Palestina. Su questo tema l’amministrazione Trump ha già preso una posizione forte: l’ambasciatore scelto da Trump per Israele, David Friedman, è un convinto sostenitore delle colonie israeliane e in passato si è opposto alla soluzione a due stati per la pace in Palestina, appoggiata da tutta la comunità internazionale.

 

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