Perché dopo il voto la Catalogna è di nuovo a rischio caos

Politica

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Caos Indipendenza Catalogna – Il fronte indipendentista composta da JuntsxCat, da Esquerra republicana de Catalunya (ERC) e da popular Unity (CUP) sono in corsa per avere 70 seggi su 135 totali, dunque una maggioranza assoluta per quanto limitata.

Tuttavia il partito unionista dei ciudadanos ha avuto un successo storico ottenendo il 25,3% dei suffragi, pari a 37 voti, il che ne fa il primo partito della regione. Non è dunque chiaro chi avrà per primo il compito di formare il nuovo governo, se Ciudadanos o Jxcat.

Le elezioni erano state convocate dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, dopo l’inizio di una grave crisi tra governo catalano e stato spagnolo: cioè dopo il referendum sull’indipendenza della Catalogna dell’1 ottobre e la successiva dichiarazione d’indipendenza approvata dal Parlamento catalano, entrambe giudicate illegali dal governo spagnolo. Il voto di ieri, nelle intenzioni di Rajoy, avrebbe dovuto disinnescare il progetto indipendentista, ma le cose sono andate diversamente. Il blocco indipendentista – formato da Junts per Catalunya (JxCat), la lista dell’ex presidente Carles Puigdemont, Esquerra Republicana (ERC), la sinistra indipendentista dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, e la CUP, la sinistra radicale – ha ottenuto di nuovo la maggioranza parlamentare: 70 seggi, due in più di quelli necessari per controllare il Parlamento catalano. Sono partiti diversissimi, dal centrodestra all’estrema sinistra, che sono coalizzati solo sulla base della posizione comune a favore dell’indipendenza. Gli indipendentisti però non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, così come era successo alle ultime elezioni, nel 2015, e si sono fermati al 47,49 per cento. La lista più votata del blocco indipendentista è stata quella dell’ex presidente Carles Puigdemont, che però da settimane si trova a Bruxelles, in Belgio, per evitare di essere giudicato dai tribunali spagnoli per i reati di ribellione e sedizione, che prevedono fino a 30 anni di carcere. Non è chiaro, quindi, chi sarà il prossimo presidente della Catalogna o come sarà fatto il nuovo governo.

E’ duro «sopportare un separatismo illegale, che pretendeva di strappare la Catalogna dalla Spagna, privando di libertà e diritti chi non la pensava come loro. Non siamo stati duri noi, ma molle il Pp che per 35 anni ha costruito il proprio potere a Madrid scendendo a patti con i nazionalisti e concedendo loro quel che volevano. Quando si passano tre decenni a cedere spazio a chi cerca di occuparlo tutto, finisci per trovarti fuori. Ed è quello che è successo. In Catalogna non c’è più Spagna». Queso il commento nella giornata post elettorale catalana di Alberto Rivera, leader di Ciudadanos, formazione unionista che è risultato il primo partito nel voto in Catalogna. Anche se la vittoria è stata del fronte indipendentista.

il voto indetto da Rajoy e tenuto ieri ha mostrato chiaramente una cosa: rispetto alle elezioni del 2015 è cambiato poco o niente. Gli indipendentisti catalani hanno ottenuto di nuovo la maggioranza assoluta dei seggi, ma non dei voti: governeranno di nuovo, ma di nuovo non avranno la legittimità politica e sociale per agire in via unilaterale. Il Partito Popolare, la forza politica che governa in Spagna, si è dimostrato ancora una volta estremamente impopolare in Catalogna, perdendo per giunta quasi la metà dei pochi consensi che aveva messo insieme nel 2015.

I risultati delle elezioni dicono che l’unica maggioranza possibile oggi in Catalogna è quella formata dal blocco indipendentista, JxCat, ERC e la CUP (70 seggi). Prima del voto si erano ipotizzate altre due soluzioni, che però ora sembrano diventate impraticabili. La prima prevedeva un’alleanza tra le forze di sinistra, sia indipendentiste che anti-indipendentiste, ma è naufragata per il risultato pessimo di En Comú-Podem, quello modesto del Partito Socialista (PSC) e quello sotto le attese di ERC. Come dimostra il “pactómetro” della Vanguardia, l’alleanza tra questi tre partiti arriverebbero a 57 seggi, 11 in meno dei 68 necessari per arrivare alla maggioranza assoluta.

Non è chiaro invece come sarà il nuovo governo, nonostante la maggioranza indipendentista. Il blocco JxCat, ERC e la CUP non sembra essere solidissimo: da tempo c’è parecchia tensione tra JxCat ed ERC – tensione già emersa nelle fasi finali dell’ultimo governo – senza contare che diversi politici eletti si trovano in prigione o all’estero, accusati dalla giustizia spagnola di reati come sedizione e ribellione. Ieri Puigdemont è tornato a chiedere a Rajoy di far uscire i leader politici in carcere e permettere a quelli all’estero, tra cui lui stesso, di tornare in Catalogna per poter prendere possesso del seggio parlamentare ottenuto. Rajoy non sembra però nella posizione di poter soddisfare le richieste di Puigdemont, anche se lo volesse, visto che gli ordini di carcerazione sono stati emessi dai tribunali.

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