Roberto De Sanctis: “Essere tifosi non può essere una colpa”

In Rilievo Interviste Libri

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“Senza chiedere perdono”, libro di esordio di Roberto De Sanctis è un concentrato di emozioni dove la biografia dell’autore si amalgama con i 118 anni di storia della Società Sportiva Lazio 1900. Un’appassionata dichiarazione d’amore per uno sport e i suoi tifosi troppo spesso strumentalizzati.

Ciao Roberto, come nasce l’idea del libro?
Amo Scrittura e Poesia praticamente da sempre. Ho pagine di quaderni strappati e pensieri scritti disseminati ovunque in casa, sin da quando ero adolescente. Un giorno ero in macchina mentre passavo vicino ad un campo in terra. Guardai un bambino che indossava una maglia della Lazio. Sulla pozzolana quel poco di terra mossa e i suoi palleggi mi rapirono per un paio di minuti buoni dal mio tempo. Era quasi ipnotico. Decisi di fermarmi, e seduto, mentre lo guardavo, pensai che in mezzo a tutto quanto quello che nel Calcio è stato messo, l’unica cosa coerente dell’immenso e danaroso circo continuava a rimanere la magia del movimento che faceva quella palla governata da quei piccoli piedi.
Quella maglia familiare fece il resto. Tornai a me stesso e alle mie cose, ma annotai un appunto. Oggi quei palleggi, quell’appunto, sono divenuti i cinquanta capitoli di un libro scritto attraversando in maniera “rimbalzata” il mio tempo e le mie riflessioni. Quei cinquanta palleggi sono oggi Senza Chiedere Perdono, ed ogni pedata data a quel pallone, il rumore che fa il cuoio quando il piede lo colpisce, e la traiettoria seguita dallo sguardo attento di quel bambino che lo governava, sono la storia di un adolescente e della sua famiglia, dello stesso che diventa un uomo e delle emozioni di quell’uomo che si fa domande, che rincorre la felicità e come tutti vuole vincere sconforto e delusione, non smettendo mai di voler bene alla sua squadra e ai suoi colori

“Senza chiedere perdono”, perché questo titolo?
Vuole essere una delicatezza per tutti gli innamorati di questo Sport, una dedica per quelli che, come me, nel tempo hanno subito quella dannata etichetta. Essere tifosi non può essere una colpa, ma questo è un problema più grande, che affonda le sue radici a mio avviso nel modo in cui si fa Comunicazione oggi, dove a differenza del passato, sembra si navighi più verso l’Opinione che verso la squisita, reale, Cronaca.

In copertina c’è un portone e nel libro fa spesso il parallelo degli Stadi come castelli, ci spiega questa similitudine?
Voler bene alla propria squadra, sostenerla, cantare, battere le mani. In una sola parola fare il tifo. Tutto questo differenzia il Calcio e qualche altro Sport dall’andare a teatro, oppure al cinema, o ad una mostra d’Arte, dove il lavoro degli interpreti, degli attori o dell’autore delizia in modo passivo gli astanti.
Il tifoso di Calcio è parte integrante del gioco, influisce così come un gesto tecnico di un singolo o come il fraseggio di una intera squadra. Incide e può fare la differenza fra vittoria e sconfitta. Un soldato del proprio castello a tutti gli effetti, che può impedire all’avversario di penetrare all’interno e far cadere le difese o che, in alcuni casi, può tentare di offendere per conquistare il castello avversario. Vincere o perdere, sia, ma sempre avendo fatto il massimo per i propri colori.

“Se non hai mi desiderato, se non hai mai davvero amato, per le tue azioni non c’è nessun scampo. Manca poesia, e se non c’è poesia è difficile che ci sia vera vita…”. A chi si rivolge il suo j’accuse?

A tutte quelle schiere di persone disposte a gettare fango gratuitamente, a sentenziare, sull’operato dei tifosi e degli ultras. A tutti coloro che, senza preoccuparsi di conoscere gli aspetti di un mondo dall’enorme sensibilità, non attendono un solo istante pur di inseguire il loro scoop per rimarcarne gli errori.
Alcuni tifosi di Calcio sbagliano, sicuramente molto, ma commettono errori esattamente alla stessa maniera degli altri. La discriminante non può in alcun modo essere l’appartenenza alle frange più calde delle varie tifoserie.
Essere ultras è una cosa straordinaria, appartenere alle dinamiche di questo mondo può insegnare molto su tante cose, ma ovviamente non è una cosa per tutti. In alcuni casi è molto più comodo nascondersi dietro una firma su un pezzo di carta e su delle righe. Non si rischia nulla, si dicono delle cose carine e comunque il pubblico che legge si fa la sua idea, pazienza se poi il messaggio che passa non è corretto, o se si rischia di rovinare persone per nulla. Ho cercato di offrire un punto di vista differente per consentire una chiave di lettura alternativa.

Cosa pensa della candidatura di Damiano Tommasi alla Figc?
Damiano Tommasi è un buono, un uomo giusto. Pur avendo indossato da giocatore le maglie di tutti i club romani eccetto il più antico, è una persona perbene che non ha mai perso di vista il reale senso delle cose. Occorre sempre domandarsi quanto una goccia di pioggia possa fare in un mare inquinato, però sono convinto che se Tommasi riuscisse a mantenere la sua autonomia, nel giro di qualche anno, gioverebbe a tutto il movimento. Ora la domanda la faccio io a lei: Tommasi è in grado di mantenere la sua autonomia pur ricevendo tutte le pressioni cui un ruolo simile potrebbe esporlo?

Credo sia un’impresa…

Parla della figura del tifoso che troppo spesso viene strumentalizzata dalla società e dall’opinione pubblica, pensa che il suo libro possa aiutare alla reale comprensione del fenomeno ultras?
Non credo, ma soltanto per il fatto che ritengo non siano molte le persone che hanno voglia di comprenderne le effettive dinamiche. Siamo governati dalla noia, ed alla noia è più facile e molto meno gravoso rispondere con delle ovvietà. Assumere e fare proprie le idee degli altri, comprarle gratuitamente al prezzo del disimpegno, senza sforzo, è senza dubbio più comodo. Pazienza se poi il punto di vista è costruito su elementi distorti o se potrebbe non essere aderente ai fatti reali.
E’ un libro per gli amanti del Calcio, non solo per gli ultras, dove ho messo molto di mio, del mio personale. Su tutto ovviamente le emozioni, i ricordi e la Lazio, che come la lancetta dei secondi ha accompagnato ed accompagna ancora tutte le mie giornate e non soltanto le due ore passate ad ascoltarne le sorti per sapere se sarò tranquillo oppure inquieto.

Progetti per il futuro?
Certo! La Scrittura è puro movimento, essa non si ferma mai. Le idee devono soltanto essere catturate con l’inchiostro, così come le storie e le sensazioni di ognuno.
E’ già in cantiere un altro lungo viaggio da raccontare, dove i frammenti del tempo vengono grattugiati per essere sparsi sulle emozioni che gli incontri che il destino offre riescono a suscitarmi.

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Vittorio Zenardi
Direttore Responsabile

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